Meuthen, leader Afd: "Il voto ci dà la spinta conquisteremo l’Ovest"
dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONIParla il numero uno del partito dopo il trionfo dell'ultradestra alle elezioni in Sassonia e Brandeburgo: "Non possono ignorarci"
BERLINO - Jörg Meuthen è il numero uno dell'Afd e al congresso di novembre ha già detto che si ricandiderà per la presidenza. In quest'intervista esclusiva con Repubblica, l'ex Spitzenkandidat dell'ultradestra alle Europee analizza il trionfo del suo partito in Brandeburgo e Sassonia e spiega perché Matteo Salvini non ha perso.
Meuthen, come interpreta il risultato del voto? Vi siete consolidati come Volkspartei, partito di massa?
"Sì, è anche la mia lettura del risultato. È la seconda volta che partecipiamo a un'elezione in quelle regioni: in Sassonia abbiamo triplicato il risultato, in Brandeburgo lo abbiamo raddoppiato".
Perché tutto questo successo in particolare tra gli astensionisti?
"I partiti tradizionali non mantengono le promesse e non realizzano i cambiamenti che gli elettori vogliono davvero. Ciò ha deluso gli elettori per anni e li ha tenuti lontani dalle urne. In noi …
Meuthen, come interpreta il risultato del voto? Vi siete consolidati come Volkspartei, partito di massa?
"Sì, è anche la mia lettura del risultato. È la seconda volta che partecipiamo a un'elezione in quelle regioni: in Sassonia abbiamo triplicato il risultato, in Brandeburgo lo abbiamo raddoppiato".
Perché tutto questo successo in particolare tra gli astensionisti?
"I partiti tradizionali non mantengono le promesse e non realizzano i cambiamenti che gli elettori vogliono davvero. Ciò ha deluso gli elettori per anni e li ha tenuti lontani dalle urne. In noi …
BERLINO - Jörg Meuthen è il numero uno dell'Afd e al congresso di novembre ha già detto che si ricandiderà per la presidenza. In quest'intervista esclusiva con Repubblica, l'ex Spitzenkandidat dell'ultradestra alle Europee analizza il trionfo del suo partito in Brandeburgo e Sassonia e spiega perché Matteo Salvini non ha perso.
Meuthen, come interpreta il risultato del voto? Vi siete consolidati come Volkspartei, partito di massa?
"Sì, è anche la mia lettura del risultato. È la seconda volta che partecipiamo a un'elezione in quelle regioni: in Sassonia abbiamo triplicato il risultato, in Brandeburgo lo abbiamo raddoppiato".
Perché tutto questo successo in particolare tra gli astensionisti?
"I partiti tradizionali non mantengono le promesse e non realizzano i cambiamenti che gli elettori vogliono davvero. Ciò ha deluso gli elettori per anni e li ha tenuti lontani dalle urne. In noi vedono un'offerta politica interessante e vogliono anche che ci venga concessa l'opportunità di prendere decisioni".
E invece siete sempre in quarantena: nessuno vuole allearsi con l'Afd.
"Vero. Siamo isolati, dovremo convivere ancora un po' con questo fatto. Siamo un partito di opposizione molto forte e ci troviamo dinanzi a un'alleanza tra forze fragili. Un giorno non potranno più ignorarci. E questo voto darà anche una spinta all'Afd a Ovest".
Vi accusano di non avere un programma definito e di alimentare solo le paure. Fomentate l'odio contro i profughi e spargete veleno sulla Riunificazione.
"Queste accuse sono tutte infondate. Sono la Spd e la Cdu a fomentare le paure contro di noi, ci bollano di essere estremisti di destra, razzisti e nazisti. Non lo siamo. Quanto alle preoccupazioni dei cittadini: è giusto ascoltarli, il loro timore di impoverirsi, di subire un'eccessiva presenza di migranti illegali. Saremmo nel torto se non lo facessimo. La Cdu e la Spd sono al tramonto: ci sono due partiti in ascesa, noi e i Verdi. Questi ultimi, però, sono stati frenati, hanno preso meno di quanto non dicessero i sondaggi".
