Mugabe, morte di un tiranno: fondò e distrusse lo Zimbabwe
di PIETRO DEL RESi è spento a 95 anni a Singapore. Nel 2017 fu deposto dopo un quarantennio al potere: il dittatore più longevo al mondo. Dai trionfi nella lotta di liberazione al disastro economico e le violazioni dei diritti umani. Lui stesso si definiva "laureato in violenza"
LA sua ultima volontà Robert Mugabe l'espresse lo scorso agosto, rifiutando di essere sepolto a Heroes Acre, il grande cimitero degli eroi della lotta per l'indipendenza, a qualche chilometro dal centro di Harare, dove l'aspettava un mausoleo degno di un padre della patria e dove il popolo dello Zimbabwe l'avrebbe oggi pianto o maledetto.
L'anziano despota, cacciato dal potere nel 2017, è morto ieri mattina in solitudine, nella stanza di una lussuosa clinica di Singapore dov'era ricoverato da maggio, lontano dal Paese che ha governato 37 anni con il pugno di ferro per portarlo verso una rovinosa crisi economica. "Governerò fino a cent'anni", ripeteva spesso il "laureato in violenza" come si definì un giorno, ma è andata diversamente per un errore da lui stesso compiuto, quando in previsione delle presidenziali del 2018, per spingere al suo posto la moglie Grace, esautorò il suo ex delfino e vice…
L'anziano despota, cacciato dal potere nel 2017, è morto ieri mattina in solitudine, nella stanza di una lussuosa clinica di Singapore dov'era ricoverato da maggio, lontano dal Paese che ha governato 37 anni con il pugno di ferro per portarlo verso una rovinosa crisi economica. "Governerò fino a cent'anni", ripeteva spesso il "laureato in violenza" come si definì un giorno, ma è andata diversamente per un errore da lui stesso compiuto, quando in previsione delle presidenziali del 2018, per spingere al suo posto la moglie Grace, esautorò il suo ex delfino e vice…
LA sua ultima volontà Robert Mugabe l'espresse lo scorso agosto, rifiutando di essere sepolto a Heroes Acre, il grande cimitero degli eroi della lotta per l'indipendenza, a qualche chilometro dal centro di Harare, dove l'aspettava un mausoleo degno di un padre della patria e dove il popolo dello Zimbabwe l'avrebbe oggi pianto o maledetto.
L'anziano despota, cacciato dal potere nel 2017, è morto ieri mattina in solitudine, nella stanza di una lussuosa clinica di Singapore dov'era ricoverato da maggio, lontano dal Paese che ha governato 37 anni con il pugno di ferro per portarlo verso una rovinosa crisi economica. "Governerò fino a cent'anni", ripeteva spesso il "laureato in violenza" come si definì un giorno, ma è andata diversamente per un errore da lui stesso compiuto, quando in previsione delle presidenziali del 2018, per spingere al suo posto la moglie Grace, esautorò il suo ex delfino e vice-presidente Emerson Mnangagwa, diventato poi presidente dello Zimbabwe.
Quella scelta precipitò gli eventi, fino alla sua destituzione, che è stata incruenta, anche perché perfettamente orchestrata dall'esercito e dai suoi ex sodali del movimento dei veterani della guerra di liberazione, il partito Zanu.
S'è spento a 95 anni "Oncle Bob", come lo chiamavano i suoi seguaci, e la sua è stata una fine ingloriosa, snobbato dai grandi, incensato dai furbi e dai mediocri, sempre più confuso nel pensiero e nell'eloquio. La sua ultima carta era stata la fedele moglie Grace, di 41 anni più giovane, soprannominata "Gucci-Grace" o "Disgrace" per la sua ossessione per lo shopping: ex dattilografa che aveva sposato per dargli dei figli e creare così una dinastia, avrebbe dovuto succedergli sul trono, ma il 15 novembre 2017 i generali decisero altrimenti, mettendo la coppia agli arresti domiciliari nella residenza dal tetto a pagoda, chiamata Blu Roof.
