Libia, i soldati ragazzini di Haftar si arrendono in massa. “Non sappiamo neanche sparare”
Vincenzo Nigro , dal nostro inviato VINCENZO NIGROL'esercito di Serraj è passato al contrattacco e si comincia a combattere la battaglia dell'informazione. E i giovani prigionieri raccontano: “Ci hanno arruolato 20 giorni fa: ci dicevano che saremmo andati a Tripoli per una parata, una passeggiata"
"Li abbiamo presi alle 4 del mattino, vagavano come sperduti, si sono arresi in massa, senza tirare un colpo: noi non abbiamo sparato, non ne abbiamo ucciso o ferito uno, sono dei ragazzini, e noi siamo gente per bene: fra poco li restituiamo pure alle loro famiglie". Il capitano Ayub Misrati dell'esercito di Fayez Serraj racconta la non-battaglia del 4 aprile a Zawiya, una città a 50 chilometri da Tripoli verso la Tunisia.
Siamo venuti sulla linea del fronte perché ieri il governo di Tripoli ha consolidato la sua controffensiva: le truppe guadagnano terreno sulla strada di Ain Zara, sulla costa e anche all'aeroporto internazionale. E questo permette a Tripoli di "combattere" anche la battaglia dell'informazione: un bus di giornalisti parte al mattino, prima per una prigione di Ain Zara, a Sud della città. E poi verso Zawiya, a Ovest.
Il viaggio verso Ain Zara e Zawiya serve al governo di Tripoli per mostrare alcune cose: innanzit…
Siamo venuti sulla linea del fronte perché ieri il governo di Tripoli ha consolidato la sua controffensiva: le truppe guadagnano terreno sulla strada di Ain Zara, sulla costa e anche all'aeroporto internazionale. E questo permette a Tripoli di "combattere" anche la battaglia dell'informazione: un bus di giornalisti parte al mattino, prima per una prigione di Ain Zara, a Sud della città. E poi verso Zawiya, a Ovest.
Il viaggio verso Ain Zara e Zawiya serve al governo di Tripoli per mostrare alcune cose: innanzit…
"Li abbiamo presi alle 4 del mattino, vagavano come sperduti, si sono arresi in massa, senza tirare un colpo: noi non abbiamo sparato, non ne abbiamo ucciso o ferito uno, sono dei ragazzini, e noi siamo gente per bene: fra poco li restituiamo pure alle loro famiglie". Il capitano Ayub Misrati dell'esercito di Fayez Serraj racconta la non-battaglia del 4 aprile a Zawiya, una città a 50 chilometri da Tripoli verso la Tunisia.
Siamo venuti sulla linea del fronte perché ieri il governo di Tripoli ha consolidato la sua controffensiva: le truppe guadagnano terreno sulla strada di Ain Zara, sulla costa e anche all'aeroporto internazionale. E questo permette a Tripoli di "combattere" anche la battaglia dell'informazione: un bus di giornalisti parte al mattino, prima per una prigione di Ain Zara, a Sud della città. E poi verso Zawiya, a Ovest.
Il viaggio verso Ain Zara e Zawiya serve al governo di Tripoli per mostrare alcune cose: innanzitutto i luoghi che i portavoce di Haftar dicevano di aver conquistato. Questi sono nelle mani del governo. "Vedete, questo è il primo incrocio della strada di Ain Zara, due sere fa il portavoce di Bengasi ha detto che la controllavano, non c'è neppure segno di combattimento", dicono i tripolini. Passiamo al check point del 27esimo chilometro: era stato attaccato da lontano, ma adesso lo controlla Tripoli. Quindi l'obiettivo è smentire le fake news bengasine.
Poi dimostrare il controllo del territorio, la vita che riprende appena la guerra si allontana. E ancora spiegare la tecnica dell'assalto pianificato da tempo dalle forze di Haftar: alleanze con gruppi e milizie attorno a Tripoli, per far spuntare il nemico in casa alle spalle di Serraj. Continua il racconto del comandante: "Si sono arresi senza sparare perché non sono veri soldati. Non avevano quasi munizioni, gli abbiamo preso tutto, innanzitutto le autoblindo che adesso stiamo ridipingendo con i colori della nostra polizia e inizieremo ad adoperare noi contro l'esercito di Haftar".
