Venezuela, strade deserte e negozi chiusi. La capitale al buio sopravvive a fatica
Diventa ogni giorno più pesante e tesa la situazione in Venezuela. Città e province sembrano deserte, con negozi e uffici chiusi, il commercio ridotto all’osso, scuole e istituti sbarrati. L’energia elettrica manca in gran parte del Paese e provoca disfunzioni a catena. Dai trasporti, alla conservazione del cibo, all’erogazione dell’acqua. La luce sta ritornando lentamente in alcune zone della capitale e per domani dovrebbero riaprire le scuole.
A quasi 4 mesi dalla autoproclamazione a presidente, Juan Guaidó si muove gestendo a fatica un equilibrio che rischia di spezzarsi. Il regime lo assedia sul piano giuridico e gli fa terra bruciata attorno, arrestando il suo braccio destro per terrorismo e svuotando le sue prerogative parlamentari togliendogli quell’immunità che lo protegge dal carcere, oltre a inibirlo per 15 anni da ogni incarico pubblico e quindi escludendolo da una eventuale candidatura elettorale. Gli Usa pronti a rafforzare l’economia venezuelana con 400 milioni di dollari tra aiuti e denaro fresco. Maduro chiede alle milizie popolari di unirsi e formare un vero esercito civile che entro dicembre dovrebbe raggiungere i 3 milioni di combattenti.
L’atmosfera è di attesa ma anche di grande stanchezza. Cresce tra la gente l’insofferenza e insieme la rassegnazione. Come cresce la spinta per un'azione militare. Sempre più gente, sui social e nelle chat, invoca l’applicazione dell’articolo 187 della Costituzione che al paragrafo 11 attribuisce all’Assemblea nazionale il potere ad “autorizzare l’impiego di missioni militari venezuelane all’estero, o straniere nel paese”: praticamente un intervento internazionale. Una tendenza pericolosa. Maduro logora ai fianchi il suo sfidante e attende il primo errore. Gioca sulla stanchezza, come ha sempre fatto. Mentre la gente comincia a pensare che Guaidó, nonostante il grande consenso che continua a riscuotere nel paese, “è solo bravo a parlare ma non ad agire”.
di Daniele Mastrogiacomo