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I preparativi per il palco del concerto "Venezuela Aid Live" a Cucuta, in Colombia (ap)

Venezuela, una “Woodstock” sul ponte assediato per sfidare Maduro

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 Grande happening con le stelle della musica latina organizzato in Colombia dal magnate britannico Richard Branson. E il presidente fa il suo concerto oltre il confine
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RIO DE JANEIRO - Musica contro fucili, le note del reggaeton contro i colpi delle armi automatiche. Due concerti contrapposti. Un grande Live for Venezuela, organizzato dal magnate britannico Richard Branson, dove domani si esibiranno le star di tutta l’America Latina e dei Caraibi per raccogliere 100 milioni di dollari in cibo e medicine. Si sommeranno agli altri 100 ammassati in hangar su questo lato della frontiera, a Cúcuta, in Colombia, proprio davanti al ponte di Tienditas adesso chiuso con due container e un’autobotte piazzati di traverso. Sull’altra sponda, dopo il ponte che svetta parallelo, il Simón Bolívar, un secondo concerto. La risposta di Nicolás Maduro all’happening che già chiamano la Woodstock della pace. Due giorni di musica, sabato e domenica, con adesioni ancora non ufficiali. Se a Cucúta si aspettano Manu Chau, Fonsi, Vizin, Nacho, Juan Luis Guerra, Alejandro Sanz e forse Enrique Iglesias, sull&rsq…
RIO DE JANEIRO - Musica contro fucili, le note del reggaeton contro i colpi delle armi automatiche. Due concerti contrapposti. Un grande Live for Venezuela, organizzato dal magnate britannico Richard Branson, dove domani si esibiranno le star di tutta l’America Latina e dei Caraibi per raccogliere 100 milioni di dollari in cibo e medicine. Si sommeranno agli altri 100 ammassati in hangar su questo lato della frontiera, a Cúcuta, in Colombia, proprio davanti al ponte di Tienditas adesso chiuso con due container e un’autobotte piazzati di traverso. Sull’altra sponda, dopo il ponte che svetta parallelo, il Simón Bolívar, un secondo concerto. La risposta di Nicolás Maduro all’happening che già chiamano la Woodstock della pace. Due giorni di musica, sabato e domenica, con adesioni ancora non ufficiali. Se a Cucúta si aspettano Manu Chau, Fonsi, Vizin, Nacho, Juan Luis Guerra, Alejandro Sanz e forse Enrique Iglesias, sull’altro lato si vedono solo soldati, mezzi blindati e piattaforme per le batterie di missili aria-aria.

Mancano due giorni alla prova che imprimerà una svolta a una crisi ancora dagli esiti incerti. Decine di camion scaricano i ponteggi con i muletti che fanno la spola verso il grande palco in allestimento. Migliaia di uomini e donne, ragazzi e bambini, osservano questo immenso cantiere perplessi e curiosi. Da mesi vivono come possono, su giacigli creati per strada, nei parchi, ospiti di pensioni e case private che si fanno pagare anche 30 dollari per un letto. Fanno parte di quei 3 milioni di venezuelani che hanno deciso di fuggire, spesso a piedi, rassegnati. Adesso guardano con speranza a un’operazione che porterà cibo e medicine e forse aprirà la strada verso un ritorno.
Bambini giocano a Cucuta (ap)
Il presidente ad interim Juan Guaidó dorme due ore a notte. Si muove dentro e fuori il Venezuela secondo un’agenda segreta. C’è sempre il rischio di un agguato o di un arresto. Il Tribunale Superiore di Giustizia gli vieta di lasciare il paese, gli ha ritirato il passaporto e congelato i beni. È formalmente accusato di cospirazione ma ha bisogno di raccogliere altre adesioni, del sostegno delle forze armate, veri giudici di questa partita. Parla con tutti, anche con i dissidenti chavisti, da sempre legati al fondatore della repubblica bolivariana ma apertamente criticidi Maduro.
Gli aiuti umanitari di USAID (ap)
(ap)
Il presidente a interim sente l’abbraccio pericoloso degli Usa che gestiscono gli aiuti attraverso l’agenzia Usaid e vuole riportare i venezuelani al centro della battaglia. Ha invitato la gente a unirsi alle carovane che sabato si dirigeranno verso il confine con la Colombia. L’ordine è creare una “valanga umana” che travolga in modo pacifico il blocco dei militari e faccia passare i convogli con gli aiuti. “Sì o sì” è lo slogan che campeggia su cartelli, magliette, bandiere e volantini. Molti gruppi umanitari hanno preso le distanze dall’operazione. “L’azione umanitaria”, ha sottolineato Stéphane Dujarric, portavoce dell’Onu, “deve essere indipendente da obiettivi politici o militari”. Maduro si sente sotto assedio. Anche lui distribuirà 200 mila confezioni di aiuti giunti da Russia, Cina e Turchia. Provoca il suo avversario: “C’è un pagliaccio che gioca a fare il presidente”. Guaidó non replica. Si tratta aapunto di provocazioni, ma è anche la prima crepa in un regime in affanno.