Sciovinismo e contraddizioni con il partner giapponese
Anais Ginori , dal nostro corrispondente ANAIS GINORIIl pasticcio di mercoledì sera avrà pesanti ripercussioni sulle future strategie del costruttore francese. Troppi nodi dell'alleanza con Nissan devono ancora essere sciolti
PARIGI - Lo psicodramma andato in scena mercoledì sera a Boulogne-Billancourt, quartier generale di Renault, è un pasticcio che avrà pesanti conseguenze sul costruttore francese. Lo sciovinismo del governo nel difendere la Régie, come molti chiamano ancora Renault, non è una novità. In Francia il nazionalismo economico è stato applicato sia da maggioranze di destra che di sinistra. E il fatto che il matrimonio industriale abortito avvenga con uno dei presidenti più "business friendly" come è quell'ex banchiere d'affari Emmanuel Macron non cambia molto.
D'altra parte, era stato lo stesso Macron ad aprire da ministro dell'Economia le ostilità con Nissan decidendo un blitz per rafforzare lo Stato dentro a Renault. Fino a dieci giorni fa la fusione con Fca era vista come una possibile via d'uscita alle tensioni con il partner nipponico. E infatti Nissan era stata tenuta all'oscur…
D'altra parte, era stato lo stesso Macron ad aprire da ministro dell'Economia le ostilità con Nissan decidendo un blitz per rafforzare lo Stato dentro a Renault. Fino a dieci giorni fa la fusione con Fca era vista come una possibile via d'uscita alle tensioni con il partner nipponico. E infatti Nissan era stata tenuta all'oscur…
PARIGI - Lo psicodramma andato in scena mercoledì sera a Boulogne-Billancourt, quartier generale di Renault, è un pasticcio che avrà pesanti conseguenze sul costruttore francese. Lo sciovinismo del governo nel difendere la Régie, come molti chiamano ancora Renault, non è una novità. In Francia il nazionalismo economico è stato applicato sia da maggioranze di destra che di sinistra. E il fatto che il matrimonio industriale abortito avvenga con uno dei presidenti più "business friendly" come è quell'ex banchiere d'affari Emmanuel Macron non cambia molto.
D'altra parte, era stato lo stesso Macron ad aprire da ministro dell'Economia le ostilità con Nissan decidendo un blitz per rafforzare lo Stato dentro a Renault. Fino a dieci giorni fa la fusione con Fca era vista come una possibile via d'uscita alle tensioni con il partner nipponico. E infatti Nissan era stata tenuta all'oscuro delle discussioni preliminari tra il presidente di Renault, Jean-Dominique Senard, e quello di Fca, John Elkann. Elkann aveva incontrato il presidente Macron qualche settimana fa. Il ministro Bruno Le Maire sembrava favorevole. Alla fine, Nissan è stata informata solo qualche giorno prima dell'invio della proposta ufficiale di Fca, a cose ormai fatte. Era difficile immaginare che l'accoglienza a Tokyo fosse subito buona. C'è quindi una contraddizione, e non piccola, nel vedere che improvvisamente mercoledì sera il governo, attraverso il suo rappresentante nel board, abbia deciso di mandare tutto all'aria solo perché i giapponesi non erano convinti.
Nel governo ora si dicono invece sorpresi dallo strappo di Elkann. "Non c'era motivo di reagire in un modo così precipitoso" spiegano fonti di Bercy, il ministero dell'Economia. "Dall'inizio Fca ha voluto mettere una pesante pressione per ottenere subito un accordo, cosa per noi inaccettabile". A indispettire Le Maire è stata la dichiarazione di Elkann che, davanti alle nuove condizioni poste dal governo, ha puntualizzato che la proposta di Fca era "non negoziabile".
In realtà, molte delle garanzie aggiuntive erano state alla fine accettate da Fca. Ma non bastava. I cinque giorni di rinvio chiesti mercoledì dal governo dovevano servire a convincere Nissan a votare in favore dell'accordo, approfittando della visita in Giappone di Le Maire. Se nell'immediato il governo può vantarsi di aver "difeso gli interessi della Francia", come ripete Le Maire, il doppio colpo di scena avvelena ancora di più la convivenza tra Renault e Nissan. Un'altra vittima collaterale è la nuova governance del costruttore francese, nominata a gennaio. Il presidente Senard esce malconscio dall'intera vicenda. Nei corridoi del ministero dell'Economia, c'è già chi lo accusa di non aver saputo usare i buoni argomenti con i giapponesi. Ed è possibile che si presenterà dimissionario nell'assemblea dei soci della prossima settimana. L'anno infernale di Renault, cominciato a novembre con l'arresto di Carlos Ghosn, non è ancora finito.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
D'altra parte, era stato lo stesso Macron ad aprire da ministro dell'Economia le ostilità con Nissan decidendo un blitz per rafforzare lo Stato dentro a Renault. Fino a dieci giorni fa la fusione con Fca era vista come una possibile via d'uscita alle tensioni con il partner nipponico. E infatti Nissan era stata tenuta all'oscuro delle discussioni preliminari tra il presidente di Renault, Jean-Dominique Senard, e quello di Fca, John Elkann. Elkann aveva incontrato il presidente Macron qualche settimana fa. Il ministro Bruno Le Maire sembrava favorevole. Alla fine, Nissan è stata informata solo qualche giorno prima dell'invio della proposta ufficiale di Fca, a cose ormai fatte. Era difficile immaginare che l'accoglienza a Tokyo fosse subito buona. C'è quindi una contraddizione, e non piccola, nel vedere che improvvisamente mercoledì sera il governo, attraverso il suo rappresentante nel board, abbia deciso di mandare tutto all'aria solo perché i giapponesi non erano convinti.
Nel governo ora si dicono invece sorpresi dallo strappo di Elkann. "Non c'era motivo di reagire in un modo così precipitoso" spiegano fonti di Bercy, il ministero dell'Economia. "Dall'inizio Fca ha voluto mettere una pesante pressione per ottenere subito un accordo, cosa per noi inaccettabile". A indispettire Le Maire è stata la dichiarazione di Elkann che, davanti alle nuove condizioni poste dal governo, ha puntualizzato che la proposta di Fca era "non negoziabile".
In realtà, molte delle garanzie aggiuntive erano state alla fine accettate da Fca. Ma non bastava. I cinque giorni di rinvio chiesti mercoledì dal governo dovevano servire a convincere Nissan a votare in favore dell'accordo, approfittando della visita in Giappone di Le Maire. Se nell'immediato il governo può vantarsi di aver "difeso gli interessi della Francia", come ripete Le Maire, il doppio colpo di scena avvelena ancora di più la convivenza tra Renault e Nissan. Un'altra vittima collaterale è la nuova governance del costruttore francese, nominata a gennaio. Il presidente Senard esce malconscio dall'intera vicenda. Nei corridoi del ministero dell'Economia, c'è già chi lo accusa di non aver saputo usare i buoni argomenti con i giapponesi. Ed è possibile che si presenterà dimissionario nell'assemblea dei soci della prossima settimana. L'anno infernale di Renault, cominciato a novembre con l'arresto di Carlos Ghosn, non è ancora finito.
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