✕
Manifestazioni contro Poroshenko a Kiev (afp)

"Vi racconto la mia Ucraina incompiuta"

Incontro con Oleksandra Matviychuk, l’attivista millennial che ha creato prima il centro per le libertà civili e poi l’Euromajdan Sos. Il suo paese va al voto tra una settimana. Tra illusioni tradite e nuove speranze
6 minuti di lettura
Di tanto in tanto Oleksandra Matviychuk solleva lo sguardo dai dossier del Centro delle libertà civili di Kiev e guarda la finestra dove cinque anni fa, assieme ai suoi compagni d'armi, appese una bandiera dell'Unione europea. "È il simbolo della nostra lotta per la democrazia". Nell'inverno del 2013-2014, quest'attivista 35enne dai lunghi capelli mori dormiva solo un paio d'ore a notte per documentare e denunciare le violazioni dei diritti umani commesse durante l'Euromajdan, la rivolta di piazza filoeuropea culminata nella cacciata dell'allora presidente filorusso Viktor Janukovich. Tagliare una testa però non ha cambiato di molto le cose. Oggi la popolazione dell'Ucraina non ha voglia di celebrare l'anniversario della "Rivoluzione della dignità". Ringhia contro la corruzione e l'aumento dei prezzi. Da Est le arrivano gli echi ovattati della guerra contro i separatisti filo-russi e delle schermag…
Di tanto in tanto Oleksandra Matviychuk solleva lo sguardo dai dossier del Centro delle libertà civili di Kiev e guarda la finestra dove cinque anni fa, assieme ai suoi compagni d'armi, appese una bandiera dell'Unione europea. "È il simbolo della nostra lotta per la democrazia". Nell'inverno del 2013-2014, quest'attivista 35enne dai lunghi capelli mori dormiva solo un paio d'ore a notte per documentare e denunciare le violazioni dei diritti umani commesse durante l'Euromajdan, la rivolta di piazza filoeuropea culminata nella cacciata dell'allora presidente filorusso Viktor Janukovich. Tagliare una testa però non ha cambiato di molto le cose. Oggi la popolazione dell'Ucraina non ha voglia di celebrare l'anniversario della "Rivoluzione della dignità". Ringhia contro la corruzione e l'aumento dei prezzi. Da Est le arrivano gli echi ovattati della guerra contro i separatisti filo-russi e delle schermaglie nel mare di Azov. E in tv vede le solite facce dominare la campagna elettorale per le presidenziali del 31 marzo: il capo di Stato uscente Petro Poroshenko e l'ex "regina del gas" Julija Tymoshenko. Che il favorito nei sondaggi sia a sorpresa un comico, Volodimir Zelenskij, per Oleksandra è solo "uno specchio dei tempi". "La gente è stanca della vecchia élite politica. Alle domande complesse cerca risposte semplici e le trova nel populismo. Succede anche in Italia". Ride. Ma c'è qualcos'altro che la colpisce ancora di più. "Per la prima volta non abbiamo idea di chi vincerà le elezioni perché una larga fetta di popolazione non ha ancora deciso per chi votare. In un certo senso è un segnale di pluralismo". Ha sempre guardato al futuro con ottimismo. E continua a farlo. Consapevole che "costruire le fondamenta di una democrazia è molto più difficile che fare una rivoluzione. È una maratona".

La corsa di Oleksandra è iniziata quando l'Ucraina era ancora parte dell'Unione sovietica. A Bojarka, piccolo villaggio alle porte di Kiev. "A chi mi chiedeva: "Chi vuoi diventare da grande?", rispondevo: "Una brava persona". Cerco di esserlo ogni giorno". Erano i "terribili" anni Novanta. Quelli del crollo dell'Urss e della crisi economica. "Quando entravamo in un negozio, mia madre mi chiedeva se volessi qualcosa. Naturalmente, come tutti i bambini, desideravo un sacco di cose, ma rispondevo sempre "nulla", perché capivo quanti sacrifici stessero facendo i miei".

