E ora l'America vuole prendersi un altro caffè
Federico Rampini , dal nostro corrispondente Federico RampiniTostature e miscele artigianali, accademie, corsi di laurea e app per perfezionisti. Il Paese della bevanda allungata con acqua bollente o preparata a filtro volta le spalle alle grandi catene e lancia una sfida all’Italia: rubarci l’arte della tazzina
NEW YORK - Vogliono rifarci lo scherzo del vino. Quando la California decise di diventare la rivale del Barolo e del Chianti, del Bordeaux e del Bourgogne. L'origine di quell'operazione risale quasi alla notte dei tempi, o così ci sembra oggi. Guai a sottovalutare il nemico. Non ci stupiamo più se esporta vini carissimi nel mondo intero, e attira un turismo ricco, erudito, sofisticato. La nuova sfida? Rubarci l'arte del caffè. Facendo leva su una nuova generazione di consumatori americani che hanno l'entusiasmo maniacale dei neofiti, un paese che per generazioni si accontentò d'ingurgitare bibitoni indecenti, oggi sta abbracciando una cultura del caffè sofisticatissima. Fioriscono le "lauree per esperti del caffè", in atenei prestigiosi come la University of California-Davis (non a caso, la stessa facoltà di agronomia e biotecnologie che fu la culla della cultura del vino in Napa e Sonoma Valley), Vanderbil…
NEW YORK - Vogliono rifarci lo scherzo del vino. Quando la California decise di diventare la rivale del Barolo e del Chianti, del Bordeaux e del Bourgogne. L'origine di quell'operazione risale quasi alla notte dei tempi, o così ci sembra oggi. Guai a sottovalutare il nemico. Non ci stupiamo più se esporta vini carissimi nel mondo intero, e attira un turismo ricco, erudito, sofisticato. La nuova sfida? Rubarci l'arte del caffè. Facendo leva su una nuova generazione di consumatori americani che hanno l'entusiasmo maniacale dei neofiti, un paese che per generazioni si accontentò d'ingurgitare bibitoni indecenti, oggi sta abbracciando una cultura del caffè sofisticatissima. Fioriscono le "lauree per esperti del caffè", in atenei prestigiosi come la University of California-Davis (non a caso, la stessa facoltà di agronomia e biotecnologie che fu la culla della cultura del vino in Napa e Sonoma Valley), Vanderbilt, Texas A&M. Vi s'insegna fisiologia e chimica del caffè, sostenibilità delle coltivazioni, nonché le regole per diventare "gourmet", assaggiatori specializzati. Nelle città più colte, come San Francisco, i giovani voltano le spalle alle catene tipo Starbucks per cercare dei bar artigianali che garantiscono miscele e tostature originalissime. Come quelle elaborate nel Coffee Lab, il primo Campus della Specialty Coffee Association fondata dai proprietari dei bar Tartine Bakery. Si propongono corsi sulla lavorazione e la tostatura dei chicchi, s'invitano esperti internazionali di fermentazione, "assaggiatori" del caffè non meno titolati degli enologi e dei taste-vin. Come sempre quando i Millennial americani s'impadroniscono di un consumo e ne fanno uno status-symbol, un'icona valoriale, una cifra stilistica, la tecnologia deve mischiarsene. Proliferano le app per fanatici del caffè, dove si comunicano tra loro le miscele e le marche più in voga, le macchinette artigianali o quelle azionate a distanza via Bluetooth. Il Wall Street Journal ha un'intera pagina del suo sito dedicata ad aggiornare continuamente quel che si agita nel mondo dei caffeinomani: s'intitola "Coffee for Overachievers" (cioè "caffè per perfezionisti").
Questa generazione di perfezionisti applica alla tazzina dell'espresso - e alle infinite varianti del cappuccino, Mocha, Latte ecc. - lo stesso fanatismo già visto all'opera con lo yoga, le diete vegane, i dischi al vinile. Ignora la grande Storia (pochi di questi consumatori sono stati a Napoli...), sorvola un po' frettolosamente sulla tradizione italiana, si crea dei nuovi maestri che non hanno debiti verso il passato. Ha però una sua coerenza ideologica, nell'avversione alle multinazionali: nel mirino non c'è solo Satrbucks ma anche Nespresso. Nel mondo delle macchine automatiche, i nuovi perfezionisti del caffè vanno in cerca dell'equivalente di una Lamborghini o Aston Martin, la massificazione industriale li irrita.