Per quattro giorni, il popolo rimase silenzioso, in attesa di un epilogo incerto. Poi, la gioia repressa esplose finalmente per le strade della capitale nel più nutrito e pacifico corteo della storia contro l'anziano tiranno.
Nato il 21 febbraio 1924, prima di diventare uno dei protagonisti della lotta per l'indipendenza, Mugabe studiò dai gesuiti e poi in diverse università africane. Nel 1964 fu condannato a dieci anni di carcere dal regime segregazionista del Paese che all'epoca si chiamava la Rhodesia meridionale. Una volta rilasciato riparò in Mozambico, dove divenne il capo dell'ala militare del partito Zanu.
La sua ascesa verso il potere ebbe inizio nel 1980, quando sconfisse Ian Douglas Smith, il primo ministro e segretario del partito dell'apartheid. Il solo vanto del lungo regno di Mugabe fu la creazione di un sistema d'istruzione che ha ridotto l'analfabetismo al 10%. Fu invece la sua disastrosa riforma agraria, varata nel 2000, a spingere un Paese ricco di risorse minerarie verso la rovina.
Nel tentativo di risollevare il settore agricolo, il presidente promosse una manovra tanto demagogica quanto disastrosa: l'esproprio delle terre alle poche migliaia di ex coloni bianchi rimasti nel Paese, trasformati nella quinta colonna dello schiavismo moderno. Quelle terre, le migliori del Paese, non furono però distribuite ai contadini più poveri, bensì agli uomini del partito Zanu che sono stati incapaci di farle fruttare. Da allora, anche perché funestato da diversi anni di siccità, il Paese non ha fatto che peggiorare, tanto da provocare una massiccia emigrazione soprattutto verso il vicino Sudafrica. Ancora oggi l'80 % della popolazione vive sotto la soglia di povertà, il tasso di disoccupazione raggiunge il 90% e si contano meno di 0,5 medici per 100mila persone.
Di ciò, Mugabe ha sempre incolpato l'Occidente che vedeva impegnato a ordire complotti contro la rivoluzione indipendentista. Lui, però, in un Paese allo stremo, organizzava feste di compleanno con migliaia d'invitati, in cui si servivano animali in via di estinzione e si sacrificavano un elefante e un paio di leoni.
Quale bilancio trarre dalla vita di questo ex insegnante, padre di quattro figli, leader del movimento di liberazione africana con ben sette titoli accademici, che predicava la riconciliazione razziale tra i popoli anni prima che il mondo conoscesse Nelson Mandela, ma anche despota che ha trascinato il suo Paese verso una crisi economica dalla quale difficilmente si risolleverà nei prossimi decenni?
È vero, fece molto per risanare il Paese, senza riuscirvi però, e reprimendo nel sangue ogni forma di opposizione. Ieri, solo la Cina e qualche Paese africano l'hanno ricordato come "un leader eccezionale per la liberazione nazionale". Ma per gli ex coloni britannici "sotto la sua presidenza, il suo popolo ha sofferto enormemente in quanto ha impoverito il Paese e autorizzato l'uso della forza contro la sua stessa gente".
L'anziano despota, cacciato dal potere nel 2017, è morto ieri mattina in solitudine, nella stanza di una lussuosa clinica di Singapore dov'era ricoverato da maggio, lontano dal Paese che ha governato 37 anni con il pugno di ferro per portarlo verso una rovinosa crisi economica. "Governerò fino a cent'anni", ripeteva spesso il "laureato in violenza" come si definì un giorno, ma è andata diversamente per un errore da lui stesso compiuto, quando in previsione delle presidenziali del 2018, per spingere al suo posto la moglie Grace, esautorò il suo ex delfino e vice-presidente Emerson Mnangagwa, diventato poi presidente dello Zimbabwe.
Quella scelta precipitò gli eventi, fino alla sua destituzione, che è stata incruenta, anche perché perfettamente orchestrata dall'esercito e dai suoi ex sodali del movimento dei veterani della guerra di liberazione, il partito Zanu.
