Amazon, Bezos rivela: "Tabloid vicino a Trump minaccia di pubblicare mie foto osé"
di ALBERTO CUSTODERO
La denuncia di Jeff Bezos nel suo blog post
Il fondatore del gruppo denuncia per estorsione il National Enquirer, che ha in mano immagini sue e della giornalista tv Laura Sanchez. L'editore del giornale, David Pecker, vicinissimo al presidente Usa, si difende: "Agito legalmente. Ma apriamo un'inchiesta interna".
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Il numero uno di Amazon, Jeff Bezos, l'uomo più ricco del mondo, accusa la proprietà del tabloid National Enquirer (un giornale scandalistico controllato dalla American Media Inc, Ami) di proprietà di David Pecker, alleato e amico di vecchia data di Donald Trump, di aver tentato nei suoi confronti un "ricatto e un'estorsione": il tabloid ha minacciato Bezos di pubblicare delle fotografie nude di lui e di Lauren Sanchez, la giornalista televisiva con cui Bezos ha avuto una storia.
"Bezos ha un'altra". Lo scoop dell'Enquirer
La denuncia di Bezos è arrivata con un post scritto dall'imprenditore su Medium e intitolato "No grazie, signor Pecker". Bezos aveva annunciato a gennaio il divorzio dalla moglie Mackenzie e subito il National Inquirer aveva pubblicato sms scambiati tra il fondatore di Amazon e una donna con la quale aveva una relazione, Sanchez appunto.
Bezos ha quindi dato mandato al capo della sicurezza di Amazon, Gavin de Becker, di indagare su come la rivista avesse ottenuto i suoi messaggi privati: un mandato con "budget illimitato", precisa Bezos nel post. In poco tempo de Becker ha raccolto informazioni sulle pratiche del National Enquirer e sui rapporti del giornale con l'amministrazione Trump e il governo saudita: cosa che ha generato il nervosismo degli editori.
La società ha dunque chiesto a Bezos di mettere fine alle indagini, minacciandolo di pubblicare le fotografie da lui scambiate con la donna. Prima con una richiesta verbale, poi con delle email rivolte ai suoi legali: mail che Bezos ha pubblicato nel suo post. La Ami ha chiesto anche a Bezos di smentire pubblicamente che, a suo parere "la copertura dell'Ami fosse stata motivata da cause politiche o influenzata da forze politiche".
Il fondatore e amministratore delegato di Amazon non ha ceduto al ricatto e nel suo post torna più volte sui rapporti tra il tabloid, la società editrice, il governo saudita e Trump. "Dopo che Mr. Trump divenne presidente, ricompensò la lealtà di Mr. Pecker con una cena alla Casa Bianca: Pecker portò un ospite con importanti legami con i reali in Arabia Saudita", scrive Bezos. Poi prosegue ipotizzando che le inchieste e la durissima presa di posizione del Washington Post (di cui è proprietario) dopo l'assassinio del suo commentatore Jamal Khashoggi per mano di un commando saudita, potrebbero essere alla base delle scelte del magazine e della sua dirigenza: "Per ragioni tutte da chiarire, sembra le informazioni che abbiamo raccolto sulla relazione con i sauditi abbiano toccato un nervo scoperto", scrive. Specificando che "il signor Pecker e il suo gruppo sono stati indagati anche per varie azioni che hanno intrapreso per conto del governo saudita".
I’ve written a post about developments with the National Enquirer and its parent company, AMI. You can find it here: https://t.co/G1ykJAPPwy
Il ricatto nei confronti di Bezos è arrivato con una mail che il legale dell'Ami aveva inviato a uno dei suoi collaboratori: in essa si minaccia di pubblicare foto osé che il fondatore di Amazon - allora ancora sposato - avrebbe inviato via sms alla sua fidanzata Lauren Sanchez, comprese alcune immagini in cui Bezos apparirebbe completamente nudo.
"Piuttosto che arrendermi all'estorsione e al ricatto, ho deciso di pubblicare esattamente ciò che mi hanno mandato, nonostante il costo personale e l'imbarazzo", ha spiegato Bezos. "Di certo non voglio che foto personali siano pubblicate, ma non parteciperò alla ben nota pratica di ricatto, favori politici, attacchi politici e corruzione. Preferisco alzarmi in piedi, ribaltare questo ceppo e vedere che cosa striscia fuori".
Jeff Bezos (afp)
La società di Pecker: "Agito legalmente", ma "avvieremo una inchiesta interna"
American Media ha replicato alle denunce di Bezos sostenendo di aver agito "legalmente". E tuttavia la società non è passata al contrattacco ma anzi sembra aver voluto tendere una mano all'editore del Washington Post. "Vista comunque la natura delle accuse abbiamo deciso che indagheremo tempestivamente e scrupolosamente sui fatti, riservandoci di prendere tutte le azioni necessarie".
Nello specifico la società editrice avrebbe chiesto a Bezos di "usare buon senso" e di dichiarare pubblicamente di non avere in mano elementi per dire che lo scoop del National Enquirer nascondesse motivazioni politiche. Un ricatto, appunto, al quale Bezos non ha però ceduto. "La mia proprietà del Washington Post è una cosa molto complicata. E' inevitabile - scrive il fondatore di Amazon - che certe persone potenti che sono oggetto della copertura del giornale pensino che io sono un loro nemico. E il presidente Trump è una di queste persone, come appare ovvio dai suoi tanti tweet".
David Pecker, proprietario di American Inc, editore delNational Enquirer, era già stato al centro di diverse indagini per le modelle pagate per non rivelare le loro relazioni con Trump e rovinarne così l'immagine durante la campagna elettorale. In particolare l'ex modella di PlayboyKaren McDougal. Di più, secondo la Associated Press - che cita fonti informate – il tabloid scandalistico aveva anche una cassaforte dove custodiva materiale potenzialmente dannoso il Presidente, mai pubblicato.
So sorry to hear the news about Jeff Bozo being taken down by a competitor whose reporting, I understand, is far more accurate than the reporting in his lobbyist newspaper, the Amazon Washington Post. Hopefully the paper will soon be placed in better & more responsible hands!
Pecker, secondo fonti citate da Cnn, ha detto ai procuratori federali che Trump era a conoscenza dei pagamenti effettuati da Cohen alle donne che ebbero relazioni sessuali con il magnate (oltre a McDougal, anche l'attrice porno Stephanie Clifford, conosciuta comeStormy Daniels). Inoltre, ha fornito agli investigatori dettagli sui pagamenti.