✕

Così Fiume torna a parlare italiano

Ascolta l'audio

Nel centenario dell'impresa dannunziana, ripristinati i nomi delle strade precedenti al 1953. Il sindaco Vojko Obersnel: "Recuperiamo la tradizione"
2 minuti di lettura
L'ultima volta che qualcuno le vide in città fu il 9 ottobre del 1953. Quella notte, dopo l'ennesima crisi nei rapporti italo-jugoslavi per definire il complicato confine orientale, la folla si scatenò contro tutti i segni della residua presenza italiana. A colpi di scalpello le indicazioni stradali, le insegne dei negozi, le iscrizioni pubbliche scritte in italiano vennero distrutte. Ora, quasi 66 anni dopo quella notte, nel centenario dell'impresa dannunziana, Fiume "ritorna" un po' italiana. Per le vie, le piazze, i moli e le calli del centro storico di Rijeka (come oggi si chiama la città croata) sono tornate le targhe con gli antichi nomi.

Piazza Kobler, dietro la torre civica, ridiventa piazza delle Erbe. Si rivedono Calle dei Canapini, Calle Ca' d'Oro e Arco Romano. Sono le prime quattro targhe scoperte in città lunedì. E altre ne arriveranno da qui alla fine dell'anno. Così sotto l'attuale Uli…
L'ultima volta che qualcuno le vide in città fu il 9 ottobre del 1953. Quella notte, dopo l'ennesima crisi nei rapporti italo-jugoslavi per definire il complicato confine orientale, la folla si scatenò contro tutti i segni della residua presenza italiana. A colpi di scalpello le indicazioni stradali, le insegne dei negozi, le iscrizioni pubbliche scritte in italiano vennero distrutte. Ora, quasi 66 anni dopo quella notte, nel centenario dell'impresa dannunziana, Fiume "ritorna" un po' italiana. Per le vie, le piazze, i moli e le calli del centro storico di Rijeka (come oggi si chiama la città croata) sono tornate le targhe con gli antichi nomi.

Piazza Kobler, dietro la torre civica, ridiventa piazza delle Erbe. Si rivedono Calle dei Canapini, Calle Ca' d'Oro e Arco Romano. Sono le prime quattro targhe scoperte in città lunedì. E altre ne arriveranno da qui alla fine dell'anno. Così sotto l'attuale Ulica Adamovic, ritornerà la vecchia scritta Via Giuseppe Mazzini e il Korzo, la principale passeggiata cittadina, tornerà Corso.



"L'idea è quella di valorizzare la ricca tradizione di Fiume, il suo passato tumultuoso e l'appartenenza a vari Stati. Oltre all'italiano, le vie recupereranno infatti anche i nomi che avevano sotto il periodo austroungarico e jugoslavo", racconta il sindaco Vojko Obersnel, 62 anni, socialdemocratico, una laurea in scienze naturali, che da ben 19 anni amministra ininterrottamente la città che si affaccia sul golfo del Quarnero. "Ovviamente la vostra lingua sarà predominante, visto il passato della città".

Un progetto voluto dalla comunità italiana e dalla Società di studi fiumani di Roma e parte del grande contenitore Fiume 2020, anno nel quale la città diventerà capitale europea della cultura. "I turbolenti eventi politici del secolo scorso hanno lasciato tracce sui cittadini e sull'architettura ma, soprattutto, su quella particolare e intangibile atmosfera che si respira qui. Rimettere le targhe con i nomi storici fa parte proprio di questo percorso di avvicinamento al grande evento del prossimo anno", prosegue il sindaco. Quando, all'ingresso della città, accanto al nome Rijeka ritornerà anche il cartello con la scritta "Fiume". "I due nomi in uso nella nostra storia recente".


"Ma tutto ciò non riguarda il bilinguismo croato-italiano, altrimenti dovremmo tradurre letteralmente tutti i nomi di vie e istituzioni. Si tratta di una ricostruzione storica". Un approccio culturale alla questione, dunque, dove agli odonimi attuali si associano quelli del passato per far vedere quante volte una via o una piazza di questa "città di passione" come la battezzò D'Annunzio nel primo dopoguerra ha cambiato nome. E che lascia soddisfatta a metà la comunità italiana.


"Purtroppo questa sarà una delle poche forme di bilinguismo", spiega il presidente Moreno Vrancich. "Nonostante il Trattato tra Italia e Croazia del 1996 preveda un suo graduale ripristino nel territorio di insediamento storico della comunità italiana. Tutto quello che avevamo finora erano un paio di vecchie tabelle partigiane sopravvissute a quella notte del '53".