I primi ragazzi-soldati che incontriamo sono nella prigione di Ain Zara. È il luogo più delicato, perché è a pochissimi chilometri dal fronte lungo il quale Tripoli e gli invasori si combattono a colpi di cannone. Lasciamo perdere i loro nomi, sono minorenni o comunque giovani prigionieri, i loro racconti sono simili: "Ci hanno arruolato 20 giorni fa, un mese fa, 45 giorni fa: ci dicevano che saremmo andati a Tripoli per una parata, una passeggiata, saremmo stati accolti con i fiori, non avremmo combattuto".
Due nomi che ricorrono invece sono quelli dei comandanti delle milizie di Sabrata e Sorman che hanno arruolato e offerto questi ragazzi alla tattica della milizia di Haftar: un giovane capitano di Sabrata, Omar Al Maghiri, e poi un suo capo di 48 anni, Mohammad Tahesh. Il comandante della polizia di Zawiya, Abdelbasset Shiwa, racconta: "La notte avevo saputo che a Sabrata stavano facendo qualcosa, ho chiamato Taesh, noi capi militari lungo la costa ci conosciamo. Mi ha detto che era in riunione, non mi ha mai richiamato...".
Questo Al Maghuri è il capo del 107 Battaglione, e fra i suoi uomini c'è un ufficiale di 30 anni, due figli, che è stato catturato anche lui nelle fasi iniziali: "Io ho fatto l'accademia militare nel 2009, con i miei siamo finiti sotto il fuoco di chi ci aspettava, non ci sono stati morti, ci siamo arresi subito". I militari di Tripoli non lo dicono, ma c'è chi dice che questo "trappolone" sia stato favorito da altri soldi che sono passati, da Tripoli a una differente milizia di Sabrata che ha passato le informazioni giuste su chi era pronto a marciare con Haftar.
Un altro ufficiale prigioniero, il capitano Issa di Zawiya, conferma il caos con cui l'armata brancaleone di Haftar si è mossa verso Tripoli: "Non avevo ordini, solo andare avanti nella notte, non ci hanno detto cosa fare, quando e dove: solo di andare avanti". Evidentemente lo scopo era distrarre le forze di Tripoli a Ovest, sulla strada costiera, mentre le forze più addestrate di Haftar, quelle arrivate dal Sud, provavano gli assalti più duri, con le armi pesanti.
Nel campo-prigione di Ain Zara ieri c'erano 2 inviati nell'Onu, in quello di Zawiya quelli della Mezzaluna rossa: hanno interrogato i prigionieri, Tripoli prova a rispettare le regole. "Uno di loro è seriamente malato, non è ferito: stiamo per rilasciarlo alla Mezzaluna rossa. Gli altri, i ragazzi, al più presto li restituiamo alle famiglie". Ieri sempre sulla direttrice di Ain Zara, ma più a Sud della nostra prigione, i combattimenti sono continuati furiosi: l'esercito di Haftar usa armi pesanti, quelli di Tripoli rispondono. In città l'idea è che il governo Serraj possa tenere, abbia riguadagnato posizioni. Ma che si continuerà a combattere. Anche su un altro fronte, quello dello spionaggio. L'intelligence di Misurata è stata messa al lavoro sulle telecomunicazioni e le intercettazioni. Cercano prove su consiglieri militari francesi a Gharian, a sud di Tripoli. Sarebbe ancora una prova di un doppio gioco che per Serraj è una pugnalata alle spalle.
Siamo venuti sulla linea del fronte perché ieri il governo di Tripoli ha consolidato la sua controffensiva: le truppe guadagnano terreno sulla strada di Ain Zara, sulla costa e anche all'aeroporto internazionale. E questo permette a Tripoli di "combattere" anche la battaglia dell'informazione: un bus di giornalisti parte al mattino, prima per una prigione di Ain Zara, a Sud della città. E poi verso Zawiya, a Ovest.
Il viaggio verso Ain Zara e Zawiya serve al governo di Tripoli per mostrare alcune cose: innanzitutto i luoghi che i portavoce di Haftar dicevano di aver conquistato. Questi sono nelle mani del governo. "Vedete, questo è il primo incrocio della strada di Ain Zara, due sere fa il portavoce di Bengasi ha detto che la controllavano, non c'è neppure segno di combattimento", dicono i tripolini. Passiamo al check point del 27esimo chilometro: era stato attaccato da lontano, ma adesso lo controlla Tripoli. Quindi l'obiettivo è smentire le fake news bengasine.
