DANZICA. Aleksandra Dulkiewicz è la nuova sindaca di Danzica. Succede a Pawel Adamowicz, oppositore del governo, assassinato. Ma nonostante le calunnie e le minacce ricevute la trentanovenne è ottimista.
Signora Dulkiewicz, lei è stata eletta con l’82 per cento dei voti sindaca di Danzica. Dopo l’assassinio di Pawel Adamowicz a gennaio, in qualità di sua vice ha rivestito il ruolo di commissario. Come si fa campagna elettorale sullo sfondo di un atto del genere?
«Sono state elezioni che nessuno, davvero nessuno voleva. Ma dopo la morte di Pawel Adamowicz andava presa una decisione per legittimare la nostra politica. Per me si trattava di portare avanti l’eredità del suo operato. Sa, la campagna elettorale è stata molto breve e anche per questo intensa, proprio la settimana scorsa. Sono stata sempre in giro a parlare con la gente della mia città. L’assassinio di Pawel Adamowicz non si può cancellare,…
Signora Dulkiewicz, lei è stata eletta con l’82 per cento dei voti sindaca di Danzica. Dopo l’assassinio di Pawel Adamowicz a gennaio, in qualità di sua vice ha rivestito il ruolo di commissario. Come si fa campagna elettorale sullo sfondo di un atto del genere?
«Sono state elezioni che nessuno, davvero nessuno voleva. Ma dopo la morte di Pawel Adamowicz andava presa una decisione per legittimare la nostra politica. Per me si trattava di portare avanti l’eredità del suo operato. Sa, la campagna elettorale è stata molto breve e anche per questo intensa, proprio la settimana scorsa. Sono stata sempre in giro a parlare con la gente della mia città. L’assassinio di Pawel Adamowicz non si può cancellare,…
DANZICA. Aleksandra Dulkiewicz è la nuova sindaca di Danzica. Succede a Pawel Adamowicz, oppositore del governo, assassinato. Ma nonostante le calunnie e le minacce ricevute la trentanovenne è ottimista.
Signora Dulkiewicz, lei è stata eletta con l’82 per cento dei voti sindaca di Danzica. Dopo l’assassinio di Pawel Adamowicz a gennaio, in qualità di sua vice ha rivestito il ruolo di commissario. Come si fa campagna elettorale sullo sfondo di un atto del genere?
«Sono state elezioni che nessuno, davvero nessuno voleva. Ma dopo la morte di Pawel Adamowicz andava presa una decisione per legittimare la nostra politica. Per me si trattava di portare avanti l’eredità del suo operato. Sa, la campagna elettorale è stata molto breve e anche per questo intensa, proprio la settimana scorsa. Sono stata sempre in giro a parlare con la gente della mia città. L’assassinio di Pawel Adamowicz non si può cancellare, ma gli elettori hanno anche fatto domande sul nostro programma, sulla scuola, le pensioni, l’economia e il trasporto urbano. Per quanto banale possa sembrare date le circostanze».
A gennaio Danzica era in uno stato di lutto collettivo. Com’è l’atmosfera in città ora?
«Credo che le persone che vengono da fuori possano giudicare meglio di me. Io non ho termini di paragone. Però — mi conceda una nota sentimentale — sono convinta che noi di Danzica siamo diventati più solidali. Tutti hanno in mente le parole di Pawel Adamowicz sul palco poco prima di essere aggredito: cioè che questo è un momento straordinario per “condividere il bene”. La gente in città riflette di più su come responsabilizzarsi nei confronti dell’ambiente circostante, si percepisce in strada, ed è bello. Lo vedo anche dalla affluenza alle urne, che è stata del 48 per cento. Lo so che per gli standard tedeschi o francesi non è molto, ma per quelli polacchi è un buon risultato».
Il suo predecessore, noto per l’atteggiamento critico nei confronti del governo nazionalista conservatore, subiva costantemente aggressioni e insulti in tv. Secondo molti politici dell’opposizione l’omicidio è stato reso possibile in primo luogo dall’atmosfera che si era generata. Anche lei è di questo parere? Ed è stata a sua volta bersaglio di una simile campagna?