S'è spento a 95 anni "Oncle Bob", come lo chiamavano i suoi seguaci, e la sua è stata una fine ingloriosa, snobbato dai grandi, incensato dai furbi e dai mediocri, sempre più confuso nel pensiero e nell'eloquio. La sua ultima carta era stata la fedele moglie Grace, di 41 anni più giovane, soprannominata "Gucci-Grace" o "Disgrace" per la sua ossessione per lo shopping: ex dattilografa che aveva sposato per dargli dei figli e creare così una dinastia, avrebbe dovuto succedergli sul trono, ma il 15 novembre 2017 i generali decisero altrimenti, mettendo la coppia agli arresti domiciliari nella residenza dal tetto a pagoda, chiamata Blu Roof.
Per quattro giorni, il popolo rimase silenzioso, in attesa di un epilogo incerto. Poi, la gioia repressa esplose finalmente per le strade della capitale nel più nutrito e pacifico corteo della storia contro l'anziano tiranno.
Nato il 21 febbraio 1924, prima di diventare uno dei protagonisti della lotta per l'indipendenza, Mugabe studiò dai gesuiti e poi in diverse università africane. Nel 1964 fu condannato a dieci anni di carcere dal regime segregazionista del Paese che all'epoca si chiamava la Rhodesia meridionale. Una volta rilasciato riparò in Mozambico, dove divenne il capo dell'ala militare del partito Zanu.
La sua ascesa verso il potere ebbe inizio nel 1980, quando sconfisse Ian Douglas Smith, il primo ministro e segretario del partito dell'apartheid. Il solo vanto del lungo regno di Mugabe fu la creazione di un sistema d'istruzione che ha ridotto l'analfabetismo al 10%. Fu invece la sua disastrosa riforma agraria, varata nel 2000, a spingere un Paese ricco di risorse minerarie verso la rovina.
Nel tentativo di risollevare il settore agricolo, il presidente promosse una manovra tanto demagogica quanto disastrosa: l'esproprio delle terre alle poche migliaia di ex coloni bianchi rimasti nel Paese, trasformati nella quinta colonna dello schiavismo moderno. Quelle terre, le migliori del Paese, non furono però distribuite ai contadini più poveri, bensì agli uomini del partito Zanu che sono stati incapaci di farle fruttare. Da allora, anche perché funestato da diversi anni di siccità, il Paese non ha fatto che peggiorare, tanto da provocare una massiccia emigrazione soprattutto verso il vicino Sudafrica. Ancora oggi l'80 % della popolazione vive sotto la soglia di povertà, il tasso di disoccupazione raggiunge il 90% e si contano meno di 0,5 medici per 100mila persone.
Di ciò, Mugabe ha sempre incolpato l'Occidente che vedeva impegnato a ordire complotti contro la rivoluzione indipendentista. Lui, però, in un Paese allo stremo, organizzava feste di compleanno con migliaia d'invitati, in cui si servivano animali in via di estinzione e si sacrificavano un elefante e un paio di leoni.
Quale bilancio trarre dalla vita di questo ex insegnante, padre di quattro figli, leader del movimento di liberazione africana con ben sette titoli accademici, che predicava la riconciliazione razziale tra i popoli anni prima che il mondo conoscesse Nelson Mandela, ma anche despota che ha trascinato il suo Paese verso una crisi economica dalla quale difficilmente si risolleverà nei prossimi decenni?
È vero, fece molto per risanare il Paese, senza riuscirvi però, e reprimendo nel sangue ogni forma di opposizione. Ieri, solo la Cina e qualche Paese africano l'hanno ricordato come "un leader eccezionale per la liberazione nazionale". Ma per gli ex coloni britannici "sotto la sua presidenza, il suo popolo ha sofferto enormemente in quanto ha impoverito il Paese e autorizzato l'uso della forza contro la sua stessa gente".