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Moscopoli, sospetti su Dugin il filosofo sovranista russo amico di Savoini

Una foto scattata davanti all'Hotel Metropol, il 17 ottobre del 2018, giorno della visita di Salvini a Mosca, immortala il presidente leghista dell‘Associazione Lombardia-Russia, Francesco Vannucci e il pensatore conservatore teorico dell'Eurasia
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 C'è una fotografia messa agli atti dell'inchiesta sulla trattativa con i russi per finanziare la Lega che porta Aleksandr Dugin, il filosofo amato dai sovranisti europei, al centro delle trame sul petrolio. È stata scattata proprio di fronte all'hotel Metropol il 17 ottobre scorso, giorno della visita di Matteo Salvini a Mosca e vigilia dell'incontro nell'albergo a cinque stelle di cui Buzzfeed ha diffuso la trascrizione audio.

Eccetto l'uomo di spalle, nell'istantanea twittata da una giornalista italiana ora è possibile identificare tre dei quattro personaggi ritratti: a sinistra, Gianluca Savoini, il presidente dell'Associazione Lombardia-Russia al centro del negoziato; a destra, Francesco Vannucci, il cosiddetto "terzo uomo" dell'incontro in hotel; in mezzo, Dugin, il filosofo conservatore teorico dell'Eurasia, un nuovo blocco geopolitico guidato da Mosca da contrapporre all'Occidente americanizzato.
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 C'è una fotografia messa agli atti dell'inchiesta sulla trattativa con i russi per finanziare la Lega che porta Aleksandr Dugin, il filosofo amato dai sovranisti europei, al centro delle trame sul petrolio. È stata scattata proprio di fronte all'hotel Metropol il 17 ottobre scorso, giorno della visita di Matteo Salvini a Mosca e vigilia dell'incontro nell'albergo a cinque stelle di cui Buzzfeed ha diffuso la trascrizione audio.

Eccetto l'uomo di spalle, nell'istantanea twittata da una giornalista italiana ora è possibile identificare tre dei quattro personaggi ritratti: a sinistra, Gianluca Savoini, il presidente dell'Associazione Lombardia-Russia al centro del negoziato; a destra, Francesco Vannucci, il cosiddetto "terzo uomo" dell'incontro in hotel; in mezzo, Dugin, il filosofo conservatore teorico dell'Eurasia, un nuovo blocco geopolitico guidato da Mosca da contrapporre all'Occidente americanizzato.

L'Espresso, che per primo divulgò l'incontro, e Buzzfeed avevano ipotizzato un coinvolgimento di Dugin già a partire dall'audio. "Anche ieri Aleksander ha detto che la cosa importante è che siamo solo noi", dice Savoini rivolgendosi al "secondo uomo", Gianluca Meranda. "Tu, Francesco e io. Nessun altro". Perché pensare che l'Aleksandr che apparentemente coordina la "trojka" italiana del negoziato sia proprio il filosofo chiamato il "Rasputin del Cremlino"? Come ammise lo stesso leghista un paio d'anni, Dugin e Savoini si conoscono da almeno 25 anni. Più o meno da quando il teorico, insieme allo scrittore Eduard Limonov, fondò il Partito nazional bolscevico, oggi fuorilegge, dalla bandiera nazista e la falce e il martello al posto della svastica.

Oggi Dugin è presidente onorario di Piemonte-Russia, associazione sorella della rete Lombardia-Russia creata da Savoini. Il primo ad associare Dugin - complice la barba e la presunta influenza su Putin - a Grigorij Rasputin, il mistico consigliere degli ultimi zar, fu Breitbart News, il sito di Stephen Bannon, ex stratega di Donald Trump. Commentatore di Tsargrad, canale finanziato dall'oligarca Konstantin Malofeev, autore di un testo adottato come manuale nelle accademie militari, Dugin professa un pensiero che ben si presta per i disegni neoimperiali di una Russia che vuole tornare a recitare il ruolo di superpotenza. Ma quanto, a dispetto dei soprannomi, sia vicino a Vladimir Putin è tutto da dimostrare.

Secondo le ricerche di due think tank, il Rand e il Kennan Institute, Dugin in realtà in patria non avrebbe alcuna influenza su politici e intellettuali. Il Cremlino ne avrebbe persino preso le distanze quando nel 2014, iniziato il conflitto nel Donbass, invocò il "genocidio" degli ucraini. Parole che gli costarono una cattedra universitaria e lo portarono nella "lista nera" degli Stati Uniti. Ciononostante il filosofo ha sfruttato l'etichetta affibbiatagli per accreditarsi nei circoli dei partiti sovranisti, dall'ex Front National in Francia all'Fpö in Austria fino a CasaPound e alla Lega in Italia. In passato è stato più volte ospite dell'associazione di Savoini. E sempre con Savoini ha preso un volo Mosca-Roma lo scorso 24 settembre, come dimostra una foto inedita ottenuta da Repubblica scattata nell'area partenze dell'aeroporto Sheremetyevo. Tre settimane dopo, i due venivano fotografati insieme al "terzo uomo" davanti al Metropol. Solo un caso? Più volte contattato da Repubblica, Dugin non ha voluto rispondere.