✕
Il premier uscente Narendra Modi (reuters)

Il sovrano d’India: “Un trionfo per Modi”

 I risultati ufficiali ancora non ci sono, ma gli exit poll non sembrano avere dubbi: il leader ultrareligioso sarebbe il primo ad ottenere la maggioranza di due terzi
2 minuti di lettura
CALCUTTA – Incollata agli schermi tv e agli smartphone, l’India attende i risultati delle elezioni che hanno visto 900 milioni di persone - su una popolazione totale di un miliardo e 300 milioni - andare alle urne. I primi exit poll davano il premier uscente, l’ultrareligioso Narendra Modi, avviato ad entrare nella storia come il primo capo di governo a ottenere una maggioranza di due terzi in Parlamento. L’alleanza “Nda”, di cui il suo Bharatiya Janata Party (Bjp) è l’esponente principale, sembra infatti aver conquistato oltre 300 seggi in Parlamento: per avere la maggioranza ne servono 272.

Alla chiusura dei seggi, ieri una strana calma avvolgeva le strade di Calcutta, teatro nei giorni scorsi di violenti scontri: «Speriamo che le false promesse e tutti gli scandali del suo governo convincano la gente a voltargli le spalle», ci dicevano poco prima dei primi risultati un gran numero di votanti nei seggi dei quartieri di me…
CALCUTTA – Incollata agli schermi tv e agli smartphone, l’India attende i risultati delle elezioni che hanno visto 900 milioni di persone - su una popolazione totale di un miliardo e 300 milioni - andare alle urne. I primi exit poll davano il premier uscente, l’ultrareligioso Narendra Modi, avviato ad entrare nella storia come il primo capo di governo a ottenere una maggioranza di due terzi in Parlamento. L’alleanza “Nda”, di cui il suo Bharatiya Janata Party (Bjp) è l’esponente principale, sembra infatti aver conquistato oltre 300 seggi in Parlamento: per avere la maggioranza ne servono 272.

Alla chiusura dei seggi, ieri una strana calma avvolgeva le strade di Calcutta, teatro nei giorni scorsi di violenti scontri: «Speriamo che le false promesse e tutti gli scandali del suo governo convincano la gente a voltargli le spalle», ci dicevano poco prima dei primi risultati un gran numero di votanti nei seggi dei quartieri di media borghesia. Ma quando sono cominciate ad apparire le cifre un brivido è passato nella schiena di molti: tranne nei 4 stati del Sud dove il Congresso dei Gandhi sembra aver raccolto consensi perfino oltre le aspettative, ovunque il Bjp avrebbe aumentato i voti o consolidato le vecchie posizioni.

Anche in Bengala, dominato per 40 anni dal partito comunista e per altri 8 dal Trinamool Congress di Mamata Banerjee che lo aveva sconfitto, il Bjp potrebbe aver conquistato una fetta consistente di un elettorato che lo aveva sempre snobbato, lasciandolo senza seggi. La tensione è altissima: tanto che un esponente del Bjp è giunto a chiedere l’intervento dell’esercito per mantenere la calma ed evitare «massacri» – ha detto così – nelle strade del Bengala in caso di conferma del risultato a favore del suo partito.

In attesa del 23 maggio, quando la Commissione elettorale renderà noti i dati stato per stato, Modi resta comunque il protagonista indiscusso dell’attuale e prossima pagina di storia dell’India, con il rischio di accentuare una volta re-incoronato il carattere più ruvido della sua personalità e accelerare l’agenda della destra hindutva che - tra le altre cose - vuole togliere ulteriore autonomia alla delicata regione del Kashmir e costruire il tempio del dio Ram sulle rovine di una moschea sacra a milioni di musulmani.

Presentato non a caso in una copertina del settimanale americano Time come “Il divisore”, Modi ha sollevato l’ironia degli intellettuali facendosi fotografare in posa meditativa dentro una cella con aria condizionata di un tempio dell’Himalaya. Ma a differenza delle sue precedenti campagne elettorali puntate sull’economia e i posti di lavoro, stavolta la chiave vincente – se i risultati lo confermeranno – è stata quella religiosa, accompagnata dai ripetuti appelli nazionalistici alla difesa del Paese, con enfasi sulla tensione con il Pakistan e sui pericoli del terrorismo islamico, nel Kashmir e in generale.

A darlo vincente sono la maggior parte degli exit poll condotti da numerose tv nazionali assieme a società specializzate: in passato questi sondaggi si sono dimostrati spesso sbagliati, ma comunque mediamente attribuiscono all’alleanza del Bjp oltre 300 seggi su 554, con punte tra le 330 e 360 poltrone. Un record per ogni precedente coalizione di governo della storia moderna.

La ABP-Nielsen è l’unica a prevedere la possibilità di una coalizione alternativa al Bjp, attribuendogli meno di 270 seggi: in questo caso Modi vedrebbe però semplicemente ridotti i suoi margini di manovra per imporre leggi e decisioni politiche e sociali che si apprestano a essere di grande impatto nel futuro del Continente e dell’Asia tutta. In caso di conferma degli exit-poll il premier uscente invece vedrebbe il suo partito in maggioranza perfino negli stati dove c’è oggi il Congresso al governo, e in quelli dominati finora da coalizioni di casta come l’Uttar Pradesh, il più popoloso di tutti.

Proprio nell’Uttar Pradesh ci sono le circoscrizioni tradizionali della famiglia Gandhi, che in questo stato ha sempre avuto due seggi assicurati ad Ametthi e Rae Bareli. Nell’ipotesi di una sconfitta anche il seggio della ex presidente del partito, Sonia Gandhi, sarebbe a rischio, mentre suo figlio Rahul, attuale presidente del Congresso, ha un seggio sicuro nel Kerala: stato che, sempre secondo gli exit poll, ha votato a favore del Congresso assieme agli altri stati meridionali.

Per ora il partito dei Gandhi si è limitato a commentare le previsioni che lo danno perdente in maniera così decisa con una sola battuta: «Ridicole».