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(afp)

Il ministro Barclay: "Bruxelles sappia che non ci fermiamo. Divorzio il 31 ottobre"

Il ministro della Brexit, accoglie Repubblica in una sala sotterranea di Downing Street: "L'unica alternativa è un accordo senza backstop, per poi iniziare subito le trattative per un'intesa di libero scambio"
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LONDRA - "Parole come quelle di Michel Barnier accelerano sensibilmente la corsa e le preparazioni per il No Deal", cioè l'uscita potenzialmente rovinosa di Londra dall'Ue senza accordo. "Abbiamo lanciato 300 programmi statali per prepararci e siamo quasi pronti, se l'Ue non ci verrà incontro su un nuovo accordo che noi vogliamo fortemente". Il giorno dopo il severo editoriale del caponegoziatore Ue per la Brexit sul Sunday Telegraph, Stephen Barclay, il ministro della Brexit, accoglie Repubblica e altre testate straniere in una sala sotterranea di Downing Street.

È l'occasione per rispondere, duramente, all'articolo apparso il giorno prima sul quotidiano inglese, in cui Barnier ribadisce le richieste dell'Unione Europea per un nuovo patto sulla Brexit, già nero su bianco nell'accordo firmato dall'allora premier Theresa May e dall'Ue tutta. Peccato che questo "trattato" non sia mai stato app…
LONDRA - "Parole come quelle di Michel Barnier accelerano sensibilmente la corsa e le preparazioni per il No Deal", cioè l'uscita potenzialmente rovinosa di Londra dall'Ue senza accordo. "Abbiamo lanciato 300 programmi statali per prepararci e siamo quasi pronti, se l'Ue non ci verrà incontro su un nuovo accordo che noi vogliamo fortemente". Il giorno dopo il severo editoriale del caponegoziatore Ue per la Brexit sul Sunday Telegraph, Stephen Barclay, il ministro della Brexit, accoglie Repubblica e altre testate straniere in una sala sotterranea di Downing Street.

È l'occasione per rispondere, duramente, all'articolo apparso il giorno prima sul quotidiano inglese, in cui Barnier ribadisce le richieste dell'Unione Europea per un nuovo patto sulla Brexit, già nero su bianco nell'accordo firmato dall'allora premier Theresa May e dall'Ue tutta. Peccato che questo "trattato" non sia mai stato approvato dal Parlamento britannico e così il nuovo premier Boris Johnson, per ammansire la furia degli euroscettici del suo partito conservatore, chiede di sradicare dal testo il "backstop", ossia la controversa clausola imposta dall'Ue per preservare la pace del confine irlandese, con l'Irlanda del Nord (o addirittura tutto il Regno Unito) agganciata all'unione doganale Ue potenzialmente per sempre fino a quando non si troverà un'altra soluzione. Una bestemmia per i brexiters.

Nell'articolo, Barnier è irremovibile su quelli che lui e l'Ue considerano pilastri essenziali di qualsiasi accordo con Johnson: il "backstop è insormontabile e che le soluzioni alternative proposte da Londra sono inapplicabili". Ribatte Barclay, occhi da husky, classica camicia bianca e cravatta scura: "Il backstop deve essere rimosso, punto", lui che pure aveva sempre votato a favore dell'accordo May sulla Brexit. Altri tempi. "È stato rifiutato tre volte dalla Camera dei Comuni", insiste, "l'unica strada alternativa è un accordo senza backstop e noi vogliamo fortemente questo accordo, per poi iniziare subito le trattative per un trattato di libero scambio con l'Ue. Ma - avverte Barclay - allo stesso tempo ci stiamo impegnando per essere pronti a uscire il 31 ottobre con il No Deal. Bisogna onorare il referendum del 2016 e la democrazia".

Ma quali sono le vostre alternative al backstop del confine irlandese? Sempre le stesse: soluzioni tecnologiche (al momento insufficienti) o checkpoint lontani dalla frontiera (altra soluzione complicata). "Le autorità europee come Barnier sono rimaste sulla stessa posizione del passato" aggiunge irritato Barclay, "e spesso neanche ci ascoltano quando portiamo soluzioni alternative e flessibili". Il ministro della Brexit pare in un mondo un po' tutto suo, così come il governo Johnson. Al di là delle vaghe alternative al backstop, sostiene che "vari leader europei", cioè Macron e Merkel, "al contrario di Barnier hanno mostrato interesse nelle nostre proposte".

All'obiezione che da Parigi e Berlino non sono mai arrivate vere aperture, Barclay risponde che invece "non vedono l'ora di vedere i dettagli delle nostre idee. I negoziati continuano senza sosta. Vedremo se questo approccio assolutista dell'Ue rimarrà immutato".

Sarà. Barnier ha aggiunto che, anche in uno scenario di No Deal, Londra dovrà pagare gli oltre 30 miliardi pattuiti per il "divorzio". Johnson ha già fatto capire che in quel caso non pagherà una sterlina. Insomma, Londra e l'Europa rimangono su posizioni opposte, in un "blame game", in cui ognuno scarica la colpa all'altro, con la deadline del 31 ottobre, oltre la quale c'è il No Deal, sempre più vicina. E adesso incombono anche nuove elezioni.

Fonti di Downing Street sostengono che, in caso di apertura europea sul confine irlandese, Johnson sarebbe disposto a sacrificare addirittura i brexiter estremisti del suo partito, cui non basta nemmeno rimuovere il backstop, visto che la tanto agognata uscita dall'Ue è oramai dietro l'angolo: ci sarebbero decine di laburisti euroscettici pronti a sostituirli. Ma l'Ue concederà a Johnson in un mese quello che non ha concesso in due anni e mezzo a May, che qualche rancoroso da queste parti ricorda come "terribilmente umiliata da Bruxelles"?