È solo quando ha cominciato a studiare storia e letteratura ucraina all'Università che Matvijchuk ha iniziato a leggere il suo passato in maniera diversa. "Ho imparato che il nostro sommo poeta, Vasil Stus, era morto in un Gulag quando avevo tre anni: durante la mia infanzia povera, ma felice. Ho capito che i soprusi non erano relegati in un passato remoto, ma facevano parte del mio presente. Come l'imposizione della lingua russa. Ho iniziato a parlare ucraino. Ero la sola a farlo in famiglia e città". È così che è iniziata la lotta per la democrazia di Oleksandra. Con piccole rivendicazioni. Poi la creazione di un club a Bojarka per aiutare i giovani negli studi e la presidenza del Governo studentesco dell'Università di Kiev. Fino al battesimo di fuoco: la "Rivoluzione arancione" all'indomani delle presidenziali del 2004 con il leader dell'opposizione Viktor Jushenko a sfidare il premier uscente Viktor Janukovich. "Indossavo il nastro arancione, simbolo della rivolta, già prima del voto. Ne sentivo la responsabilità. Dicevo a me stessa che il mio comportamento doveva essere impeccabile perché la gente si sarebbe fatta un'idea dell'opposizione anche in base al mio esempio. Ero una studentessa di legge e sentivo di dover proteggere il diritto di voto, perciò trascorsi il giorno e la notte delle elezioni ai seggi come osservatrice. Quando all'alba la tv annunciò la vittoria di Janukovich, per me fu uno shock. Poi aggiunsero che molta gente si stava radunando in Piazza Indipendenza, Majdan Nezalezhnosti, che per noi ucraini è semplicemente Majdan, la Piazza, e andai. Ho partecipato alla Rivolta arancione sin dal primo momento, ma ero solo una studentessa, una manifestante ordinaria". Le elezioni si ripetono, vince Jushenko. Ma chi sperava nel rinnovamento resta deluso.
Come Oleksandra, che nel 2007 crea il Centro per le libertà civili. Il 21 novembre 2013 Janukovich, tornato per un anno al potere come primo ministro nel 2006 ed eletto presidente quattro anni dopo, si rifiuta di siglare l'accordo di associazione con l'Unione europea. "Sapevamo delle pressioni russe. Per noi non significava solo lo stop all'integrazione con Bruxelles, ma anche il ritorno nell'orbita di Mosca. Denunciammo Janukovich per "alto tradimento". Avevamo una bandiera dell'Ue in ufficio e l'appendemmo alla finestra. È ancora lì. Poi su Facebook apparve l'appello di un noto giornalista: "Vediamoci a Majdan". E andammo".
Pochi giorni dopo Oleksandra fonda Euromajdan Sos. Obiettivo: fornire assistenza legale ai manifestanti feriti, arrestati, torturati e incriminati con false accuse. "Ero diventata un obiettivo. Per me era rischioso andare in giro. Vivevo in ufficio. Di quei mesi ho solo una foto. E l'ha scattata il presidente della Federazione italiana dei diritti umani, Antonio Stango, a cui sono molto grata per il sostegno". Alla linea aperta arrivano 13mila chiamate in tre mesi. Ma è nella notte tra il 18 e il 19 febbraio che i telefoni squillano senza sosta: i cecchini hanno aperto il fuoco sui manifestanti. "Quando la polizia spara sulla popolazione inerme, è da ingenui mandare avvocati. Dovevamo cambiare missione. Mandammo i volontari negli ospedali, nelle chiese e negli obitori per raccogliere dati su morti e feriti e impedire che le autorità insabbiassero i crimini commessi. Stavo coordinando le operazioni quando mi ha chiamata mio marito. Era a Majdan. Mi dice: "Ti amo. Addio". Temeva che sarebbero state le ultime parole che mi avrebbe detto... ". Oleksandra fa una pausa. Confessa di aver raccontato questa storia decine di volte, ma di non riuscire mai a trattenere la commozione. "Per me la storia ha avuto un lieto fine. Ma per tanti altri no".
Sono oltre cento i martiri dell'Euromajdan. I Cento eroi celesti, li chiamano. Padri, madri, ragazzi. Come il 19enne Roman Hurik. "Nella tasca del giubbotto teneva gli incarti delle caramelle pur di non buttarli a terra. Lo raccontò la madre in tribunale. Disse anche che aveva paura che il figlio andasse a Majdan perché i manifestanti venivano arrestati e sequestrati, ma 10 anni prima lei stessa aveva partecipato alla Rivoluzione arancione e non poteva dirgli di "no". Ascoltandola, ho capito quale enorme responsabilità avessimo verso le nuove generazioni. Se non istituiremo una vera democrazia nel nostro Paese, un giorno toccherà anche ai nostri figli andare in piazza e rischiare la vita".

Janukovich fugge in Russia pochi giorni dopo la carneficina, mentre il Cremlino annette la Crimea e sostiene la rivolta separatista filorussa nell'Est del Paese. Petro Poroshenko viene eletto pochi mesi dopo. La parte più difficile per Oleksandra inizia proprio ora. Nel luglio 2015 il premier Arsenij Jatsenjuk introduce una riforma della polizia: vuole educare le reclute al rispetto dei diritti umani. Spetta ad Oleksandra tenere i corsi. "Una riforma positiva. Ma come tutte le riforme ucraine, aveva un grosso difetto. Non era strutturale". Due rivoluzioni e cento martiri non sono bastati a dare una svolta. Il Paese è rimasto incagliato in un sistema oligarchico e corrotto, con l'aggiunta di una guerra dimenticata che ha già strappato 13mila vite. "Documentiamo gli abusi di diritti umani in Crimea e in Donbass e trasmettiamo i dati raccolti ai tribunali internazionali. Abbiano anche lanciato la campagna #LetOurPeopleGo per chiedere il rilascio dei detenuti politici ucraini in Russia e Crimea". Un impegno riconosciuto anche dall'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce) che nel 2016 ha premiato Oleksandra come "Difensore dei diritti umani". "Con il pretesto di essere un Paese in guerra - prosegue Matvijchuk - il governo impone limitazioni sproporzionate a libertà e diritti umani. E alza la soglia di tolleranza alla violenza". Decine di attivisti sono stati aggrediti negli ultimi mesi. Katerina Handzyuk si è spenta lo scorso novembre dopo tre mesi di atroci sofferenze dopo essere stata colpita con l'acido. "Un precedente pericoloso. Le autorità non proteggono la società civile. Ci sentiamo indifesi".

