I grillini corteggiano Macron per entrare tra i liberali dell’Ue
dal nostro corrispondente ALBERTO D'ARGENIOTrattativa affidata da Parigi a Gozi: "Finché erano alleati con la Lega non c'erano spazi. Ora si vedrà"
BRUXELLES - Il matrimonio avrebbe del clamoroso: Luigi di Maio ed Emmanuel Macron potrebbero allearsi in Europa. Almeno, questo è quanto sperano i grillini a sei mesi dal contestato incontro parigino tra il loro capo politico e i Gilet gialli, i fragorosi insulti - dei quali Matteo Salvini non aveva l'esclusiva - rivolti dall'allora vicepremier 5S al presidente francese e le numerose liti sulla Tav.
Anche se è prematuro annunciare il fidanzamento, quanto meno un garbato corteggiamento da parte del vicepresidente pentastellato del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo, è partito. E, ulteriore ironia della sorte, il destinatario è Sandro Gozi, titolare del dossier per Renew Europe, la formazione macroniana a Strasburgo: lo stesso esponente del Pd, ex sottosegretario con Renzi e Gentiloni e candidato alle europee con Renaissance, la lista di Macron, al quale Di Maio meno di un mese fa - quando ancora governava con Salvini - voleva togliere la cit…
Anche se è prematuro annunciare il fidanzamento, quanto meno un garbato corteggiamento da parte del vicepresidente pentastellato del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo, è partito. E, ulteriore ironia della sorte, il destinatario è Sandro Gozi, titolare del dossier per Renew Europe, la formazione macroniana a Strasburgo: lo stesso esponente del Pd, ex sottosegretario con Renzi e Gentiloni e candidato alle europee con Renaissance, la lista di Macron, al quale Di Maio meno di un mese fa - quando ancora governava con Salvini - voleva togliere la cit…
BRUXELLES - Il matrimonio avrebbe del clamoroso: Luigi di Maio ed Emmanuel Macron potrebbero allearsi in Europa. Almeno, questo è quanto sperano i grillini a sei mesi dal contestato incontro parigino tra il loro capo politico e i Gilet gialli, i fragorosi insulti - dei quali Matteo Salvini non aveva l'esclusiva - rivolti dall'allora vicepremier 5S al presidente francese e le numerose liti sulla Tav.
Anche se è prematuro annunciare il fidanzamento, quanto meno un garbato corteggiamento da parte del vicepresidente pentastellato del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo, è partito. E, ulteriore ironia della sorte, il destinatario è Sandro Gozi, titolare del dossier per Renew Europe, la formazione macroniana a Strasburgo: lo stesso esponente del Pd, ex sottosegretario con Renzi e Gentiloni e candidato alle europee con Renaissance, la lista di Macron, al quale Di Maio meno di un mese fa - quando ancora governava con Salvini - voleva togliere la cittadinanza italiana in quanto colpevole di avere accettato l'incarico di consigliere agli Affari europei presso il governo francese.
Ma andiamo con ordine. In campagna elettorale i 5Stelle avevano costruito una bislacca alleanza con una serie di partitini europei che poi non hanno portato deputati a Strasburgo. A luglio hanno bussato alla porta dei Verdi, appunto dei macroniani di Re, il terzo gruppo dell'emiciclo, e alla sinistra del Gue: ma si erano sentiti accogliere da un coro di "no". Mai con chi flirta con i Gilet gialli, con chi attacca la Francia ogni giorno e specialmente con chi governa con Salvini, amicone sovranista della Le Pen, era stata in particolare la risposta dell'Eliseo. Quindi Castaldo aveva provato a costruire una alleanza alternativa con una serie di partiti, ma non ci era riuscito. Tanto che ad oggi i 14 europarlamentari grillini siedono mestamente nel gruppo misto, isolati, ininfluenti e a secco di fondi garantiti ai gruppi dal Parlamento europeo.
Ora, che si sono liberati dall'abbraccio mortale con la Lega, però sperano di tornare alla ribalta, forti anche di avere votato a luglio la fiducia a Ursula von der Leyen regalandole i voti decisivi per passare l'esame a Strasburgo. Ecco perché in queste ore il gruppo pentastellato in Europa sta lanciando le prime esche. Innanzitutto verso i Verdi, ma si sono già sentiti dire di no dai vicepresidenti del Partito Verde europeo, Monica Frassoni e Reinhard Butikofer: "Il cambio di alleanza in Italia non è sufficiente, serve vera discontinuità su migrazione, ambiente e integrazione europea", la risposta indiretta stilata dopo i primi contatti informali.
E poi a dividere 5S e Verdi c'è anche la diversa posizione su Ursula von der Leyen, sostenuta dai primi e osteggiata dai secondi. Stesso discorso per la Gue, l'estrema sinistra a Strasburgo alla cui porta i grillini hanno già bussato, ma senza grandi speranze.
