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Julian Assange nel 2017 (reuters)

Assange: da eroe a “sicario digitale”, così si è consumato il divorzio con la sinistra americana

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Dopo l'elezione di Trump, i democratici hanno cambiato idea su Julian. È incriminato per un filone parallelo del Russiagate
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NEW YORK - Da eroe della libertà d'informazione a "sicario digitale" di Vladimir Putin: tra questi due estremi si colloca la parabola americana di Julian Assange. Lo stesso itinerario lo ha portato in pochi anni ad essere difeso dalla sinistra, poi esaltato da Donald Trump e dalla televisione di destra Fox News. L'exploit finale che gli è stato attribuito - la massiccia campagna anti-Hillary - potrebbe avere portato Trump alla Casa Bianca. Il suo procedimento di estradizione è stato originato da un capo d'accusa della magistratura americana, datato 6 marzo 2018. Il reato per il quale Assange è stato incriminato negli Stati Uniti 13 mesi fa si definisce "Cospirazione per violare i contenuti di un computer". Si tratta di un crimine di natura penale e può valere una condanna fino a cinque anni di carcere. È un'imputazione molto più lieve rispetto a quella di spionaggio, reato che gli era stato contestato…
NEW YORK - Da eroe della libertà d'informazione a "sicario digitale" di Vladimir Putin: tra questi due estremi si colloca la parabola americana di Julian Assange. Lo stesso itinerario lo ha portato in pochi anni ad essere difeso dalla sinistra, poi esaltato da Donald Trump e dalla televisione di destra Fox News. L'exploit finale che gli è stato attribuito - la massiccia campagna anti-Hillary - potrebbe avere portato Trump alla Casa Bianca. Il suo procedimento di estradizione è stato originato da un capo d'accusa della magistratura americana, datato 6 marzo 2018. Il reato per il quale Assange è stato incriminato negli Stati Uniti 13 mesi fa si definisce "Cospirazione per violare i contenuti di un computer". Si tratta di un crimine di natura penale e può valere una condanna fino a cinque anni di carcere. È un'imputazione molto più lieve rispetto a quella di spionaggio, reato che gli era stato contestato in precedenza, ma che poi è caduto nella conclusione dell'istruttoria. Questo filone d'inchiesta non nasce dal lavoro di Robert Mueller, lo Special Counsel che di recente ha consegnato il rapporto finale delle sue indagini sul cosiddetto Russiagate. Si tratta invece di un filone parallelo, che converge sugli stessi fatti: la violazione dei sistemi informatici del partito democratico Usa durante la campagna presidenziale del 2016, quindi la diffusione pubblica di migliaia di email riferite a Hillary Clinton con l'intento di danneggiarne l'immagine. All'origine di quel saccheggio di comunicazioni private ci furono degli hacker russi, che l'intelligence e la magistratura Usa hanno ricondotto al governo di Mosca. Assange ha sempre negato di averle ricevute da loro.

Durante la campagna del 2016, quando cominciò a circolare la voce che sarebbero uscite quelle email, Trump elogiò sia i russi sia WikiLeaks, incoraggiandoli a rendere pubblico quel materiale. Mueller nel suo rapporto - di cui ancora non è noto il contenuto integrale - sembra avere scagionato Trump dal reato di collusione con una potenza straniera (reato che presuppone qualche forma di "do ut des"; e la cui verosimiglianza è limitata dal fatto che né Putin né lo stesso Trump credettero seriamente nella sua vittoria fino all'ultimo). Ma da quel momento il ribaltamento di giudizi su Assange fu spettacolare. Per la sinistra americana è divenuto un nemico; per Trump è stato un benefattore.

Il clima attorno a lui è molto diverso rispetto al 2010, anno che segnò l'apice della sua popolarità mondiale. Uscirono allora ondate di materiali top secret, a cominciare dalle documentazioni su stragi di civili commesse dai militari americani in Iraq, e altri abusi. Via via che le rivelazioni si susseguivano, alcune contribuirono anche a innescare le primavere arabe. Risale a quel periodo il ruolo-chiave di Chelsea Manning, la militare che ebbe accesso a numerosi siti governativi Usa (condannata a 35 anni di carcere, perdonata dopo sette anni da Barack Obama). Più tardi ci fu anche un'alleanza tra Assange ed Edward Snowden. Di quest'ultimo non passò inosservata la fuga attraverso Hong Kong - sotto l'ala protettiva del regime cinese - con rifugio finale a Mosca.

Lo stesso Assange, intervistato sui suoi rapporti con Putin, disse che non aveva alcuna ragione per rifiutare informazioni fornite dai russi. Prima ancora di arrivare al colpo finale contro Hillary, nella sinistra americana e sui media liberal si erano accumulati i sospetti. Col passare degli anni infatti risultava evidente che le rivelazioni di WikiLeaks andavano a colpire gli Stati Uniti o i loro alleati; mai la Russia né la Cina.

Il divorzio finale tra la sinistra e Assange nel 2016 avviene non solo per il risentimento verso colui che può aver contribuito ad affondare la candidata democratica; ma anche dalla constatazione di un'asimmetria costante. Mai nulla è uscito da WikiLeaks che potesse danneggiare Trump o il partito repubblicano. Non una sola violazione di sistemi informatici da parte di Assange ha colpito le email di questo presidente, dei suoi familiari, della sua azienda. Ieri Trump ha preso le distanze: "Non so nulla su WikiLeaks. Non è il mio genere di cose". Il suo linguaggio in campagna elettorale era diverso.