Sì, ma il Brandeburgo è simbolico per gli scandali in cui incappate di continuo. Il candidato di punta è Andreas Kalbitz, un uomo dal conclamato passato neonazista. Accade un po' troppo spesso che si scopra qualcuno nel suo partito che simpatizzi con i neonazisti o gli antisemiti o abbia un passato estremista...
"Questi episodi vanno sempre considerati singolarmente. La settimana scorsa abbiamo cacciato la leader Afd dello Schleswig-Holstein, Doris von Sayn-Wittgenstein, dal partito. Quanto a Kalbitz: ha ammesso che si trattava di una fase sperimentale, sbagliata. È sicuramente un conservatore, ma non sostiene nulla che non sia ammesso dal consensus nel partito. Se rappresentasse le stesse posizioni di vent'anni fa, dovrebbe cercarsi un altro partito".
Non teme un redde rationem tra l'ala destra e quella liberale nel suo partito? Il leader della corrente di destra, Björn Höcke, lo ha annunciato, per il congresso.
"No. Non lo nascondo: Höcke ed io abbiamo posizioni diverse su alcune cose. Ma concordiamo su altre; si tratta solo di vedere quali posizioni prevalgono".
Anche il suo alleato italiano, Matteo Salvini, è finito temporaneamente in quarantena. Che ne pensa della sua recente mossa suicida?
"In tedesco si dice 'chi è detto morto, campa più a lungo'. Non penso sia un suicidio politico, il suo. Salvini voleva elezioni e non le ha avute perché si è formata un'alleanza tra i socialdemocratici e i 5 Stelle che è estremamente fragile e non avrà vita lunga. Nel frattempo la Lega si rafforzerà perché la politica del Pd e dei 5 Stelle non è condivisa dalla maggioranza degli italiani. Penso e spero che Salvini uscirà rafforzato dalle prossime elezioni".
Ma davvero pensa che non abbia commesso errori? La Lega era più o meno l'unico partito in Parlamento a volere le elezioni.
"Sì, ha fatto una partita a poker ad alto rischio, ma non si può vincere con ogni carta. Voleva elezioni perché lui e il suo partito stavano diventando sempre più forti. Gli intoppi possono sempre esserci. E fanno male. L'importante è restare sulla palla, imparare dagli errori e accumulare capitale politico. E Salvini è assolutamente capace di ciò".
Eravate in contatto in questi giorni?
"Non con lui direttamente, ma con Marco Zanni e Marco Campomenosi ci sentiamo regolarmente".
Resterete alleati?
"Certo, abbiamo tante posizioni in comune e lavoriamo bene e in un clima di fiducia".
Un po' meno coi 5 Stelle.
"Sì, anche perché si muovono più in direzione dell'Alde. Dalla collaborazione con loro nell'ex gruppo del Parlamento Ue guidato da Nigel Farage ho imparato che le posizioni su cui concordiamo si contano sulle dita di una mano. Anche quando si votava sulla Brexit, loro votavano spesso in modo diverso rispetto a noi. È chiaro che ci sono molte più sintonie con la Lega".
Meuthen, come interpreta il risultato del voto? Vi siete consolidati come Volkspartei, partito di massa?
"Sì, è anche la mia lettura del risultato. È la seconda volta che partecipiamo a un'elezione in quelle regioni: in Sassonia abbiamo triplicato il risultato, in Brandeburgo lo abbiamo raddoppiato".
Perché tutto questo successo in particolare tra gli astensionisti?
"I partiti tradizionali non mantengono le promesse e non realizzano i cambiamenti che gli elettori vogliono davvero. Ciò ha deluso gli elettori per anni e li ha tenuti lontani dalle urne. In noi vedono un'offerta politica interessante e vogliono anche che ci venga concessa l'opportunità di prendere decisioni".
E invece siete sempre in quarantena: nessuno vuole allearsi con l'Afd.