«Ho la fortuna di non avere la televisione a casa. Ma ho avuto modo di percepire l’odio di certe persone su internet. Sui portali di destra alcuni pseudo-giornalisti hanno diffuso voci sul mio conto, si sono inventati particolari sulle mie origini o il mio passato. Non si sono fermati neanche davanti a mia figlia. Questo ha fatto sì che io abbia ricevuto minacce. Terribile. L’emittente televisiva di stato Tvp o altri giornalisti vicini al governo si sono limitati. Da parte loro non ho subito aggressioni, come a suo tempo Pawel Adamowicz in campagna elettorale. Detto sinceramente non ne avrebbero tratto alcun vantaggio. La Tvp era bersaglio di aspre critiche per i servizi diffamatori su Adamowicz, il PiS non aveva neppure proposto un candidato alternativo».
La società polacca risulta spaccata tra i due maggiori schieramenti politici. Lei non è sostenitrice del PiS, ma neppure iscritta al maggiore partito di opposizione, il PO. Pensa che il conflitto tra partiti si sia inasprito dopo la morte di Pawel Adamowicz?
«Non so. Ma la divisione della società cui ha accennato è diventata più profonda a partire dal 2010 per opera del PiS, dal 2015, da quando è al governo, in modo particolare. Il partito sfrutta ai propri scopi l’incidente aereo di Smolensk, in cui persero la vita l’allora presidente Lech Kaczynski, il fratello gemello del leader del partito Jaroslaw, e altri esponenti dell’elite polacca. Accusa l’opposizione di complicità e diffonde la teoria di un attentato. In questo modo il PiS ha impedito che la gente potesse piangere unita i morti. Dipende a quela teoria si dà credito: attentato o sciagura. E’ uno dei motivi per cui tra noi oggi non c’è fiducia reciproca. Non voglio fare paragoni, ma dopo la morte di Pawel Adamowicz siamo riusciti a unirci e a piangere assieme. La commozione a Danzica avrebbe potuto anche essere sfruttata per seminare discordia. Non è accaduto e ne sono fiera. Abbiamo dimostrato di essere una comunità».
Danzica non è solo simbolo di comunione ma anche di apertura e tolleranza, in contrasto con la posizione del partito di governo di Varsavia, che oggi irrita i partner europei con le sue esternazioni a volte dure sulla questione dei profughi.
«È vero. Abbiamo l’ambizione di diventare una città modello in Polonia anche per l’integrazione dei profughi. Pawel Adamowicz si era già impegnato in questo senso. All’epoca ho collaborato al suo programma e voglio portarlo avanti. Pawel si vergognava che la Polonia non accogliesse pressoché nessun profugo. Pawel era cristiano, molto credente, il suo impegno nasceva da lì. Nel corso degli anni ha reso Danzica quello che è oggi. Voglio portare avanti la sua eredità.
Ma non dimentichi che la mia città non è nota per la sua tolleranza solo dai tempi dell’amministrazione di Pawel Adamowicz. Come città portuale Danzica ha sempre avuto fama di particolare apertura e di impegno a favore della giustizia. Non a caso il sindacato Solidarnosc è nato qui. E anche oggi diamo nuova dimostrazione di solidarietà reciproca. Non sa quanto ne sono fiera».
Traduzione di Emilia Benghi
©die welt/Lena, leading european newspaper alliance
Signora Dulkiewicz, lei è stata eletta con l’82 per cento dei voti sindaca di Danzica. Dopo l’assassinio di Pawel Adamowicz a gennaio, in qualità di sua vice ha rivestito il ruolo di commissario. Come si fa campagna elettorale sullo sfondo di un atto del genere?
«Sono state elezioni che nessuno, davvero nessuno voleva. Ma dopo la morte di Pawel Adamowicz andava presa una decisione per legittimare la nostra politica. Per me si trattava di portare avanti l’eredità del suo operato. Sa, la campagna elettorale è stata molto breve e anche per questo intensa, proprio la settimana scorsa. Sono stata sempre in giro a parlare con la gente della mia città. L’assassinio di Pawel Adamowicz non si può cancellare, ma gli elettori hanno anche fatto domande sul nostro programma, sulla scuola, le pensioni, l’economia e il trasporto urbano. Per quanto banale possa sembrare date le circostanze».
A gennaio Danzica era in uno stato di lutto collettivo. Com’è l’atmosfera in città ora?