Poi dimostrare il controllo del territorio, la vita che riprende appena la guerra si allontana. E ancora spiegare la tecnica dell'assalto pianificato da tempo dalle forze di Haftar: alleanze con gruppi e milizie attorno a Tripoli, per far spuntare il nemico in casa alle spalle di Serraj. Continua il racconto del comandante: "Si sono arresi senza sparare perché non sono veri soldati. Non avevano quasi munizioni, gli abbiamo preso tutto, innanzitutto le autoblindo che adesso stiamo ridipingendo con i colori della nostra polizia e inizieremo ad adoperare noi contro l'esercito di Haftar".
I primi ragazzi-soldati che incontriamo sono nella prigione di Ain Zara. È il luogo più delicato, perché è a pochissimi chilometri dal fronte lungo il quale Tripoli e gli invasori si combattono a colpi di cannone. Lasciamo perdere i loro nomi, sono minorenni o comunque giovani prigionieri, i loro racconti sono simili: "Ci hanno arruolato 20 giorni fa, un mese fa, 45 giorni fa: ci dicevano che saremmo andati a Tripoli per una parata, una passeggiata, saremmo stati accolti con i fiori, non avremmo combattuto".
Due nomi che ricorrono invece sono quelli dei comandanti delle milizie di Sabrata e Sorman che hanno arruolato e offerto questi ragazzi alla tattica della milizia di Haftar: un giovane capitano di Sabrata, Omar Al Maghiri, e poi un suo capo di 48 anni, Mohammad Tahesh. Il comandante della polizia di Zawiya, Abdelbasset Shiwa, racconta: "La notte avevo saputo che a Sabrata stavano facendo qualcosa, ho chiamato Taesh, noi capi militari lungo la costa ci conosciamo. Mi ha detto che era in riunione, non mi ha mai richiamato...".
Questo Al Maghuri è il capo del 107 Battaglione, e fra i suoi uomini c'è un ufficiale di 30 anni, due figli, che è stato catturato anche lui nelle fasi iniziali: "Io ho fatto l'accademia militare nel 2009, con i miei siamo finiti sotto il fuoco di chi ci aspettava, non ci sono stati morti, ci siamo arresi subito". I militari di Tripoli non lo dicono, ma c'è chi dice che questo "trappolone" sia stato favorito da altri soldi che sono passati, da Tripoli a una differente milizia di Sabrata che ha passato le informazioni giuste su chi era pronto a marciare con Haftar.
Un altro ufficiale prigioniero, il capitano Issa di Zawiya, conferma il caos con cui l'armata brancaleone di Haftar si è mossa verso Tripoli: "Non avevo ordini, solo andare avanti nella notte, non ci hanno detto cosa fare, quando e dove: solo di andare avanti". Evidentemente lo scopo era distrarre le forze di Tripoli a Ovest, sulla strada costiera, mentre le forze più addestrate di Haftar, quelle arrivate dal Sud, provavano gli assalti più duri, con le armi pesanti.
Nel campo-prigione di Ain Zara ieri c'erano 2 inviati nell'Onu, in quello di Zawiya quelli della Mezzaluna rossa: hanno interrogato i prigionieri, Tripoli prova a rispettare le regole. "Uno di loro è seriamente malato, non è ferito: stiamo per rilasciarlo alla Mezzaluna rossa. Gli altri, i ragazzi, al più presto li restituiamo alle famiglie". Ieri sempre sulla direttrice di Ain Zara, ma più a Sud della nostra prigione, i combattimenti sono continuati furiosi: l'esercito di Haftar usa armi pesanti, quelli di Tripoli rispondono. In città l'idea è che il governo Serraj possa tenere, abbia riguadagnato posizioni. Ma che si continuerà a combattere. Anche su un altro fronte, quello dello spionaggio. L'intelligence di Misurata è stata messa al lavoro sulle telecomunicazioni e le intercettazioni. Cercano prove su consiglieri militari francesi a Gharian, a sud di Tripoli. Sarebbe ancora una prova di un doppio gioco che per Serraj è una pugnalata alle spalle.