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Giappone, referendum a Okinawa sulla nuova maxi base Usa

Denny Tamaki, il governatore di Okinawa  (afp)
La struttura avrebbe un impatto devastante sulla bellissima costa.Sull'isola sono già stanziati 27mila soldati americani
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I cittadini dell'isola di Okinawa che ospita la stragrande maggioranza delle forze Usa in Giappone, votano oggi (domenica) sullo spostamento e costruzione di una nuova base Usa che avrebbe un impatto devastante sulla bellissima costa.

Secondo gli ultimi sondaggi, il 67% degli aventi diritto voterebbe no mentre solo il 15,8% sarebbe favorevole al progetto. Anche se la posta in gioco geopolitica è molto alta, Tokyo non è obbligata a tenere conto del risultato.

L'opposizione contro la presenza Usa è fortissima, legata anche a episodi di violenza da parte dei soldati Usa nel passato, e ha portato anche all'elezione di un governatore anti-base, paradossalmente figlio di un marine Usa. Intanto Donald Trump raccoglie la sua prima vittoria nella campagna per far pagare di più gli alleati nella difesa comune, in un'offensiva contro "i profittatori della ricchezza americana".

E' toccato per prima alla Corea del Sud, con cui il presidente ha già strappato lo scorso autunno anche un nuovo accordo commerciale. Ma dietro l'angolo c'è proprio Giappone. A fine 2019 o all'inizio del prossimo anno, in piena campagna elettorale americana, toccherà a Tokyo iniziare i negoziati sui costi delle truppe Usa: circa 54mila uomini, di cui la metà nell'isola di Okinawa. Trump vuole più soldi anche dal Giappone, con cui il bilancio commerciale Usa è in deficit, come del resto con la Corea del Sud.

Tokyo obietterà di essere tutto tranne che un "profittatore" degli Stati Uniti, ricordando i significativi acquisti di F-35 e del sistema missilistico difensivo Aegis Ashore. Ma appare difficile che questo shopping venga computato nel bilancio per mantenere i soldati americani in Giappone.

Gli alleati europei sono avvisati. Soprattutto dopo il ritiro degli Usa dal trattato Inf sui missili nucleari a medio raggio.