Il New Deal Verde, piano ambientalista per governare la Ue
Alberto D’ArgenioStretta sulle emissioni, stop al carbone, efficienza energetica dopo l’exploit del voto, le condizioni per una grande coalizione
Bruxelles. L’Europa e la svolta verde, ora è possibile. Grazie “all’effetto Greta”, grazie ai giovani di mezza Europa che domenica scorsa hanno votato in massa i partiti ambientalisti. Così in queste ore Ska Keller e Bas Eickhout, i due leader dei Verdi al Parlamento di Strasburgo, stanno preparando il mandato negoziale per imporre la loro agenda se Popolari, Socialisti e Liberali, come ormai appare scontato, li vorranno nella grande coalizione europeista chiamata a neutralizzare i sovranisti nella prossima legislatura Ue. Cinque anni in cui l’ex punk tedesca e il chimico olandese vogliono cambiare le cose su clima, politiche energetiche e abitative con un occhio a crescita ed occupazione. Il sogno è un Green New Deal.
I Verdi hanno fatto il botto in Germania, Francia, Finlandia, Lussemburgo e Belgio raccogliendo una settantina di seggi al Parlamento europeo. Ora per entrare in maggioranza chiedono nuove politiche comunitarie. Innanz…
I Verdi hanno fatto il botto in Germania, Francia, Finlandia, Lussemburgo e Belgio raccogliendo una settantina di seggi al Parlamento europeo. Ora per entrare in maggioranza chiedono nuove politiche comunitarie. Innanz…
Bruxelles. L’Europa e la svolta verde, ora è possibile. Grazie “all’effetto Greta”, grazie ai giovani di mezza Europa che domenica scorsa hanno votato in massa i partiti ambientalisti. Così in queste ore Ska Keller e Bas Eickhout, i due leader dei Verdi al Parlamento di Strasburgo, stanno preparando il mandato negoziale per imporre la loro agenda se Popolari, Socialisti e Liberali, come ormai appare scontato, li vorranno nella grande coalizione europeista chiamata a neutralizzare i sovranisti nella prossima legislatura Ue. Cinque anni in cui l’ex punk tedesca e il chimico olandese vogliono cambiare le cose su clima, politiche energetiche e abitative con un occhio a crescita ed occupazione. Il sogno è un Green New Deal.
I Verdi hanno fatto il botto in Germania, Francia, Finlandia, Lussemburgo e Belgio raccogliendo una settantina di seggi al Parlamento europeo. Ora per entrare in maggioranza chiedono nuove politiche comunitarie. Innanzitutto sul clima puntano ad accelerare la legislazione Ue per rispettare i target della conferenza di Parigi. Se l’obiettivo è trasformare il nostro in un continente a zero emissioni entro il 2050, i Verdi sono contrari a quanto previsto dai leader europei, ovvero di iniziare a muoversi nel 2023, con il rischio di non chiudere entro le europee 2024 e buttare via la legislatura. Per entrare in maggioranza, Keller ed Eickhout chiederanno che la prossima Commissione Ue inizi subito a sfornare le direttive con i nuovi limiti alle emissioni per auto, industria ed efficienza energetica.
Le richieste dei Verdi che condizioneranno il prossimo presidente della Commissione e il Parlamento guardano anche al bilancio Ue 2020-2027 in gestazione. Keller ed Eickhout puntano a stralciare le decine di miliardi previsti per finanziare i fossili: basta soldi a carbone e infrastrutture inquinanti cari ad alcuni paesi come Spagna, Italia, Polonia e Germania. Infine gli investimenti, con l’intento di cambiare radicalmente EuInvest, l’erede del “piano Juncker” che distribuirà miliardi alle industrie europee nel prossimo lustro. I Verdi chiederanno di ridefinire il concetto di investimenti pro ambiente, stralciando ad esempio quelli per il carbone pulito o per i gasdotti: per quanto meno inquinanti, non sono a impatto zero. E poi stop alla plastica, lotta all’inquinamento dell’aria, dell’acqua (si punta a portare al 20% le aree marine protette) e niente chimica, ormoni e Ogm negli alimenti. Infine tanta efficienza energetica, con un grande piano di investimenti Ue che permetta di aumentarla ricordando che ogni punto percentuale di dispersione eliminato produce 300mila posti di lavoro e abbassa del 4% la bolletta del gas.
Per posa o per convinzione, per ora i Verdi non parlano di poltrone. Ma è chiaro che si rafforzerebbero se avessero qualche ruolo di peso. Chi ha possibilità di farcela è la stessa Keller, che potrebbe diventare presidente del Parlamento europeo per mezza legislatura. E poi ci sono una manciata di governi in cui i Verdi sono in maggioranza o stanno per entrarci, come Lussemburgo, Svezia e Finlandia. Se uno di questi designasse un commissario europeo proveniente dal loro mondo, potrebbe arrivare il portafoglio all’Ambiente. Una posizione strategica nell’eurogoverno per fare la differenza.
I Verdi hanno fatto il botto in Germania, Francia, Finlandia, Lussemburgo e Belgio raccogliendo una settantina di seggi al Parlamento europeo. Ora per entrare in maggioranza chiedono nuove politiche comunitarie. Innanzitutto sul clima puntano ad accelerare la legislazione Ue per rispettare i target della conferenza di Parigi. Se l’obiettivo è trasformare il nostro in un continente a zero emissioni entro il 2050, i Verdi sono contrari a quanto previsto dai leader europei, ovvero di iniziare a muoversi nel 2023, con il rischio di non chiudere entro le europee 2024 e buttare via la legislatura. Per entrare in maggioranza, Keller ed Eickhout chiederanno che la prossima Commissione Ue inizi subito a sfornare le direttive con i nuovi limiti alle emissioni per auto, industria ed efficienza energetica.
Le richieste dei Verdi che condizioneranno il prossimo presidente della Commissione e il Parlamento guardano anche al bilancio Ue 2020-2027 in gestazione. Keller ed Eickhout puntano a stralciare le decine di miliardi previsti per finanziare i fossili: basta soldi a carbone e infrastrutture inquinanti cari ad alcuni paesi come Spagna, Italia, Polonia e Germania. Infine gli investimenti, con l’intento di cambiare radicalmente EuInvest, l’erede del “piano Juncker” che distribuirà miliardi alle industrie europee nel prossimo lustro. I Verdi chiederanno di ridefinire il concetto di investimenti pro ambiente, stralciando ad esempio quelli per il carbone pulito o per i gasdotti: per quanto meno inquinanti, non sono a impatto zero. E poi stop alla plastica, lotta all’inquinamento dell’aria, dell’acqua (si punta a portare al 20% le aree marine protette) e niente chimica, ormoni e Ogm negli alimenti. Infine tanta efficienza energetica, con un grande piano di investimenti Ue che permetta di aumentarla ricordando che ogni punto percentuale di dispersione eliminato produce 300mila posti di lavoro e abbassa del 4% la bolletta del gas.
Per posa o per convinzione, per ora i Verdi non parlano di poltrone. Ma è chiaro che si rafforzerebbero se avessero qualche ruolo di peso. Chi ha possibilità di farcela è la stessa Keller, che potrebbe diventare presidente del Parlamento europeo per mezza legislatura. E poi ci sono una manciata di governi in cui i Verdi sono in maggioranza o stanno per entrarci, come Lussemburgo, Svezia e Finlandia. Se uno di questi designasse un commissario europeo proveniente dal loro mondo, potrebbe arrivare il portafoglio all’Ambiente. Una posizione strategica nell’eurogoverno per fare la differenza.