"Vero. Siamo isolati, dovremo convivere ancora un po' con questo fatto. Siamo un partito di opposizione molto forte e ci troviamo dinanzi a un'alleanza tra forze fragili. Un giorno non potranno più ignorarci. E questo voto darà anche una spinta all'Afd a Ovest".
Vi accusano di non avere un programma definito e di alimentare solo le paure. Fomentate l'odio contro i profughi e spargete veleno sulla Riunificazione.
"Queste accuse sono tutte infondate. Sono la Spd e la Cdu a fomentare le paure contro di noi, ci bollano di essere estremisti di destra, razzisti e nazisti. Non lo siamo. Quanto alle preoccupazioni dei cittadini: è giusto ascoltarli, il loro timore di impoverirsi, di subire un'eccessiva presenza di migranti illegali. Saremmo nel torto se non lo facessimo. La Cdu e la Spd sono al tramonto: ci sono due partiti in ascesa, noi e i Verdi. Questi ultimi, però, sono stati frenati, hanno preso meno di quanto non dicessero i sondaggi".
Sì, ma il Brandeburgo è simbolico per gli scandali in cui incappate di continuo. Il candidato di punta è Andreas Kalbitz, un uomo dal conclamato passato neonazista. Accade un po' troppo spesso che si scopra qualcuno nel suo partito che simpatizzi con i neonazisti o gli antisemiti o abbia un passato estremista...
"Questi episodi vanno sempre considerati singolarmente. La settimana scorsa abbiamo cacciato la leader Afd dello Schleswig-Holstein, Doris von Sayn-Wittgenstein, dal partito. Quanto a Kalbitz: ha ammesso che si trattava di una fase sperimentale, sbagliata. È sicuramente un conservatore, ma non sostiene nulla che non sia ammesso dal consensus nel partito. Se rappresentasse le stesse posizioni di vent'anni fa, dovrebbe cercarsi un altro partito".
Non teme un redde rationem tra l'ala destra e quella liberale nel suo partito? Il leader della corrente di destra, Björn Höcke, lo ha annunciato, per il congresso.
"No. Non lo nascondo: Höcke ed io abbiamo posizioni diverse su alcune cose. Ma concordiamo su altre; si tratta solo di vedere quali posizioni prevalgono".
Anche il suo alleato italiano, Matteo Salvini, è finito temporaneamente in quarantena. Che ne pensa della sua recente mossa suicida?
"In tedesco si dice 'chi è detto morto, campa più a lungo'. Non penso sia un suicidio politico, il suo. Salvini voleva elezioni e non le ha avute perché si è formata un'alleanza tra i socialdemocratici e i 5 Stelle che è estremamente fragile e non avrà vita lunga. Nel frattempo la Lega si rafforzerà perché la politica del Pd e dei 5 Stelle non è condivisa dalla maggioranza degli italiani. Penso e spero che Salvini uscirà rafforzato dalle prossime elezioni".
Ma davvero pensa che non abbia commesso errori? La Lega era più o meno l'unico partito in Parlamento a volere le elezioni.
"Sì, ha fatto una partita a poker ad alto rischio, ma non si può vincere con ogni carta. Voleva elezioni perché lui e il suo partito stavano diventando sempre più forti. Gli intoppi possono sempre esserci. E fanno male. L'importante è restare sulla palla, imparare dagli errori e accumulare capitale politico. E Salvini è assolutamente capace di ciò".
Eravate in contatto in questi giorni?
"Non con lui direttamente, ma con Marco Zanni e Marco Campomenosi ci sentiamo regolarmente".
Resterete alleati?
"Certo, abbiamo tante posizioni in comune e lavoriamo bene e in un clima di fiducia".
Un po' meno coi 5 Stelle.
"Sì, anche perché si muovono più in direzione dell'Alde. Dalla collaborazione con loro nell'ex gruppo del Parlamento Ue guidato da Nigel Farage ho imparato che le posizioni su cui concordiamo si contano sulle dita di una mano. Anche quando si votava sulla Brexit, loro votavano spesso in modo diverso rispetto a noi. È chiaro che ci sono molte più sintonie con la Lega".