Diverso il discorso con Renew Europe, la formazione liberale-macroniana che invece sostiene la presidente tedesca della Commissione europea. E così nei giorni scorsi Castaldo è tornato ad affacciarsi all'uscio del gruppo ultraeuropeista. Ma le cose non sono semplici. Basta ascoltare il ragionamento di Gozi, appunto incaricato da Renew Europe (il suo seggio a Strasburgo scatterà dopo la Brexit) di negoziare con i grillini: "Finché erano con la Lega, non venivano nemmeno ricevuti per un caffè.
Adesso vediamo, ma ci sono altre pregiudiziali tra cui la politica europea e quella estera, in particolare i rapporti con la Russia di Putin e alcune prese di posizione non condivisibili come quella sul Venezuela". Insomma, si può parlare, ma nulla è dato per scontato. I veri giochi partiranno la prossima settimana, con i grillini che sperano di uscire dall'isolamento a Strasburgo magari proprio con quel matrimonio con i liberali, oggi in mano a Macron, saltato maldestramente nel gennaio del 2017 dopo un clamoroso flirt tra Beppe Grillo e Guy Verhofstadt. Allora finì male e i 5S finirono tra le braccia di Nigel Farage. Ora vedremo se le rose fioriranno o se i grillini resteranno soli soletti in Europa.
Anche se è prematuro annunciare il fidanzamento, quanto meno un garbato corteggiamento da parte del vicepresidente pentastellato del Parlamento europeo, Fabio Massimo Castaldo, è partito. E, ulteriore ironia della sorte, il destinatario è Sandro Gozi, titolare del dossier per Renew Europe, la formazione macroniana a Strasburgo: lo stesso esponente del Pd, ex sottosegretario con Renzi e Gentiloni e candidato alle europee con Renaissance, la lista di Macron, al quale Di Maio meno di un mese fa - quando ancora governava con Salvini - voleva togliere la cittadinanza italiana in quanto colpevole di avere accettato l'incarico di consigliere agli Affari europei presso il governo francese.
Ma andiamo con ordine. In campagna elettorale i 5Stelle avevano costruito una bislacca alleanza con una serie di partitini europei che poi non hanno portato deputati a Strasburgo. A luglio hanno bussato alla porta dei Verdi, appunto dei macroniani di Re, il terzo gruppo dell'emiciclo, e alla sinistra del Gue: ma si erano sentiti accogliere da un coro di "no". Mai con chi flirta con i Gilet gialli, con chi attacca la Francia ogni giorno e specialmente con chi governa con Salvini, amicone sovranista della Le Pen, era stata in particolare la risposta dell'Eliseo. Quindi Castaldo aveva provato a costruire una alleanza alternativa con una serie di partiti, ma non ci era riuscito. Tanto che ad oggi i 14 europarlamentari grillini siedono mestamente nel gruppo misto, isolati, ininfluenti e a secco di fondi garantiti ai gruppi dal Parlamento europeo.
Ora, che si sono liberati dall'abbraccio mortale con la Lega, però sperano di tornare alla ribalta, forti anche di avere votato a luglio la fiducia a Ursula von der Leyen regalandole i voti decisivi per passare l'esame a Strasburgo. Ecco perché in queste ore il gruppo pentastellato in Europa sta lanciando le prime esche. Innanzitutto verso i Verdi, ma si sono già sentiti dire di no dai vicepresidenti del Partito Verde europeo, Monica Frassoni e Reinhard Butikofer: "Il cambio di alleanza in Italia non è sufficiente, serve vera discontinuità su migrazione, ambiente e integrazione europea", la risposta indiretta stilata dopo i primi contatti informali.
E poi a dividere 5S e Verdi c'è anche la diversa posizione su Ursula von der Leyen, sostenuta dai primi e osteggiata dai secondi. Stesso discorso per la Gue, l'estrema sinistra a Strasburgo alla cui porta i grillini hanno già bussato, ma senza grandi speranze.
Diverso il discorso con Renew Europe, la formazione liberale-macroniana che invece sostiene la presidente tedesca della Commissione europea. E così nei giorni scorsi Castaldo è tornato ad affacciarsi all'uscio del gruppo ultraeuropeista. Ma le cose non sono semplici. Basta ascoltare il ragionamento di Gozi, appunto incaricato da Renew Europe (il suo seggio a Strasburgo scatterà dopo la Brexit) di negoziare con i grillini: "Finché erano con la Lega, non venivano nemmeno ricevuti per un caffè.
Adesso vediamo, ma ci sono altre pregiudiziali tra cui la politica europea e quella estera, in particolare i rapporti con la Russia di Putin e alcune prese di posizione non condivisibili come quella sul Venezuela". Insomma, si può parlare, ma nulla è dato per scontato. I veri giochi partiranno la prossima settimana, con i grillini che sperano di uscire dall'isolamento a Strasburgo magari proprio con quel matrimonio con i liberali, oggi in mano a Macron, saltato maldestramente nel gennaio del 2017 dopo un clamoroso flirt tra Beppe Grillo e Guy Verhofstadt. Allora finì male e i 5S finirono tra le braccia di Nigel Farage. Ora vedremo se le rose fioriranno o se i grillini resteranno soli soletti in Europa.