La minaccia di Tripoli: “Liberiamo i migranti”
Vincenzo Nigro , di VINCENZO NIGROIl governo libico dopo le bombe sul centro di detenzione: chiudiamo tutte le strutture
ROMA. L’attacco dell’altra notte al centro di detenzione migranti di Tajoura ha iniziato a smuovere qualcosa nella complessa situazione della Libia. Innanzitutto, nel governo di Tripoli: il ministro dell’Interno Fathi Bishaga, l’uomo che in questi 3 mesi di guerra è stato di fatto anche il capo della Difesa del governo Serraj, ha reagito alla mancanza di sostegno dopo l’attacco attribuito all’aviazione del generale Haftar facendo circolare una proposta-bomba, destinata a terrorizzare l’Europa: la Libia potrebbe chiudere i centri detenzione dei migranti. Ovvero liberare tutti. Che sarebbero così liberi di fare quello per cui molti di loro sono entrati in Libia: provare a entrare in Europa.
In tutto i migranti che sono nei centri di detenzione sono circa 8.000: vivono in condizioni molti difficili, ma di sicuro migliori rispetto ai migranti che nei centri clandestini sono ostaggio dei trafficanti e delle bande criminali. Bishaga h…
In tutto i migranti che sono nei centri di detenzione sono circa 8.000: vivono in condizioni molti difficili, ma di sicuro migliori rispetto ai migranti che nei centri clandestini sono ostaggio dei trafficanti e delle bande criminali. Bishaga h…
ROMA. L’attacco dell’altra notte al centro di detenzione migranti di Tajoura ha iniziato a smuovere qualcosa nella complessa situazione della Libia. Innanzitutto, nel governo di Tripoli: il ministro dell’Interno Fathi Bishaga, l’uomo che in questi 3 mesi di guerra è stato di fatto anche il capo della Difesa del governo Serraj, ha reagito alla mancanza di sostegno dopo l’attacco attribuito all’aviazione del generale Haftar facendo circolare una proposta-bomba, destinata a terrorizzare l’Europa: la Libia potrebbe chiudere i centri detenzione dei migranti. Ovvero liberare tutti. Che sarebbero così liberi di fare quello per cui molti di loro sono entrati in Libia: provare a entrare in Europa.
In tutto i migranti che sono nei centri di detenzione sono circa 8.000: vivono in condizioni molti difficili, ma di sicuro migliori rispetto ai migranti che nei centri clandestini sono ostaggio dei trafficanti e delle bande criminali. Bishaga ha fatto la sua proposta Serraj, e poi l’ha fatta uscire sui siti di informazione libici.
Una fonte del governo libico la spiega così: «Sembra che l’unico problema per l’Europa siano i migranti, i cittadini libici non interessano a nessuno. Allora liberiamo i migranti, forse qualcuno si occuperà di fermare questa guerra, di fermare l’aggressore Haftar, di dare una mano al governo riconosciuto dall’Onu per stabilizzarsi e proteggere sia i migranti che i libici».
L’idea di Bishaga ieri è stata discussa anche dal vicepresidente libico Ahmed Maitig, in visita a Roma per vedere il ministro degli Esteri Enzo Moavero, quello dell’Interno Matteo Salvini e altri funzionari italiani. Maitig ha discusso della cosa solo con Salvini, che ha visto ieri a pochi giorni dall’incontro che l’italiano aveva avuto a Milano con il presidente libico Serraj. A Tripoli da giorni Serraj, Maitig e Bishaga, ovvero il triumvirato che di fatto governa la Tripolitania, hanno scelto di rafforzare i contatti con Salvini perché lo ritengono il leader politico del governo più vicino alle loro posizioni.
Un’altra fonte del governo di Tripoli spiega che «la possibilità di aprire i campi di detenzione è qualcosa che valutiamo per chiedere all’Europa un intervento molto più deciso. Il problema dei migranti che provano a venire in Europa si risolve solo rimettendo in piedi la legalità in Libia, un processo lunghissimo, ma quello è l’unico modo».
Vedremo nelle prossime ore se Serraj, Maitig e Bishaga porteranno avanti questo loro idea: il governo di Tripoli è rimasto colpito - negativamente - dal fatto che l’altra notte all’Onu il voto in Consiglio di Sicurezza per condannare Haftar per l’attacco a Tajoura sia stato congelato proprio dall’ambasciatore americano. «Trump continua a proteggere Haftar, forse perché deve proteggere l’interesse dei suoi alleati Egitto ed Emirati», dice un diplomatico libico. E anche questo il fatto di sentirsi abbandonati, da un’Europa ambigua e da Stati Uniti di fatto filo-Haftar, potrebbe spingere Tripoli a giocare la carta migranti.
