La sfida di Beto O’Rourke: così il nuovo Obama punta alla Casa Bianca
Federico Rampini , dal nostro corrispondente FEDERICO RAMPINILa stella dei democratici si candida e scommette su immigrazione e ambiente. Ma a suo svantaggio c’è l’inesperienza. E la concorrenza dei big del partito
NEW YORK. Per i suoi numerosi fan è «il nuovo Barack Obama». Donald Trump lo ha già bocciato come «un peso leggero». Da ieri Beto O’Rourke è ufficialmente candidato alla nomination democratica per le elezioni presidenziali. Un altro: va ad aggiungersi ad una schiera già piuttosto folta, e molto sbilanciata verso l’ala sinistra del partito. Il suo tema forte, l’immigrazione, è di quelli che entusiasmano la base radicale del partito ma possono fare il gioco di Trump fra i moderati. E’ anche favorevole al Green New Deal e alla marijuana liberi, due temi tipici dell’ala sinistra. «Sarà la più grande campagna che l’America ha mai visto – ha detto – . Noi americani siamo l’ultima speranza per la terra. In questo momento di massimo pericolo, e massimo potenziale, mostriamo a noi stessi e a chi verrà dopo di noi in questo grande Paese, chi siamo e cosa po…
NEW YORK. Per i suoi numerosi fan è «il nuovo Barack Obama». Donald Trump lo ha già bocciato come «un peso leggero». Da ieri Beto O’Rourke è ufficialmente candidato alla nomination democratica per le elezioni presidenziali. Un altro: va ad aggiungersi ad una schiera già piuttosto folta, e molto sbilanciata verso l’ala sinistra del partito. Il suo tema forte, l’immigrazione, è di quelli che entusiasmano la base radicale del partito ma possono fare il gioco di Trump fra i moderati. E’ anche favorevole al Green New Deal e alla marijuana liberi, due temi tipici dell’ala sinistra. «Sarà la più grande campagna che l’America ha mai visto – ha detto – . Noi americani siamo l’ultima speranza per la terra. In questo momento di massimo pericolo, e massimo potenziale, mostriamo a noi stessi e a chi verrà dopo di noi in questo grande Paese, chi siamo e cosa possiamo fare».
O’ Rourke ha 46 anni, uno meno di Obama quando venne eletto nel 2008. Come esperienza la sua è altrettanto sottile: ha alle spalle tre mandati da deputato che equivalgono a uno di senatore (i deputati durano due anni, i senatori sei). I precedenti storici sono in suo sfavore: l’ultimo deputato a diventare presidente degli Stati Uniti fu James Garfield nel 1880. Abraham Lincoln fu l’ultimo a conquistare la Casa Bianca dopo aver fallito un’elezione al Senato. O’Rourke infatti è reduce da una sconfitta: alle legislative del novembre scorso non riuscì a diventare senatore del Texas. Tuttavia quella campagna contribuì a lanciarlo come una celebrity a livello nazionale: da un lato perché fu protagonista di una formidabile raccolta fondi, 80 milioni di dollari versati prevelantemente da militanti di base; d’altro lato perché lui perse per un soffio, realizzando comunque un risultato notevole in una roccaforte di destra come il Texas.
È da allora, malgrado la sconfitta, che il nome di O’Rourke cominciò a figurare nella lista dei “presidenziabili”. E sempre in buona posizione nei sondaggi sulla popolarità dei democratici. La campagna “Draft Beto” – arruolate Beto – ebbe poi un rilancio il mese scorso, appunto sull’immigrazione. A febbraio, quando Trump si scontrava col Congresso per ottenere i fondi per la costruzione del Muro, O’Rourke è riapparso sulla scena politica con un comizio contro le politiche anti-immigrazione. Proprio nel suo Texas, naturalmente: terra di frontiera dove dovrebbero sorgere alcuni tratti della nuova fortificazione voluta dal presidente. La manifestazione fu un successo.
Ma un conto è riempire le piazze, altra cosa è conquistare la Casa Bianca spostando il partito democratico su una posizione “pro frontiere aperte”, che divide la sua stessa base.
I rischi a cui Beto va incontro sono chiari. L’elenco delle candidature annunciate è lungo, forse troppo. L’affollamento è soprattutto nell’ala sinistra del partito, dove ci sono già delle star come Bernie Sanders e Elizabeth Warren. Una teoria diffusa, è quella che per battere Trump bisogna mettere in campo un maschio bianco moderato, possibilmente del Midwest. Ma le ultime elezioni – non solo la sorpresa Trump nel 2016, anche quella di Obama nel 2008 – hanno dimostrato che nessuno possiede il manuale del candidato vincente a priori.
O’ Rourke ha 46 anni, uno meno di Obama quando venne eletto nel 2008. Come esperienza la sua è altrettanto sottile: ha alle spalle tre mandati da deputato che equivalgono a uno di senatore (i deputati durano due anni, i senatori sei). I precedenti storici sono in suo sfavore: l’ultimo deputato a diventare presidente degli Stati Uniti fu James Garfield nel 1880. Abraham Lincoln fu l’ultimo a conquistare la Casa Bianca dopo aver fallito un’elezione al Senato. O’Rourke infatti è reduce da una sconfitta: alle legislative del novembre scorso non riuscì a diventare senatore del Texas. Tuttavia quella campagna contribuì a lanciarlo come una celebrity a livello nazionale: da un lato perché fu protagonista di una formidabile raccolta fondi, 80 milioni di dollari versati prevelantemente da militanti di base; d’altro lato perché lui perse per un soffio, realizzando comunque un risultato notevole in una roccaforte di destra come il Texas.
È da allora, malgrado la sconfitta, che il nome di O’Rourke cominciò a figurare nella lista dei “presidenziabili”. E sempre in buona posizione nei sondaggi sulla popolarità dei democratici. La campagna “Draft Beto” – arruolate Beto – ebbe poi un rilancio il mese scorso, appunto sull’immigrazione. A febbraio, quando Trump si scontrava col Congresso per ottenere i fondi per la costruzione del Muro, O’Rourke è riapparso sulla scena politica con un comizio contro le politiche anti-immigrazione. Proprio nel suo Texas, naturalmente: terra di frontiera dove dovrebbero sorgere alcuni tratti della nuova fortificazione voluta dal presidente. La manifestazione fu un successo.
Ma un conto è riempire le piazze, altra cosa è conquistare la Casa Bianca spostando il partito democratico su una posizione “pro frontiere aperte”, che divide la sua stessa base.
I rischi a cui Beto va incontro sono chiari. L’elenco delle candidature annunciate è lungo, forse troppo. L’affollamento è soprattutto nell’ala sinistra del partito, dove ci sono già delle star come Bernie Sanders e Elizabeth Warren. Una teoria diffusa, è quella che per battere Trump bisogna mettere in campo un maschio bianco moderato, possibilmente del Midwest. Ma le ultime elezioni – non solo la sorpresa Trump nel 2016, anche quella di Obama nel 2008 – hanno dimostrato che nessuno possiede il manuale del candidato vincente a priori.