«Credo che le persone che vengono da fuori possano giudicare meglio di me. Io non ho termini di paragone. Però — mi conceda una nota sentimentale — sono convinta che noi di Danzica siamo diventati più solidali. Tutti hanno in mente le parole di Pawel Adamowicz sul palco poco prima di essere aggredito: cioè che questo è un momento straordinario per “condividere il bene”. La gente in città riflette di più su come responsabilizzarsi nei confronti dell’ambiente circostante, si percepisce in strada, ed è bello. Lo vedo anche dalla affluenza alle urne, che è stata del 48 per cento. Lo so che per gli standard tedeschi o francesi non è molto, ma per quelli polacchi è un buon risultato».
Il suo predecessore, noto per l’atteggiamento critico nei confronti del governo nazionalista conservatore, subiva costantemente aggressioni e insulti in tv. Secondo molti politici dell’opposizione l’omicidio è stato reso possibile in primo luogo dall’atmosfera che si era generata. Anche lei è di questo parere? Ed è stata a sua volta bersaglio di una simile campagna?
«Ho la fortuna di non avere la televisione a casa. Ma ho avuto modo di percepire l’odio di certe persone su internet. Sui portali di destra alcuni pseudo-giornalisti hanno diffuso voci sul mio conto, si sono inventati particolari sulle mie origini o il mio passato. Non si sono fermati neanche davanti a mia figlia. Questo ha fatto sì che io abbia ricevuto minacce. Terribile. L’emittente televisiva di stato Tvp o altri giornalisti vicini al governo si sono limitati. Da parte loro non ho subito aggressioni, come a suo tempo Pawel Adamowicz in campagna elettorale. Detto sinceramente non ne avrebbero tratto alcun vantaggio. La Tvp era bersaglio di aspre critiche per i servizi diffamatori su Adamowicz, il PiS non aveva neppure proposto un candidato alternativo».
La società polacca risulta spaccata tra i due maggiori schieramenti politici. Lei non è sostenitrice del PiS, ma neppure iscritta al maggiore partito di opposizione, il PO. Pensa che il conflitto tra partiti si sia inasprito dopo la morte di Pawel Adamowicz?
«Non so. Ma la divisione della società cui ha accennato è diventata più profonda a partire dal 2010 per opera del PiS, dal 2015, da quando è al governo, in modo particolare. Il partito sfrutta ai propri scopi l’incidente aereo di Smolensk, in cui persero la vita l’allora presidente Lech Kaczynski, il fratello gemello del leader del partito Jaroslaw, e altri esponenti dell’elite polacca. Accusa l’opposizione di complicità e diffonde la teoria di un attentato. In questo modo il PiS ha impedito che la gente potesse piangere unita i morti. Dipende a quela teoria si dà credito: attentato o sciagura. E’ uno dei motivi per cui tra noi oggi non c’è fiducia reciproca. Non voglio fare paragoni, ma dopo la morte di Pawel Adamowicz siamo riusciti a unirci e a piangere assieme. La commozione a Danzica avrebbe potuto anche essere sfruttata per seminare discordia. Non è accaduto e ne sono fiera. Abbiamo dimostrato di essere una comunità».
Danzica non è solo simbolo di comunione ma anche di apertura e tolleranza, in contrasto con la posizione del partito di governo di Varsavia, che oggi irrita i partner europei con le sue esternazioni a volte dure sulla questione dei profughi.
«È vero. Abbiamo l’ambizione di diventare una città modello in Polonia anche per l’integrazione dei profughi. Pawel Adamowicz si era già impegnato in questo senso. All’epoca ho collaborato al suo programma e voglio portarlo avanti. Pawel si vergognava che la Polonia non accogliesse pressoché nessun profugo. Pawel era cristiano, molto credente, il suo impegno nasceva da lì. Nel corso degli anni ha reso Danzica quello che è oggi. Voglio portare avanti la sua eredità.
Ma non dimentichi che la mia città non è nota per la sua tolleranza solo dai tempi dell’amministrazione di Pawel Adamowicz. Come città portuale Danzica ha sempre avuto fama di particolare apertura e di impegno a favore della giustizia. Non a caso il sindacato Solidarnosc è nato qui. E anche oggi diamo nuova dimostrazione di solidarietà reciproca. Non sa quanto ne sono fiera».
Traduzione di Emilia Benghi
©die welt/Lena, leading european newspaper alliance