Cinque anni dopo l'Euromajdan, la Rivoluzione resta di fatto incompiuta. Sono tante le richieste della piazza disattese: tribunali indipendenti, tutela dei diritti umani, rispetto delle leggi. Ma per Oleksandra, irriducibile ottimista qual è, qualcosa di buono c'è. "Io la chiamo "energia dell'Euromajdan". Gente che non si era mai interessata alla cosa pubblica, oggi fa volontariato o elabora riforme per il bene comune. Non si affida più ai politici, ma si prende le responsabilità sulle proprie spalle. Nel Paese appaiono nuove forze politiche. Per ora non sono visibili, perché non hanno accesso ai media, ma prima o poi emergeranno. E quando succederà, cambieranno le regole del gioco politico. Non solo in Ucraina. Viviamo in un mondo connesso. L'ho capito parlando con i miei colleghi russi. Chiedo: "Che cosa possiamo fare per aiutarvi?". E loro rispondono: "Vincete". Perché quando l'Ucraina vincerà, la battaglia per la democrazia, avrà un impatto su tutta la regione".

IL BEPPE GRILLO UCRAINO
Un giorno il video dell'invettiva di un professore contro la corruzione al governo diventò virale, quel professore fu eletto presidente e ripulì i vertici. È la trama della popolarissima serie tv ucraina Servo del popolo, che vede il comico Volodimir Zelenskij nei panni del protagonista. Ma la verità, si dice, supera la fantasia. Oggi l'attore 41enne è il candidato alle presidenziali del 31 marzo in testa ai sondaggi. Volto nuovo della politica, già soprannominato il "Grillo ucraino", è riuscito a intercettare il malcontento degli elettori adottando la piattaforma del personaggio che interpreta. In realtà Zelenskij è un ricco uomo d'affari aiutato dal canale televisivo 1+1, proprietà dell'oligarca Ihor Kolomojskij, che ha vari conti in sospeso col presidente uscente Petro Poroshenko. Per la serie, niente è come sembra.

CRONOLOGIA
L'indipendenza
Agosto 1991. Il 24 agosto 1991 l'Ucraina proclama l'indipendenza da Mosca, passando da "membro della famiglia delle nazioni sovietiche" a Stato sovrano e iniziando un lungo cammino verso la democrazia. Nel 1996 viene adottata una nuova Costituzione e introdotta una nuova moneta. L'Ucraina diventa una Repubblica parlamentare.

La rivoluzione arancione (o prima Rivoluzione ucraina)
Novembre-Dicembre 2004. All'indomani delle elezioni presidenziali del 21 novembre 2004, Viktor Janukovich, delfino del presidente uscente, è in vantaggio, ma lo sfidante Viktor Jushchenko denuncia brogli elettorali e contesta i risultati chiedendo ai suoi sostenitori di restare in piazza fino a che non venga indetta una nuova consultazione. La Corte suprema infine invalida il voto e fissa nuove elezioni per il 26 dicembre. Vince Jushchenko.

L'Euromajdan
Novembre 2013-Febbraio 2014. La notte del 21 novembre 2013 inizia un'ondata di manifestazioni dopo che il governo ucraino di Viktor Janukovich, eletto tre anni prima, decide di sospendere il trattato di associazione con l'Unione Europea. Le proteste della popolazione in Majdan Nezalezhnosti (Piazza Indipendenza) portano il 22 febbraio 2014 alla destituzione di Janukovich che fugge. Inizia la crisi tra Russia e Ucraina, che culmina nell'annessione russa della penisola di Crimea e nel conflitto nel Donbass e porta alle sanzioni occidentali anti-Mosca.

Le prossime presidenziali
Marzo 2019. Il 25 maggio 2014 l'oligarca ed ex ministro Petro Poroshenko vince il primo turno delle presidenziali, ma, a dispetto delle sue promesse, la corruzione resta un male endemico a tutti i livello dello Stato. Il 31 marzo 2019 l'Ucraina torna a votare. Poroshenko cerca la riconferma, ma è secondo nei sondaggi. La "pasionaria" della Rivoluzione arancione ed ex premier Julija Tymoshenko tenta la corsa per la terza volta, ma non sfonda. Il Paese vuole "facce nuove".