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(ansa)

Spagna, Sánchez fa da sé “Al governo solo la sinistra”

Il premier esclude intese con i centristi di Ciudadanos. Podemos preme per entrare a pieno titolo nell’esecutivo
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MADRID. Nessuna decisione prima di giugno. Reduce dal trionfo elettorale delle legislative di domenica, il leader socialista Pedro Sánchez attenderà la data chiave del prossimo 26 maggio (in Spagna si celebrano Europee e Amministrative) prima di definire un orientamento sulla formazione del governo. Il Psoe, lontano con 123 deputati dalla maggioranza assoluta di 176 seggi, fa sapere soltanto che l’opzione preferita è quella di continuare a governare da solo, come ha fatto negli ultimi dieci mesi di esecutivo nato dalla mozione di censura a Mariano Rajoy.

In Spagna, del resto, non sono mai esistiti in 40 anni governi di coalizione. Già ieri sono arrivate pressioni del mondo imprenditoriale e finanziario (dai vertici della Ceoe, la Confindustria spagnola, e del banco Santander) perché Sánchez punti a un accordo di governo con il centro-destra di Ciudadanos. Ma, dopo una campagna elettorale infuocata, i rapporti tra i socialisti e il parti…
MADRID. Nessuna decisione prima di giugno. Reduce dal trionfo elettorale delle legislative di domenica, il leader socialista Pedro Sánchez attenderà la data chiave del prossimo 26 maggio (in Spagna si celebrano Europee e Amministrative) prima di definire un orientamento sulla formazione del governo. Il Psoe, lontano con 123 deputati dalla maggioranza assoluta di 176 seggi, fa sapere soltanto che l’opzione preferita è quella di continuare a governare da solo, come ha fatto negli ultimi dieci mesi di esecutivo nato dalla mozione di censura a Mariano Rajoy.

In Spagna, del resto, non sono mai esistiti in 40 anni governi di coalizione. Già ieri sono arrivate pressioni del mondo imprenditoriale e finanziario (dai vertici della Ceoe, la Confindustria spagnola, e del banco Santander) perché Sánchez punti a un accordo di governo con il centro-destra di Ciudadanos. Ma, dopo una campagna elettorale infuocata, i rapporti tra i socialisti e il partito di Albert Rivera, e le due parti hanno escluso ieri qualsiasi possibilità di riavvicinamento.

L’importante, ha ricordato il segretario organizzativo socialista José Luis Ábalos, è arrivare ad accordi programmatici che consentano di governare. E l’ultima esperienza, che il Psoe giudica “soddisfacente”, è quella che ha consentito le riforme del breve esecutivo Sánchez grazie al sostegno di Unidas Podemos. Il problema è che ora il leader della formazione “viola”, Pablo Iglesias, ha espresso il desiderio di entrare nel governo. Al momento, assicurano dal Psoe, “il presidente ha preso nota ma non ha ancora risposto”. Il rapporto con Podemos non è considerato un problema, quello che bisognerà definire nelle prossime settimane sarà come mettere insieme una maggioranza necessaria a ottenere il voto d’investitura una volta insediate le nuove Cortes.

Dalle urne sono uscite rafforzate le forze indipendentiste catalane e basche. Un messaggio di cui i socialisti dovranno in qualche modo tenere conto. Dai catalani di Esquerra Republicana arriva una mezza apertura, anche se fanno sapere che non daranno “un assegno in bianco a Sánchez”. Tra gli eletti, ci sono anche 5 dei 12 dirigenti separatisti incarcerati e attualmente sotto processo. Una situazione che genera dubbi giuridici sulla loro possibilità di occupare effettivamente il seggio. In più, ieri la Giunta elettorale centrale ha messo il veto alla candidatura alle Europee dell’ex presidente catalano Carles Puigdemont, provocando reazioni indignate nel movimento secessionista.