Bishaga nelle sue dichiarazioni ieri ha parlato di «attacco di un F-16 al campo migranti». In quella regione gli F-16 ce li hanno solo gli egiziani e gli emiratini, e Bishaga quindi indica il coinvolgimento degli alleati di Haftar in questo attacco. Bishaga è un ex pilota da caccia, è un politico esperto di questioni di difesa e di sicurezza. Era l’uomo che con i generali di Haftar stava negoziando la riunificazione della polizia e degli eserciti di Est e Ovest quando Haftar il 4 aprile ha deciso di attaccare Tripoli. Dal 4 aprile combatte per difendere la sua idea di Libia, e aprire i centri di detenzione dei migranti è una forma di pressione sull’Europa che a questo punto potrebbe una carta da giocare fino in fondo.
In tutto i migranti che sono nei centri di detenzione sono circa 8.000: vivono in condizioni molti difficili, ma di sicuro migliori rispetto ai migranti che nei centri clandestini sono ostaggio dei trafficanti e delle bande criminali. Bishaga ha fatto la sua proposta Serraj, e poi l’ha fatta uscire sui siti di informazione libici.
Una fonte del governo libico la spiega così: «Sembra che l’unico problema per l’Europa siano i migranti, i cittadini libici non interessano a nessuno. Allora liberiamo i migranti, forse qualcuno si occuperà di fermare questa guerra, di fermare l’aggressore Haftar, di dare una mano al governo riconosciuto dall’Onu per stabilizzarsi e proteggere sia i migranti che i libici».
L’idea di Bishaga ieri è stata discussa anche dal vicepresidente libico Ahmed Maitig, in visita a Roma per vedere il ministro degli Esteri Enzo Moavero, quello dell’Interno Matteo Salvini e altri funzionari italiani. Maitig ha discusso della cosa solo con Salvini, che ha visto ieri a pochi giorni dall’incontro che l’italiano aveva avuto a Milano con il presidente libico Serraj. A Tripoli da giorni Serraj, Maitig e Bishaga, ovvero il triumvirato che di fatto governa la Tripolitania, hanno scelto di rafforzare i contatti con Salvini perché lo ritengono il leader politico del governo più vicino alle loro posizioni.
Un’altra fonte del governo di Tripoli spiega che «la possibilità di aprire i campi di detenzione è qualcosa che valutiamo per chiedere all’Europa un intervento molto più deciso. Il problema dei migranti che provano a venire in Europa si risolve solo rimettendo in piedi la legalità in Libia, un processo lunghissimo, ma quello è l’unico modo».
Vedremo nelle prossime ore se Serraj, Maitig e Bishaga porteranno avanti questo loro idea: il governo di Tripoli è rimasto colpito - negativamente - dal fatto che l’altra notte all’Onu il voto in Consiglio di Sicurezza per condannare Haftar per l’attacco a Tajoura sia stato congelato proprio dall’ambasciatore americano. «Trump continua a proteggere Haftar, forse perché deve proteggere l’interesse dei suoi alleati Egitto ed Emirati», dice un diplomatico libico. E anche questo il fatto di sentirsi abbandonati, da un’Europa ambigua e da Stati Uniti di fatto filo-Haftar, potrebbe spingere Tripoli a giocare la carta migranti.
Bishaga nelle sue dichiarazioni ieri ha parlato di «attacco di un F-16 al campo migranti». In quella regione gli F-16 ce li hanno solo gli egiziani e gli emiratini, e Bishaga quindi indica il coinvolgimento degli alleati di Haftar in questo attacco. Bishaga è un ex pilota da caccia, è un politico esperto di questioni di difesa e di sicurezza. Era l’uomo che con i generali di Haftar stava negoziando la riunificazione della polizia e degli eserciti di Est e Ovest quando Haftar il 4 aprile ha deciso di attaccare Tripoli. Dal 4 aprile combatte per difendere la sua idea di Libia, e aprire i centri di detenzione dei migranti è una forma di pressione sull’Europa che a questo punto potrebbe una carta da giocare fino in fondo.