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(ansa)

Brema, la Germania più povera sfida Berlino

Brema al voto, ex roccaforte socialdemocratica. Il verdetto sarà decisivo per tutto il Paese
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BREMA. Ogni giorno Marina Michaylova prende un bus che la porta dalla periferia estrema al centro di Brema. E ogni giorno la bulgara scende a una fermata diversa, per cominciare uno dei quattro lavori che le consentono di mettere insieme pranzo e cena e di comprare i farmaci.

La figlia trentenne si è ammalata di cancro. «Melanoma. Ha un bimbo di due anni», si stringe nelle spalle. Lo dice senza enfasi, senza neanche alzare lo sguardo. Qui al “Sila Kebab”, Marina attacca alle sette di sera. Prima lavora come donna delle pulizie in due asili diversi e in un centro anziani. Non si lamenta, vuole solo sapere se conosco Lecce, dove sua suocera lavora come badante.

La Germania, per lei, resta «il Paese che mi ha dato un lavoro». Nel quartiere dove vive, detto asetticamente “Bremen Nord”, è cresciuto anche il comico Jan Böhmermann. Una volta disse «un ragazzo può lasciare Bremen Nord ma Bremen Nord non lascer&a…
BREMA. Ogni giorno Marina Michaylova prende un bus che la porta dalla periferia estrema al centro di Brema. E ogni giorno la bulgara scende a una fermata diversa, per cominciare uno dei quattro lavori che le consentono di mettere insieme pranzo e cena e di comprare i farmaci.

La figlia trentenne si è ammalata di cancro. «Melanoma. Ha un bimbo di due anni», si stringe nelle spalle. Lo dice senza enfasi, senza neanche alzare lo sguardo. Qui al “Sila Kebab”, Marina attacca alle sette di sera. Prima lavora come donna delle pulizie in due asili diversi e in un centro anziani. Non si lamenta, vuole solo sapere se conosco Lecce, dove sua suocera lavora come badante.

La Germania, per lei, resta «il Paese che mi ha dato un lavoro». Nel quartiere dove vive, detto asetticamente “Bremen Nord”, è cresciuto anche il comico Jan Böhmermann. Una volta disse «un ragazzo può lasciare Bremen Nord ma Bremen Nord non lascerà mai un ragazzo”. Tuttavia nella perla anseatica non c’è solo un problema in periferia. Una volta era uno dei Land più ricchi della Germania. Oggi è il più povero, con il tasso di disoccupazione più alto - il 9,7% - e il peggior sistema d’istruzione del Paese.

Marina è il paradigma di un fallimento: sulla carta ha un lavoro ma per sopravvivere gliene servono quattro. Anche grazie a una precarizzazione che è stata incoraggiata dai governi socialdemocratici. Al livello federale, certo. Ma alla domanda chi voterà alle elezioni di oggi, Marina scrolla le spalle. «Tanto è uguale» Per la città anseatica, invece, se vince di nuovo la Spd, il partito che ha governato Brema ininterrottamente per 74 anni, o se ci sarà il sorpasso della Cdu, non è affatto la stessa cosa.

Se vincerà il candidato della Cdu, Carsten Meyer-Heder, il terremoto si sentirà fino a Berlino. Al momento i sondaggi lo danno attorno al 27-8%, contro il rivale della Spd, Carsten Sieling, dato al 23-4% Non a caso tutti i big si sono precipitati qui per il comizio finale: da Katarina Barley a Heiko Maas. E un pezzo grosso del partito ci ha confessato a microfoni spenti: «se perdiamo Brema e alle europee prendiamo il 15%, Andrea Nahles (la leader nazionale della Spd ndr.) è morta».

Katja Moede-Nolting mi mostra una pagella tipica di Brema: 10 pagine, un profluvio di crocette, neanche un numero. Per ogni materia, tante caselle: scritto e parlato, algebra, geometria e via dettagliando. «Hanno praticamente abolito i voti. Guai a giudicare i bambini, eh!», commenta ironica. Il risultato è un sistema scolastico precipitato in fondo alle classifiche nazionali. «Il livello di matematica di un bambino di 15 anni a Brema equivale a quello di uno di 12 in Sassonia», spiega l’archeologa.

Il candidato della Cdu, Carsten Meyer-Heder è partito da lì per la sua formidabile rincorsa del fortino Spd. «I have a stream: tablet nelle scuole» è uno degli slogan della sua campagna elettorale. Lo incontro all’annuale gala della Sparkasse, uno potentato locale. La cassa di risparmio di Brema ha una quota di mercato enorme: il 55%. E alla serata nel mastodontico quartier generale pullula di manager, imprenditori, banchieri. Meyer-Heder è l’unico vestito in jeans. Come spiega il suo vantaggio sulla Spd? «C’è il disastro dell’istruzione, che non ha fatto che peggiorare, durante il regno della Spd. E le mie priorità sono l’economia e la digitalizzazione: anche lì arranchiamo».

Meyer-Heder è entrato nel partito da appena un anno; ex militante di sinistra e imprenditore di successo, ha una squadra agguerrita di volontari e un’agenzia pubblicitaria berlinese che gli ha tinto di arancione i cartelli elettorali e li ha riempiti di slogan a effetto. Per lui la crisi locale della Spd non c’entra con quella nazionale. «Quando lo stesso partito governa da 74 anni, è ovvio che c’è una sclerosi che i cittadini non accettano più».

Se arriverà primo vuole coalizzarsi con i Verdi. Se non basta, anche con i liberali. «Sono i Verdi sono la nuova volkspartei. La Spd è il passato. E il mio rivale ha detto che vuole coalizzarsi con la Linke. Sarebbe clamoroso. La gente non vuole una svolta a sinistra. Vuole cambiare».