Esteri

Germania, Sassonia e Brandeburgo al voto: test cruciale per il governo Merkel

Manifestazione elettorale dell'Afd in Sassonia (ansa)
Sono state definite "le elezioni della rabbia": nei due laender dell'Est si prefigura un crollo di Cdu e Spd e la vittoria dei verdi e della destra xenofoba dell'Afd
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La chiamano già la "Wut-Wahl", l'elezione della rabbia, e potrebbe cambiare i destini del Paese. Si vota in due Land della vecchia Germania Est, in Sassonia e in Brandeburgo. Alle 18 chiudono le urne e i primi exit poll saranno diffusi subito dopo dalle principali reti televisive. Cinque milioni e mezzo di elettori - neanche il dieci per cento dei tedeschi - potrebbero provocare un terremoto a Berlino e mettere a rischio il quarto governo Merkel. Perché i due partiti della Grande coalizione - Cdu e Spd - rischiano uno schiaffo micidiale, tra Dresda e Potsdam.
 
A giudicare dai sondaggi, i due vincitori di questo cruciale appuntamento alle urne potrebbero essere i Verdi e l'ultradestra Afd. Mentre la Cdu e la Spd rischiano di perdere, rispetto alle ultime elezioni regionali del 2014, oltre dieci punti. I cristianodemocratici guidano la Sassonia e i socialdemocratici il Brandeburgo ininterrottamente dalla Riunificazione tedesca. 

Le coalizioni uscenti, forse, non potranno essere riconfermate a causa del crollo dei partiti al governo: in entrambe le regioni saranno probabili coalizioni a tre, piuttosto rare in Germania. Ma il motto ovunque è "mai con l'Afd", dettaglio che rischia di costringere qualcuno ad alleanze difficili. 
 
In Brandeburgo si vota già a 16 anni, in Sassonia a partire dai 18 e il sistema elettorale è simile a quello delle elezioni politiche. I seggi nei parlamentini sono variabili e gli elettori mettono due croci su una scheda. La prima per il candidato del seggio, a elezione diretta, la seconda per il partito. Se i candidati votati direttamente con la prima croce non corrispondono poi alle percentuali emerse dalla seconda croce, si compensa aggiungendo seggi. 
 

Sassonia

In Sassonia il governatore uscente Michael Kretschmer (Cdu) ha condotto una battagliera campagna elettorale risollevando il partito nei sondaggi soprattutto nelle ultimissime settimane. Ma la Cdu è data tra il 29 e il 32%, quando nel 2014 aveva incassato il 39,4%. I cristianodemocratici guidano la Sassonia dalla caduta del Muro; già Helmut Kohl la considerava un suo feudo.
 
Attualmente a Dresda - la città dov'è nata la destra anti islamica Pegida - Kretschmer guida una Grande coalizione con la Spd di Martin Dulig. Ma i socialdemocratici rischiano la batosta: dal 12,4% sono dati all'8,5% nei sondaggi. Se andassero davvero sotto il dieci per cento, sarebbe uno shock dalle conseguenze incalcolabili, anche per la Grande coalizione a Berlino.

 
I vincitori probabili sono Verdi e Afd. Gli ambientalisti guidati da Katja Meier sono dati all'11% contro il 5,7% di cinque anni fa. L'Afd con il suo capolista Joerg Urban - un uomo segnalato più volte dai servizi segreti per posizioni xenofobe e antidemocratiche - potrebbe più che raddoppiare il suo ultimo risultato alle regionali, dal 9,7% al 24-25%.
 
Kretschmer non avrà probabilmente i voti per proseguire una coalizione con la Spd (insieme potrebbero faticare a raggiungere il 40%). Possibile un'alleanza con la Spd più i Verdi, che è tuttavia politicamente rischiosa per le resistenze della destra dei cristianodemocratici. Alcuni di essi preferirebbero rompere il tabù di una coalizione con l'Afd. Ma finché Kretschmer guiderà il partito, è un'ipotesi da escludere. Possibile anche un'alleanza con la Fdp, con i liberali, se supereranno la soglia di sbarramento del 5% (sono intorno a quella cifra, nei sondaggi). Cinque anni fa rischiavano di sparire, erano all'1,5%.
 
Dall'ingresso o meno di alcuni partiti nel parlamentino regionale - Fdp, Freie Waehler - dipenderà anche il risultato dei seggi. Se entrambi i partiti dovessero essere fuori, Kretschmer avrebbe qualche minima possibilità di conquistare abbastanza seggi per ritentare una grande coalizione, alla Cdu e alla Spd basterebbe avere qualche punto sopra il 40% per una maggioranza.
 

Brandeburgo

L'incolore governatore uscente Dietmar Woidke rischia di essere l'uomo simbolo del tracollo della sinistra. In soli cinque anni la Spd è precipitata al 21-22% nei sondaggi - tornare al 31,9% del 2014 sembra un miraggio. Anche qui non ci sono le condizioni, probabilmente, per una riedizione della coalizione con la Linke, che potrebbe scendere dal 18,9% al 14-15%.
 
Possibile che Woidke tenti un'alleanza rosso-rosso-verde con gli annunciati vincitori di questa tornata elettorale, i Verdi del duo Ursula Nonnenmacher e Benjamin Raschke. I sondaggi pronosticano almeno un raddoppio del 6,2% del 2014, li danno attorno al 14%. 
 
Una delle grandi questioni sul tavolo, nei prossimi anni, sarà come gestire la chiusura delle miniere di lignite imposta entro il 2038 dall'uscita dal carbone promessa dal governo Merkel. Sul fronte opposto della sinistra, che cerca soluzioni che risolvano il problema ambientale ammortizzando i prevedibili esuberi, c'è l'Afd che non fa che alimentare le paure della popolazione in Lusazia, dilaniata da anni sulla questione delle tossiche cave all'aperto. 
 
L'ultradestra può contare qui su un candidato che ha già conquistato le prime pagine dei giornali per il suo passato neonazista, Andreas Kalblitz. L'esponente dell'ala radicale del partito è dato nei sondaggi al 21-22%, testa a testa con la Spd, quasi al doppio dei voti che prese nel 2014, ossia il 12,2%.