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Konstantin Malofeev nel suo studio al numero 31 di Novinskij Bulvar (foto: Castelletti/Repubblica) 

Russia, parla il miliardario sovranista Malofeev: “Salvini? È il futuro dell’Italia e dell’Europa”

Ultraortodosso, monarchico, sotto sanzioni, promuove un'agenda ispirata ai valori cristiani e tradizionali. E' accusato di foraggiare i partiti populisti in Europa, come Fn e Lega: “Tutto falso, vogliono solo screditarmi”. Ha incontrato Savoini dopo lo scandalo Moscopoli: “Ne abbiamo riso insieme”. E vede regolarmente Dugin: “il più grande filosofo che conosca”.
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MOSCA. L'appuntamento con Konstantin Valerjevich Malofeev è al quinto piano del numero 31 di Novinskij Bulvar che ospita gli uffici delle sue principali organizzazioni, tra cui l'Avangard Oil&Gas con cui, secondo un'inchiesta dell'Espresso, il leghista Gianluca Savoini avrebbe negoziato a vuoto una compravendita di gasolio. Malofeev smentisce categoricamente questa presunta trattativa non andata a buon fine, ma non nasconde di conoscere Savoini. "Ci siamo incontrati anche dopo lo scandalo e ne abbiamo riso. Tanto rumore intorno a un incontro nella lobby di un hotel? È quantomeno esagerato". Classe 1974, ultraortodosso, filantropo, nostalgico della monarchia zarista, sotto sanzioni perché sospettato di aver foraggiato il conflitto in Donbass, Malofeev ha lavorato nella finanza e nel settore bancario prima di creare il fondo d'investimenti Marshall Capital. Oggi è uno degli uomini più ricchi di Russia. Circondato da ic…
MOSCA. L'appuntamento con Konstantin Valerjevich Malofeev è al quinto piano del numero 31 di Novinskij Bulvar che ospita gli uffici delle sue principali organizzazioni, tra cui l'Avangard Oil&Gas con cui, secondo un'inchiesta dell'Espresso, il leghista Gianluca Savoini avrebbe negoziato a vuoto una compravendita di gasolio. Malofeev smentisce categoricamente questa presunta trattativa non andata a buon fine, ma non nasconde di conoscere Savoini. "Ci siamo incontrati anche dopo lo scandalo e ne abbiamo riso. Tanto rumore intorno a un incontro nella lobby di un hotel? È quantomeno esagerato". Classe 1974, ultraortodosso, filantropo, nostalgico della monarchia zarista, sotto sanzioni perché sospettato di aver foraggiato il conflitto in Donbass, Malofeev ha lavorato nella finanza e nel settore bancario prima di creare il fondo d'investimenti Marshall Capital. Oggi è uno degli uomini più ricchi di Russia. Circondato da icone ortodosse e ritratti degli zar, respinge l'etichetta di "oligarca": "Nel nostro vocabolario, oligarchi sono coloro che privatizzarono le proprietà dello Stato senza dare nulla in cambio all'inizio degli anni Novanta. Ero un giovane avvocato quando è successo e lavoravo per un oligarca, ricordo bene che cosa è successo, ma non ne ho beneficiato e credo senz'ombra di dubbio che sia stato ingiusto".

