✕
(ansa)

Il fratello di padre Dall'Oglio: "Continuiamo a sperare. Paolo è un ostaggio prezioso da usare come ultimo lasciapassare per salvarsi la pelle"

Il prete gesuita, originario di Crema, è scomparso nel 2013. Le ultime informazioni su di lui risalgono a novembre 2015 quando uno dei soldati dell'Isis dichiarò di averlo visto in una prigione controllata da un gruppo uzbeko
2 minuti di lettura
Si è spenta in fretta la luce di speranza accesa da un giornale britannico sulle sorti di padre Paolo Dall’Oglio, rapito nel 2013 dai tagliagole dello Stato Islamico a Raqqa, che era all’epoca la loro roccaforte in Siria. Ieri mattina, il Times ha pubblicato la notizia che il sacerdote gesuita è vivo e oggetto di trattativa dei jihadisti per sfuggire all’annientamento in una delle ultime sacche di territorio sotto il loro controllo. Secondo il quotidiano, in cambio della liberazione di Dall’Oglio e di altri due ostaggi (il giornalista inglese John Cantlie e un’infermiera neozelandese) i terroristi islamici chiederebbero alle forze curdo-arabe sostenute dagli Stati Uniti un salvacondotto per scappare verso l’Iraq.

Nel corso della giornata, sono tuttavia piovute numerose smentite, tanto da far pensare che lo scoop del Times sia soltanto l’ennesimo annuncio senza seguito sul sacerdote rapito, come ce ne sono stati tanti in passato.…
Si è spenta in fretta la luce di speranza accesa da un giornale britannico sulle sorti di padre Paolo Dall’Oglio, rapito nel 2013 dai tagliagole dello Stato Islamico a Raqqa, che era all’epoca la loro roccaforte in Siria. Ieri mattina, il Times ha pubblicato la notizia che il sacerdote gesuita è vivo e oggetto di trattativa dei jihadisti per sfuggire all’annientamento in una delle ultime sacche di territorio sotto il loro controllo. Secondo il quotidiano, in cambio della liberazione di Dall’Oglio e di altri due ostaggi (il giornalista inglese John Cantlie e un’infermiera neozelandese) i terroristi islamici chiederebbero alle forze curdo-arabe sostenute dagli Stati Uniti un salvacondotto per scappare verso l’Iraq.

Nel corso della giornata, sono tuttavia piovute numerose smentite, tanto da far pensare che lo scoop del Times sia soltanto l’ennesimo annuncio senza seguito sul sacerdote rapito, come ce ne sono stati tanti in passato. Del resto, come fa notare un agente dei nostri servizi che si è occupato a lungo del caso, «non abbiamo nessuna prova che sia ancora in vita da più di quattro anni». Già, ma «non abbiamo neanche nessuna prova di morte», ribatte il fratello del sacerdote, Giovanni Dall’Oglio, che parla raggiunto al cellulare dal Sud Sudan funestato dai massacri etnici, dove lavora per l’Ong “Medici con l’Africa Cuamm”. «Continuiamo a sperare perché per chiunque lo tenga prigioniero, Paolo è un ostaggio prezioso da usare come ultimo lasciapassare per salvarsi la pelle».

Intanto, l’attendibile Osservatorio siriano per i diritti umani smentisce che sia in corso una trattativa tra i jihadisti e le forze curde per il rilascio dei tre ostaggi stranieri. L’Ong con base a Londra, che cita fonti delle Forze democratiche siriane, dichiara che la notizia diffusa dal Times «è priva di fondamento». L’Osservatorio ricorda inoltre che le ultime informazioni su Dall’Oglio risalgono al novembre 2015 quando un tagliagole dell’Isis catturato dai peshmerga curdi dichiarò di averlo visto in una prigione controllata da un gruppo di foreign fighters uzbeki. E in giornata anche le forze curdo-siriane che guidano l’offensiva contro l’Isis hanno dichiarato di non sapere nulla del gesuita.

Per oltre trent’anni impegnato nel dialogo interreligioso in Siria, nel 1982 il gesuita romano ha fondato la comunità monastica siro-cattolica di Mar Musa sui ruderi di un monastero risalente all’XI secolo. Nel 2012, per il suo attivismo a favore delle proteste contro il regime di Damasco, padre Paolo fu espulso dalla Siria. Vi rientrò alcuni mesi più tardi, all’inizio del 2013, allo scopo di liberare un gruppo di ostaggi rapiti a Raqqa.

Ieri, anche i suoi confratelli hanno accolto con la massima cautela l’informazione del giornale britannico. «La speranza non muore mai, ma sono passati oltre cinque anni, e oggi è fioca», dice padre Giampaolo Salvini, direttore emerito della Civiltà Cattolica. «Già in passato c’erano state alcune notizie di un possibile scambio con dei terroristi siriani ma poi si sono perse nel vuoto», ha ricordato il sacerdote, sottolineando che «negli ultimi tempi non si sa più nulla non solo di padre Paolo, ma neanche dei due vescovi ortodossi», scomparsi nello stesso periodo, i metropoliti di Aleppo, Gregorios Yohanna Ibrahim e Boulos Yazigi.