Hong Kong, Carrie Lam ritira la legge sull'estradizione
dal nostro inviato FILIPPO SANTELLIIl capo dell'esecutivo si piega alle richieste degli studenti che da mesi protestano in piazza
HONG KONG - La parolina magica, quella che per tre mesi ha evitato, alla fine Carrie Lam l'ha pronunciata. Martedì sera, con un discorso preregistrato trasmesso dalla televisione alle 18, la Chief executive di Hong Kong ha annunciato il "ritiro" della contestata legge sull'estradizione, causa scatenante delle proteste che in queste settimane hanno fatto precipitare nel caos la città. Il ritiro della norma, fin qui solo sospesa, è una delle cinque richieste dei manifestanti, che ottengono così la prima vera vittoria.
La prima indiscrezione sul ritiro era arrivata nel primo pomeriggio, l'annuncio ufficiale è stato trasmesso dopo una riunione tenuta da Lam con gli esponenti del campo pro-establishment. L'obiettivo, dice una fonte governativa, è "raffreddare l'atmosfera", considerata l'escalation di violenze vista nelle ultime settimane. Il problema è che nel frattempo la parolina tanto, troppo a…
La prima indiscrezione sul ritiro era arrivata nel primo pomeriggio, l'annuncio ufficiale è stato trasmesso dopo una riunione tenuta da Lam con gli esponenti del campo pro-establishment. L'obiettivo, dice una fonte governativa, è "raffreddare l'atmosfera", considerata l'escalation di violenze vista nelle ultime settimane. Il problema è che nel frattempo la parolina tanto, troppo a…
HONG KONG - La parolina magica, quella che per tre mesi ha evitato, alla fine Carrie Lam l'ha pronunciata. Martedì sera, con un discorso preregistrato trasmesso dalla televisione alle 18, la Chief executive di Hong Kong ha annunciato il "ritiro" della contestata legge sull'estradizione, causa scatenante delle proteste che in queste settimane hanno fatto precipitare nel caos la città. Il ritiro della norma, fin qui solo sospesa, è una delle cinque richieste dei manifestanti, che ottengono così la prima vera vittoria.
La prima indiscrezione sul ritiro era arrivata nel primo pomeriggio, l'annuncio ufficiale è stato trasmesso dopo una riunione tenuta da Lam con gli esponenti del campo pro-establishment. L'obiettivo, dice una fonte governativa, è "raffreddare l'atmosfera", considerata l'escalation di violenze vista nelle ultime settimane. Il problema è che nel frattempo la parolina tanto, troppo attesa dai cittadini di Hong Kong, rischia di aver perso gran parte del suo potere.
Il ritiro è effettivamente l'inizio di una risposta politica, nell'idea di Lam di un dialogo con i cittadini, e ha fatto fare un balzo di gioia alla Borsa locale. Ma oltre ad arrivare con enorme ritardo, accoglie solo una delle cinque domande del movimento. Sulle altre Lam ha fatto delle aperture, distanti però dalle richieste dei cittadini. Ha ribadito che verrà svolta un'indagine sull'operato della polizia, con il coinvolgimento di esperti stranieri, ma a svolgerla sarà l'attuale organo di vigilanza che i manifestanti non considerano indipendente. Ha rifiutato l'amnistia per gli arrestati, dicendo che devono essere giudicati secondo la legge.
E sul suffragio universale, pur ammettendo che è "il fine ultimo", ha detto che deve essere discusso in una diversa atmosfera e secondo le procedure legali previste. Infine il governo inviterà un comitato di esperti a esaminare i problemi della società di Hong Kong. Questo pacchetto è il più compiuto tentativo della leader di Hong Kong (e di Pechino) di placare le proteste. Ma a giudicare dalle prime reazioni dal campo democratico e sui forum dei giovani, "troppo poco e troppo tardi" è la frase più ripetuta, non sembra aver convinto molti. Anche perché la fiducia nei confronti di Carrie Lam è ai minimi storici.
La prima indiscrezione sul ritiro era arrivata nel primo pomeriggio, l'annuncio ufficiale è stato trasmesso dopo una riunione tenuta da Lam con gli esponenti del campo pro-establishment. L'obiettivo, dice una fonte governativa, è "raffreddare l'atmosfera", considerata l'escalation di violenze vista nelle ultime settimane. Il problema è che nel frattempo la parolina tanto, troppo attesa dai cittadini di Hong Kong, rischia di aver perso gran parte del suo potere.
Il ritiro è effettivamente l'inizio di una risposta politica, nell'idea di Lam di un dialogo con i cittadini, e ha fatto fare un balzo di gioia alla Borsa locale. Ma oltre ad arrivare con enorme ritardo, accoglie solo una delle cinque domande del movimento. Sulle altre Lam ha fatto delle aperture, distanti però dalle richieste dei cittadini. Ha ribadito che verrà svolta un'indagine sull'operato della polizia, con il coinvolgimento di esperti stranieri, ma a svolgerla sarà l'attuale organo di vigilanza che i manifestanti non considerano indipendente. Ha rifiutato l'amnistia per gli arrestati, dicendo che devono essere giudicati secondo la legge.
E sul suffragio universale, pur ammettendo che è "il fine ultimo", ha detto che deve essere discusso in una diversa atmosfera e secondo le procedure legali previste. Infine il governo inviterà un comitato di esperti a esaminare i problemi della società di Hong Kong. Questo pacchetto è il più compiuto tentativo della leader di Hong Kong (e di Pechino) di placare le proteste. Ma a giudicare dalle prime reazioni dal campo democratico e sui forum dei giovani, "troppo poco e troppo tardi" è la frase più ripetuta, non sembra aver convinto molti. Anche perché la fiducia nei confronti di Carrie Lam è ai minimi storici.