Nel campo dei locali pubblici, anche New York concentra una quantità di indirizzi prestigiosi. Gli intenditori non si accontentano più di un bar, pretendono che sia un'Accademia del Caffè. Il quartiere che li soddisfa di più, al momento è Brooklyn: non a caso, una specie di piccola San Francisco, trasformata da una "gentrification" speciale, hipsters e giovani tecnologi, artisti di grido e stilisti. Abbotsford Roadcoffee Specialist appartiene a questa nuova generazione di bar dove si mette in bella mostra ogni sorta di macchinari, un piccolo museo sulle tecniche di tostatura e macina. Lì si offrono corsi di torrefazione e uso della macchina da bar, ciascuno può arrivare a prepararsi il cappuccino perfetto da solo. Devociòn a Williamsburg è una mini-catena specializzata in miscele dalla Colombia: propone all'interno un "giardino verticale" su due piani, una serra di piante del caffè venute dal Sudamerica. L'avanzata di questi micro-concorrenti di nicchia non lascia indifferente Starbucks. Che sta riportando in America il suo "modello milanese". Visto il successo del suo caffè di Piazza Cordusio, la multinazionale di Seattle ne fa il prototipo di una nuova generazione di bar: "musei-teatri del caffè", dove l'atto di bere un cappuccino viene presentato come un'esperienza, una fruizione artistica. La controffensiva di Starbucks è in bella mostra al nuovo Reserve Roastery, nel Meatpacking District (quartiere di Chelsea a Manhattan). Tutto questo naturalmente si coniuga con un nuovo modello di business: se l'atmosfera culturale è all'altezza delle attese, chi potrebbe obiettare quando arriva il conto per un caffè al banco, dai cinque ai dieci dollari?
Questa generazione di perfezionisti applica alla tazzina dell'espresso - e alle infinite varianti del cappuccino, Mocha, Latte ecc. - lo stesso fanatismo già visto all'opera con lo yoga, le diete vegane, i dischi al vinile. Ignora la grande Storia (pochi di questi consumatori sono stati a Napoli...), sorvola un po' frettolosamente sulla tradizione italiana, si crea dei nuovi maestri che non hanno debiti verso il passato. Ha però una sua coerenza ideologica, nell'avversione alle multinazionali: nel mirino non c'è solo Satrbucks ma anche Nespresso. Nel mondo delle macchine automatiche, i nuovi perfezionisti del caffè vanno in cerca dell'equivalente di una Lamborghini o Aston Martin, la massificazione industriale li irrita.
Nel campo dei locali pubblici, anche New York concentra una quantità di indirizzi prestigiosi. Gli intenditori non si accontentano più di un bar, pretendono che sia un'Accademia del Caffè. Il quartiere che li soddisfa di più, al momento è Brooklyn: non a caso, una specie di piccola San Francisco, trasformata da una "gentrification" speciale, hipsters e giovani tecnologi, artisti di grido e stilisti. Abbotsford Roadcoffee Specialist appartiene a questa nuova generazione di bar dove si mette in bella mostra ogni sorta di macchinari, un piccolo museo sulle tecniche di tostatura e macina. Lì si offrono corsi di torrefazione e uso della macchina da bar, ciascuno può arrivare a prepararsi il cappuccino perfetto da solo. Devociòn a Williamsburg è una mini-catena specializzata in miscele dalla Colombia: propone all'interno un "giardino verticale" su due piani, una serra di piante del caffè venute dal Sudamerica. L'avanzata di questi micro-concorrenti di nicchia non lascia indifferente Starbucks. Che sta riportando in America il suo "modello milanese". Visto il successo del suo caffè di Piazza Cordusio, la multinazionale di Seattle ne fa il prototipo di una nuova generazione di bar: "musei-teatri del caffè", dove l'atto di bere un cappuccino viene presentato come un'esperienza, una fruizione artistica. La controffensiva di Starbucks è in bella mostra al nuovo Reserve Roastery, nel Meatpacking District (quartiere di Chelsea a Manhattan). Tutto questo naturalmente si coniuga con un nuovo modello di business: se l'atmosfera culturale è all'altezza delle attese, chi potrebbe obiettare quando arriva il conto per un caffè al banco, dai cinque ai dieci dollari?