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Governo, l'Ue blocca la procedura di infrazione contro l'Italia. Ma Conte prende impegni per il 2020

La Commissione europea: “L’Italia ha rispettato le condizioni”. Decisiva la promessa di non violare le regole anche l’anno prossimo. il premier Conte: “Riconosciuta la nostra serietà”
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L'Italia evita in extremis la procedura d'infrazione europea sul debito. "Il governo ha rispettato le tre condizioni che avevamo posto", spiega il commissario Ue agli Affari economici al termine della riunione del collegio guidato da Jean-Claude Juncker. Non si tratta di accordo o di braccio di ferro politico vinto dal gabinetto gialloverde, quanto del fatto che il governo Conte, pur avendo escluso per settimane qualsiasi intervento sui conti, alla fine ha messo mano al portafoglio e si è anche impegnato sul rispetto delle regole europee per il prossimo anno. Promessa cruciale quella sul futuro, visto che il Paese resta un osservato speciale nell'Unione.

"Oggi incassiamo un risultato importante, l'Europa riconosce la nostra serietà", brindava il premier Conte. "Abbiamo evitato la procedura senza una manovra correttiva", aggiungeva il ministro Tria. Giochi di parole in quanto nominalmente la manovra non c'è stata, …
L'Italia evita in extremis la procedura d'infrazione europea sul debito. "Il governo ha rispettato le tre condizioni che avevamo posto", spiega il commissario Ue agli Affari economici al termine della riunione del collegio guidato da Jean-Claude Juncker. Non si tratta di accordo o di braccio di ferro politico vinto dal gabinetto gialloverde, quanto del fatto che il governo Conte, pur avendo escluso per settimane qualsiasi intervento sui conti, alla fine ha messo mano al portafoglio e si è anche impegnato sul rispetto delle regole europee per il prossimo anno. Promessa cruciale quella sul futuro, visto che il Paese resta un osservato speciale nell'Unione.

"Oggi incassiamo un risultato importante, l'Europa riconosce la nostra serietà", brindava il premier Conte. "Abbiamo evitato la procedura senza una manovra correttiva", aggiungeva il ministro Tria. Giochi di parole in quanto nominalmente la manovra non c'è stata, ma il decisivo assestamento di bilancio di lunedì scorso le assomiglia molto. Come testimonia il documento con il quale la Commissione ha abrogato l'iter che avrebbe portato alla procedura: il governo ha messo in campo una correzione del deficit strutturale pari a 8,2 miliardi, cifra superiore allo 0,4% del Pil.

Lo ha fatto destinando al risanamento dei conti, dunque sottraendole da altre spese, le entrate superiori al previsto e le minori spese da reddito di cittadinanza e quota 100. Inoltre su esplicita richiesta della Commissione Ue sono stati congelati 1,5 miliardi a garanzia del raggiungimento degli obiettivi. Così il deficit nominale scenderà a quel 2,04% concordato a dicembre, unico modo per contenere la corsa del debito pubblico e per coprire il buco nel bilancio del 2018 e del 2019.

Eppure la trattativa fino a poche ore dalla decisione Ue è rimasta in bilico. La Commissione infatti nella giornata di martedì, mentre Conte era a Bruxelles per il summit sulle nomine, ha inseguito il premier e Tria pretendendo quella lettera sui conti del 2020 promessa ma mai inviata. E infine arrivata sui tavoli europei solo in tarda serata. Quell'impegno a "rispettare il Patto di stabilità anche nel 2020" firmato solennemente da Conte e Tria è stato fondamentale per il via libera finale, e di fatto segna la resa di Salvini e Di Maio di fronte alle richieste iniziali della Commissione.

E infatti i mercati festeggiano: spread ai minimi e la Borsa di Milano che chiude con un +2,4%.
Senza correzione, l'Italia avrebbe subito una pesante procedura per non avere tagliato il debito nel 2018-2019 e per la deriva del 2020, anno in cui il deficit avrebbe sfondato il tetto di Maastricht volando al 3,5% e il debito avrebbe superato il 135% del Pil. Un rischio per la tenuta della zona euro, tanto più se si considera che il nostro è il Paese con la peggiore crescita del continente. Una situazione che gli europei imputano in larga parte alle politiche di Salvini e Di Maio.

Per evitare il commissariamento, Bruxelles chiedeva un taglio di 9 miliardi per compensare il buco del biennio in corso e di indicare le misure con cui l'anno prossimo verranno compensati mancato aumento dell'Iva e avvio della flat tax. A Osaka è arrivato il compromesso ben più vicino alle richieste di Bruxelles: 8,2 miliardi e una lettera di impegni meno dettagliata. Per ora basta così, è sufficiente a non umiliare i gialloverdi pur salvaguardando la credibilità delle regole Ue. Ma attenzione, perché il primo novembre si insedierà il nuovo esecutivo comunitario guidato da Ursula von der Leyen, probabilmente ben più duro di quello gestito in questi cinque anni con grande flessibilità da Juncker.