Almeno 500 manifestanti sono stati arrestati in Kazakhstan, nella capitale Nur-Sultan - ex Astana - e ad Almati, nel giorno delle presidenziali, le prime da quando Nursultan Nazarbaev si è dimesso in marzo dopo trent'anni al potere. Un voto truccato, secondo gli organizzatori delle più imponenti proteste in tre anni nell'ex Repubblica sovietica. Tra loro anche Muktar Ablyazov, il marito di Alma Shalabayeva che nel 2013 aveva cercato asilo in Italia insieme alla figlia e invece fu espulsa sollevando un vespaio di polemiche.
L'affluenza alle elezioni è stata del 77 percento, secondo la Commissione elettorale centrale. Il presidente ad interim Kassim-Jomart Tokaev, 66 anni, successore designato di Nazarbaev, è stato eletto con oltre il 70 percento dei voti, secondo i primi exit poll. I suoi rivali erano per la maggior parte degli sconosciuti.
"Vergogna", gridavano i manifestanti ad Almati prima che la polizia disperdesse l'assembramento. "Circa 500 persone sono state trasferite nei commissiarati di polizia di Nur-Sultan (ex Astana, ndr) e di Almati", ha dichiarato il viceministro degli Interni Marat Kojaev, che ha dato la colpa a "elementi radicali" che avrebbero organizzato "manifestazioni non autorizzate". Tra i fermati, anche giornalisti dell'agenzia Afp e del media finanziato dagli Stati Uniti Radio Free Europe/Radio Liberty.
L'affluenza alle elezioni è stata del 77 percento, secondo la Commissione elettorale centrale. Il presidente ad interim Kassim-Jomart Tokaev, 66 anni, successore designato di Nazarbaev, è stato eletto con oltre il 70 percento dei voti, secondo i primi exit poll. I suoi rivali erano per la maggior parte degli sconosciuti.
"Vergogna", gridavano i manifestanti ad Almati prima che la polizia disperdesse l'assembramento. "Circa 500 persone sono state trasferite nei commissiarati di polizia di Nur-Sultan (ex Astana, ndr) e di Almati", ha dichiarato il viceministro degli Interni Marat Kojaev, che ha dato la colpa a "elementi radicali" che avrebbero organizzato "manifestazioni non autorizzate". Tra i fermati, anche giornalisti dell'agenzia Afp e del media finanziato dagli Stati Uniti Radio Free Europe/Radio Liberty.