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Una veduta di Giacarta, capitale dell'Indonesia: già parzialmente sotto il livello del mare (ansa)

Giacarta affonda e il presidente sposta la capitale

Da anni la città sprofonda a causa dei cambiamenti climatici: e per gli scienziati non ci sono soluzioni. Così ministeri e ambasciate si sposteranno nel Borneo
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Bangkok -  Nessun indonesiano è rimasto troppo sorpreso quando due giorni fa il capo dello Stato Joko Widodo ha chiesto ufficialmente l’autorizzazione a spostare dall’isola di Giava a quella del Borneo (Kalimantan) la capitale del grande arcipelago islamico. Da anni Giacarta sprofonda infatti tra i 10 e i 30 centimetri l’anno, col rischio di inabissarsi più velocemente di altre celebri città costiere come Manila, Saigon, Bangkok e Venezia. Il 40% dell’area urbana con oltre 10 milioni di abitanti — che arrivano a 30 con le periferie — si trova già quasi 4 metri sotto il livello di un mare destinato a crescere per i cambiamenti climatici, tra vaste pianure stagnanti alla confluenza di 13 fiumi che convergono sulla stessa baia. Ma a rendere il futuro ancora più allarmante c’è la struttura geologica di un’area sismica costellata di grattacieli e trafficate superstrade che esercitano una pression…
Bangkok -  Nessun indonesiano è rimasto troppo sorpreso quando due giorni fa il capo dello Stato Joko Widodo ha chiesto ufficialmente l’autorizzazione a spostare dall’isola di Giava a quella del Borneo (Kalimantan) la capitale del grande arcipelago islamico. Da anni Giacarta sprofonda infatti tra i 10 e i 30 centimetri l’anno, col rischio di inabissarsi più velocemente di altre celebri città costiere come Manila, Saigon, Bangkok e Venezia. Il 40% dell’area urbana con oltre 10 milioni di abitanti — che arrivano a 30 con le periferie — si trova già quasi 4 metri sotto il livello di un mare destinato a crescere per i cambiamenti climatici, tra vaste pianure stagnanti alla confluenza di 13 fiumi che convergono sulla stessa baia. Ma a rendere il futuro ancora più allarmante c’è la struttura geologica di un’area sismica costellata di grattacieli e trafficate superstrade che esercitano una pressione sempre più forte sul fragile ecosistema.

Gli studi per trasferire altrove la capitale sono cominciati nel 2010, con i dati del rapido inaridimento delle riserve idriche sotterranee e i primi dubbi sull’efficacia di una muraglia di 30 chilometri (in parte già avviata tre anni fa) per proteggere le coste e creare una riserva d’acqua dolce. Sono stati gli scienziati ad accogliere con scetticismo la soluzione di questo costoso esperimento da 40 miliardi di dollari, visto che agli attuali ritmi un terzo della città potrebbe essere sommerso entro il 2050: salvo radicali e improbabili rivoluzioni urbane.

Nel suo discorso sullo stato della Nazione per il 74esimo anniversario dell’indipendenza dal governo coloniale olandese celebrato ieri, il presidente Widodo è stato parco di dettagli ma ha chiesto per la prima volta in via formale al parlamento il permesso di trasferire la nuova capitale nella parte del Borneo sotto controllo indonesiano chiamata Kalimantan, una regione che occupa due terzi della grande isola al centro dell’arcipelago condivisa con Malesia e Brunei. Con l’annuncio è cresciuta la curiosità non solo delle genti di Giava e del Borneo, ma di tutti i 200 milioni di residenti delle 900 isole abitate in un arcipelago che ne conta 17mila, quasi la metà senza neanche un nome. Nel toto-capitale in testa alla classifica spicca Palangkaraya, l’attuale capoluogo del Kalimantan costruita dall’ex presidente Sukarno nel ’57 su vasti spazi pianeggianti e collinosi sufficienti al trasferimento di uffici del governo. A suo favore la lontananza dalle coste e da vulcani e faglie sismiche lungo l’Anello di fuoco del Pacifico che sconvolge sistematicamente Giava e Sumatra.

Per ora l’unica obiezione viene dagli ambientalisti che temono deforestazioni massicce per far posto alla nuova città in aggiunta agli incendi che già rendono spesso irrespirabile l’area dell’attuale centro urbano. Secondo un ministro occorreranno almeno 10 anni di lavori e 40 mila ettari per ospitare una popolazione iniziale tra i 900 mila e il milione e mezzo di abitanti.