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(afp)

Spagna, Pedro Sánchez: “Puntiamo sui valori della sinistra per arginare l’avanzata dei sovranismi”

Parla il premier e leader socialista spagnolo alla vigilia delle politiche anticipate del 28 aprile. "Credo che l’Europa abbia bisogno dell’Italia, così come l’Italia ha bisogno dell’Europa. Mi dispiace molto non potermi trovare d’accordo con il vostro governo italiano sugli aspetti strategici della politica europea". Sulla Catalogna: "L'indipendenza non ci sarà, è incostituzionale"
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MADRID - L’ascesa dell’ultradestra a livello globale «rappresenta un’enorme opportunità per la socialdemocrazia». L’alternativa è «avanzare o retrocedere», la scelta è «tra un progresso dove nessuno resti indietro» o «il progresso di una minoranza a spese della maggioranza». Pedro Sánchez rivendica i valori più profondi della storia del socialismo spagnolo per ripartire alla conquista della Moncloa, la sede della presidenza del governo dove si installò dieci mesi fa grazie al successo della mozione parlamentare di censura all’esecutivo conservatore di Mariano Rajoy. Il leader del Psoe riceve Repubblica nella storica sede del partito in Calle Ferraz nelle ore in cui viene lanciata la campagna elettorale per le politiche anticipate del 28 aprile, all’insegna dello slogan Haz que pase, fai in modo che succeda. Il presidente è convintissimo che “succed…
MADRID - L’ascesa dell’ultradestra a livello globale «rappresenta un’enorme opportunità per la socialdemocrazia». L’alternativa è «avanzare o retrocedere», la scelta è «tra un progresso dove nessuno resti indietro» o «il progresso di una minoranza a spese della maggioranza». Pedro Sánchez rivendica i valori più profondi della storia del socialismo spagnolo per ripartire alla conquista della Moncloa, la sede della presidenza del governo dove si installò dieci mesi fa grazie al successo della mozione parlamentare di censura all’esecutivo conservatore di Mariano Rajoy. Il leader del Psoe riceve Repubblica nella storica sede del partito in Calle Ferraz nelle ore in cui viene lanciata la campagna elettorale per le politiche anticipate del 28 aprile, all’insegna dello slogan Haz que pase, fai in modo che succeda. Il presidente è convintissimo che “succederà”, sa che tutti i sondaggi danno i socialisti in testa ma invita alla mobilitazione per scongiurare l’astensionismo, che potrebbe rilanciare la destra, il cui discorso è monopolizzato dagli “ultras” di Vox.
 
Presidente, come spiega l’irruzione sulla scena politica spagnola di un partito di estrema destra come Vox?
«In Spagna l’estrema destra è sempre esistita. La destra politica spagnola finora aveva riunito tutte le correnti tra uno spazio più moderato e uno ultraconservatore. E ora abbiamo un partito che occupa quello spazio. Perciò non mi pare che ci sia una novità sostanziale. Non mi preoccupa tanto quella destra in termini di seggi, perché non vincerà mai le elezioni. Però mi preoccupa per il modo in cui sta radicalizzando il discorso politico delle altre due formazioni di quell’area, Pp e Ciudadanos. Il Pp progetta di tornare alla legge sull’aborto del 1984. Ciudadanos, anziché porre un cordone sanitario all’estrema destra, lo mette nei confronti del Psoe. Ogni tornata elettorale propone un’alternativa: si avanza o si retrocede. Vogliamo una Spagna dove ci sia posto per tutti o uno spazio solo per la destra sociologica e politica di questo Paese?».
 
Giorni fa, in un’intervista, il guru dei sovranisti Steve Bannon ha detto che Matteo Salvini è il miglior politico europeo insieme a Orbán. E che a livello mondiale in prima fila c’è Bolsonaro oltre a Trump. Che pericolo vede in questa avanza dell’estrema destra internazionale?
«Insisto, penso che non ci sia nessuna novità sostanziale. In questo momento è in corso una ricomposizione dello spazio politico, in Europa come altrove. In Italia l’estrema destra sta occupando lo spazio che apparteneva alla destra tradizionale. Il problema non è tanto che quei progetti possano aver successo, ma l’influenza che possano esercitare sulle altre forze dello stesso campo».

Che tipo di risposte può dare la sinistra in questo nuovo scenario politico?
«Questa situazione rappresenta un’enorme opportunità per la socialdemocrazia, per rivendicare valori che noi abbiamo difeso in termini storici, la libertà, l’uguaglianza e la fraternità. A differenza della destra che prospetta vecchie ricette per un mondo nuovo, noi dobbiamo proporre nuove risposte. Dobbiamo decidere se vogliamo un progresso inclusivo, dove nessuno resti indietro, o un progresso di una minoranza a spese della maggioranza. Se continuiamo a conquistare diritti e libertà e realizziamo un’uguaglianza effettiva tra uomini e donne».
 
In Spagna, sembra che manchi una maggioranza per poter realizzare questo programma. Considera la possibilità di allearsi con i nazionalisti catalani, se a sinistra non sarà sufficiente l’appoggio di Podemos?
«Tutti gli studi demoscopici dicono che il Psoe sarà la prima forza politica. Di più, la destra ha rinunciato a vincere le elezioni. Sperano di poter governare solo con il sostegno dell’estrema destra. Io farò ciò che ho fatto in questi mesi come presidente del governo. Mi spiego: aspiro a governare da solo perché ritengo che la Spagna abbia bisogno di stabilità per affrontare le trasformazioni e conquistare il futuro. Se non c’è stabilità, il futuro sarà a rischio. Aspiro ad avere un governo forte che dipenda solo dalla propria forza. Ma parlerò con tutte le forze politiche, all’interno della Costituzione e della legalità».
 
