Libia, la mediazione italiana. Tornano le Forze speciali Usa
Vincenzo Nigro , dal nostro inviato VINCENZO NIGROUn ministro del Qatar da Conte. Il governo di Tripoli accusa: “In campo consiglieri militari francesi”
TRIPOLI - Si combatte con le armi, si combatte con la diplomazia. A 10 giorni dall’assalto della milizia del generale Khalifa Haftar a Tripoli, il governo di Fayez Serraj si è stabilizzato, ma rimane sempre sotto assedio. Ieri le milizie alleate del suo esercito sono riuscite a frenare e respingere in molte aree della città i soldati di Haftar, determinato a conquistare un avamposto nella capitale prima di un eventuale negoziato. Sono stati fatti prigionieri e riprese delle postazioni perdute. La propaganda del governo di Tripoli ha diffuso un’altra notizia sulla presenta di consiglieri militari francesi: l’esercito di Serraj ha catturato un mercenario egiziano, e questo avrebbe confessato che era stato portato al fronte su un aereo con altri egiziani e con sei consiglieri militari francesi. Forse quelli a cui i libici di Tripoli danno la caccia di giorni nella zona di Gharian.
Ma c’è una novità importante anche sul fronte politico:…
Ma c’è una novità importante anche sul fronte politico:…
TRIPOLI - Si combatte con le armi, si combatte con la diplomazia. A 10 giorni dall’assalto della milizia del generale Khalifa Haftar a Tripoli, il governo di Fayez Serraj si è stabilizzato, ma rimane sempre sotto assedio. Ieri le milizie alleate del suo esercito sono riuscite a frenare e respingere in molte aree della città i soldati di Haftar, determinato a conquistare un avamposto nella capitale prima di un eventuale negoziato. Sono stati fatti prigionieri e riprese delle postazioni perdute. La propaganda del governo di Tripoli ha diffuso un’altra notizia sulla presenta di consiglieri militari francesi: l’esercito di Serraj ha catturato un mercenario egiziano, e questo avrebbe confessato che era stato portato al fronte su un aereo con altri egiziani e con sei consiglieri militari francesi. Forse quelli a cui i libici di Tripoli danno la caccia di giorni nella zona di Gharian.
Ma c’è una novità importante anche sul fronte politico: Serraj e i suoi ministri hanno deciso di lanciare una controffensiva diplomatica. Una manovra che in pochi giorni dovrebbe puntare al vero obiettivo: convincere l’amministrazione americana di Donald Trump, anzi “convertire” in persona il presidente americano, a sostenere il governo di Tripoli, riconosciuto dall’Onu ma appoggiato freddamente dagli americani. Che invece, con Trump, personalmente, subiscono il fascino dell’”uomo forte”, del dittatore che potrebbe rimettere in piedi un paese frantumato come la Libia. La settimana scorsa gli Usa hanno ritirato il piccolo contingente militare che avevano a Tripoli, a protezione dell’ambasciata, dando un segnale di sfiducia per Serraj. Adesso secondo una fonte vicina al governo, un contingente di forze speciali starebbe per ritornare a Misurata, la città alleata di Tripoli che per il momento non è toccata dagli scontri. Serraj ha mobilitato il suo ambasciatore a Washington Wafa Bugagis, e sta per spedire da Trump l’inviato Fadel Lamin.
E quindi anche per costruire una alleanza che faccia pressione sugli Usa, domani a Roma arriva il vicepresidente libico Ahmed Maitig. È il numero due del Consiglio presidenziale, vedrà Giuseppe Conte, il ministro degli Esteri Moavero e quello degli Interni Matteo Salvini, con cui ha un rapporto continuo. Maitig con Serraj aveva concordato anche di proseguire la sua missione in altre due capitali europee: Londra, dove ha studiato dopo la laurea a Parma, e poi Berlino. Ma in Gran Bretagna e Germania probabilmente andranno altri inviati di Serraj, per evitare di tenere il vicepresidente per troppo tempo fuori dal Paese.
È possibile che in Italia il numero due libico incroci anche un altro inviato straniero, il ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed Al Thani. È il cugino dell’emiro Tamim, è vicepremier, ma soprattutto è coordinatore delle politiche per la Libia. Anche lui incontra Conte lunedì. Fonti del governo italiano spiegano il perché degli incontri accettati con Tripoli e Doha: «Il tentativo è quello di frenare tutte le parti, bloccare l’offensiva militare di Haftar di convincere tutti a raffreddare qualsiasi opzione militare«. Rafforzare Serraj, ma fermare la guerra. Il Qatar è il primo paese potenzialmente pronto a finanziare la resistenza di Fayez Serraj all’attacco di Haftar. Mentre l’Arabia Saudita ha pagato milioni di dollari al generale di Bengasi, già da anni il Qatar ha finanziato molte milizie di Tripoli, di Misurata e direttamente il governo ufficiale di Libia. E avrebbe già ripreso a farlo.
Ma c’è una novità importante anche sul fronte politico: Serraj e i suoi ministri hanno deciso di lanciare una controffensiva diplomatica. Una manovra che in pochi giorni dovrebbe puntare al vero obiettivo: convincere l’amministrazione americana di Donald Trump, anzi “convertire” in persona il presidente americano, a sostenere il governo di Tripoli, riconosciuto dall’Onu ma appoggiato freddamente dagli americani. Che invece, con Trump, personalmente, subiscono il fascino dell’”uomo forte”, del dittatore che potrebbe rimettere in piedi un paese frantumato come la Libia. La settimana scorsa gli Usa hanno ritirato il piccolo contingente militare che avevano a Tripoli, a protezione dell’ambasciata, dando un segnale di sfiducia per Serraj. Adesso secondo una fonte vicina al governo, un contingente di forze speciali starebbe per ritornare a Misurata, la città alleata di Tripoli che per il momento non è toccata dagli scontri. Serraj ha mobilitato il suo ambasciatore a Washington Wafa Bugagis, e sta per spedire da Trump l’inviato Fadel Lamin.
E quindi anche per costruire una alleanza che faccia pressione sugli Usa, domani a Roma arriva il vicepresidente libico Ahmed Maitig. È il numero due del Consiglio presidenziale, vedrà Giuseppe Conte, il ministro degli Esteri Moavero e quello degli Interni Matteo Salvini, con cui ha un rapporto continuo. Maitig con Serraj aveva concordato anche di proseguire la sua missione in altre due capitali europee: Londra, dove ha studiato dopo la laurea a Parma, e poi Berlino. Ma in Gran Bretagna e Germania probabilmente andranno altri inviati di Serraj, per evitare di tenere il vicepresidente per troppo tempo fuori dal Paese.
È possibile che in Italia il numero due libico incroci anche un altro inviato straniero, il ministro degli Esteri del Qatar, Mohammed Al Thani. È il cugino dell’emiro Tamim, è vicepremier, ma soprattutto è coordinatore delle politiche per la Libia. Anche lui incontra Conte lunedì. Fonti del governo italiano spiegano il perché degli incontri accettati con Tripoli e Doha: «Il tentativo è quello di frenare tutte le parti, bloccare l’offensiva militare di Haftar di convincere tutti a raffreddare qualsiasi opzione militare«. Rafforzare Serraj, ma fermare la guerra. Il Qatar è il primo paese potenzialmente pronto a finanziare la resistenza di Fayez Serraj all’attacco di Haftar. Mentre l’Arabia Saudita ha pagato milioni di dollari al generale di Bengasi, già da anni il Qatar ha finanziato molte milizie di Tripoli, di Misurata e direttamente il governo ufficiale di Libia. E avrebbe già ripreso a farlo.