Però al momento del voto sul bilancio dello Stato, la sua propensione al dialogo non è servita e l’esecutivo è caduto. 
«È curioso che la maggior parte delle misure del mio governo siano state approvate con il voto della maggioranza dei gruppi parlamentari, anche dell’opposizione. Però la legge di bilancio è stata bocciata – cosa che ha precipitato lo scioglimento delle Camere – non solo dai partiti di destra ma anche dagli indipendentisti. E questa è la prova definitiva del fatto che non abbiamo siglato alcun patto con gli indipendentisti».
 
In queste settimane è in corso un processo a 12 leader indipendentisti catalani. In che misura questo ostacola le possibilità di dialogo con i partiti secessionisti? 
«In questi ultimi anni, tra elezioni regionali e referendum illegali, il fronte indipendentista non ha mai ottenuto il consenso della maggioranza dei catalani. La maggioranza dei seggi sì, ma non dei voti. L’indipendenza dunque non ci sarà, e loro lo sanno. Non solo è incostituzionale, ma non ci sarà anche perché sono gli stessi catalani a non volerla. Il problema della Catalogna non è l’indipendenza, è la convivenza. Come governo spagnolo, abbiamo riattivato il dialogo istituzionale con l’amministrazione catalana. Ma sono gli stessi catalani a dover trovare un punto d’incontro. La soluzione non è, come propone la destra, l’applicazione permanente dell’articolo 155 della Costituzione che mette in discussione lo Stato delle autonomie. La via è l’autogoverno, possibile perché da Madrid pratichiamo una politica della mano tesa, del dialogo ma nel rispetto della Costituzione».
 
Però il fatto che ci siano politici in carcere, non complica la soluzione politica?
«Nel momento in cui si giudiziarizza la politica o si politicizza la giustizia, tutto si complica. Però io sono al governo da 10 mesi. Questa crisi viene da lontano, si è aggravata negli anni di governo del Partito popolare».
 
Lei aveva assicurato che l’esumazione dei resti di Francisco Franco sarebbe stata realizzata in tempi rapidissimi. Ma ancora non l’avete fatto. 
«Abbiamo atteso 40 anni, non succede niente se dobbiamo aspettare qualche giorno in più. Però la decisione è stata presa. E per il 10 giugno, passate le elezioni, è fissata la data per l’esumazione e la nuova inumazione di Franco. Una democrazia non può avere un mausoleo dedicato a un dittatore».
 
In che direzione pensa che si stia andando nel lungo processo verso la Brexit?
«Il Parlamento britannico si trova di fronte a un bivio che dovrebbe richiedere il massimo livello di responsabilità di tutti i deputati: il non andare incontro a una Brexit dura. C’è la possibilità di una Brexit ordinata. Noi abbiamo comunque messo a punto tutti i piani di contingenza per poter rispondere in modo adeguato a partire da 12 aprile nel caso in cui ci sia un’uscita disordinata dall’Ue».
 
Per andare avanti nel processo di costruzione europea, pensa di dover consolidare l’idea del cosiddetto G3 con Francia e Germania, che lascerebbe ai margini l’Italia, considerata in questo momento un interlocutore inaffidabile?
«Credo che l’Europa abbia bisogno dell’Italia, così come l’Italia ha bisogno dell’Europa. Mi dispiace molto non potermi trovare d’accordo con il governo italiano sull’aspetto politico, strategico e di visione di ciò che rappresenta l’Europa, perché apparteniamo allo stesso bacino del Mediterraneo dove dobbiamo affrontare realtà comuni. Come quella dell’immigrazione sulla quale invece non abbiamo una visione comune. In Europa siamo 27, la Spagna è una grande potenza all’interno della Ue e la sua voce dev’essere ascoltata. Ci sono cose su cui mi posso trovare d’accordo con tedeschi e francesi, ma poi bisogna ascoltare la voce di tutti».
 
Lei ha detto che l’accoglienza offerta ai migranti dell’Aquarius ha cambiato la politica europea. Ma poi, perché avete bloccato la nave Open Arms nel porto di Barcellona?
«La Open Arms non ha la capacità per poter raggiungere la Libia e tornare in Spagna. Noi abbiamo la responsabilità di fare diverse cose. Open Arms è stato danneggiato dalla chiusura dei porti italiani, non della Spagna. Perché la capacità che ha la nave per poter andare in Libia e trasportare la gente in Spagna, può mettere in rischio tanto l’equipaggio come gli stessi migranti. Noi stiamo applicando la legislazione sulla sicurezza marittima».
 
Papa Francesco ha affermato che tenere ferma l’Open Arms è un’ingiustizia, chiedendosi: “Perché lo fanno, per farli annegare?”.
«Prima di pronunciarsi in modo così categorico, credo che il Papa dovrebbe conoscere meglio la realtà dei Paesi».
 
In Marocco si dice che l’Aquarius ha provocato un effetto chiamata per i migranti verso la Spagna.
«L’Aquarius ha significato un pugno sul tavolo per dire: questo è un problema europeo che o si risolve a livello europeo o i Paesi del bacino mediterraneo non potranno essere capaci di risolverlo da soli. Ora stiamo vedendo l’impegno e l’aiuto dell’Ue. Il numero di arrivi negli ultimi mesi si è ridotto in maniera drastica. Stiamo rafforzando la cooperazione bilaterale con i Paesi di origine e transito. C’è una mancanza di solidarietà solo da parte di alcuni governi, non da parte dell’Europa».