C'è chi la definisce "Soros russo"...
"Non mi piace quando mi legano a questo nome. Per me George Soros è il diavolo, promuove un'agenda distruttiva per la società. La sola notizia buona è che è vecchio. Io invece credo di essere dalla parte di Dio. Sono cristiano, il mio approccio è costruttivo. Ho fondato organizzazioni che tutelano i valori cristiani tradizionali. Nel 2006 ho creato la Fondazione San Basilio il Grande per rispondere specificatamente alle preoccupazioni cristiane. All'inizio ho tenuto quest'attività nascosta perché il Nostro Salvatore ha detto che, se riceverai il premio in questo mondo, non lo avrai in Paradiso. Poi mi hanno consigliato di pubblicizzarla perché la gente sapesse di quest'attività e potesse seguire il nostro esempio. Da qui è nata la scuola omonima che oggi conta 400 studenti. Abbiamo appena lanciato una borsa di studio aperta a tutto il Paese per quattro posti gratuiti: ci sono 500 candidati. Nel 2011 ho fondato la Lega per un Internet sicuro che ha promosso le leggi contro la pornografia online e contro la propaganda omosessuale. Poi c'è la società storica "Aquila bicipite", l'unica focalizzata sulla nostra eredità prerivoluzionaria. Infine, lo scorso aprile, sono stato nominato vice del patriarca nel Congresso ecumenico del popolo russo che cerca di combattere la russofobia. Stiamo scrivendo una strategia per la Russia: "Sogno russo 2050". Nel 2050 non sappiamo quale istituzione sopravviverà, ma siamo certi che la Chiesa russa ortodossa ci sarà. Dobbiamo trovare una soluzione al calo demografico e non può essere solo economica. La Cina ha già adottato il suo "Sogno Cinese" per il 2050 e il principe ereditario saudita Mohammad bin Salman ha promosso la roadmap "Vision 2030". Anche noi dobbiamo avere una strategia perché viviamo in un mondo multipolare dove gli altri si stanno già adoperando".

Che cosa trova di esemplare nell'esperienza imperiale russa?
"E' quello che ci rende russi oltre alla religione ortodossa. Parliamo dell'impero di Costantinopoli, fondato sulla fede ortodossa. Il nostro culto dell'idea imperiale è l'opposto del nazionalismo. In un impero diverse nazionalità sono unite da un'idea e lavorano per un futuro prospero comune. Se promuoveremo questo spirito imperiale, sono sicuro che un giorno le ex Repubbliche sovietiche vorranno unirsi alla nuova Russia".

In che modo Vladimir Putin incarna questo spirito?
"Putin è stato un dono di Dio. Non ho nessun legame diretto con il Cremlino e quindi posso dirlo liberamente. Ci ha liberato dagli oligarchi, ha riportato la Russia a essere autorevole e rispettata e ha ridato al popolo russo il senso di fiducia. Putin sta ricostruendo un impero non perché abbiamo un esercito più grande o perché vogliamo conquistare qualcuno: siamo già abbastanza grandi e non abbiamo bisogno di nulla. Ma perché ci ha ridato lo spirito imperiale. E ha promosso un governo più giusto nei confronti della gente comune".

Insieme ad Aleksej Komov, ha promosso il Congresso mondiale delle famiglie.
"Komov è stato un mio collaboratore per parecchi anni. Mi ha parlato del Congresso mondiale delle famiglie e io ho appoggiato l'idea. Siamo stati insieme a Sydney, il mio primo Congresso mondiale delle famiglie. Aleksej ha anche lavorato nella fondazione San Basilio il Grande, ma un paio d'anni fa ha lasciato per dedicarsi all'insegnamento in casa. Siamo ancora in contatto, ma non è più coinvolto nella fondazione".

Komov è intervenuto al Congresso Mondiale della Famiglia a Verona. Lei ha sostenuto questa iniziativa?
"Non finanziariamente. Ma era presente una grande delegazione sponsorizzata dalla nostra fondazione".

Pensa che Salvini e la Lega in Italia promuovano i valori in cui Lei si riconosce?
"Le singole nazioni nell'Ue stanno perdendo la loro identità e la Lega è la sola forza che se ne preoccupa. Il problema dell'Europa liberale è che l'establishment è così liberale e distante dalle sue radici da non comprendere più la popolazione che crede nei valori cristiani tradizionali. Tempo fa ho ricevuto via WhatsApp una foto della vecchia dirigenza europea dove metà dei leader non avevano figli. Non hanno figli, come possono essere responsabili del futuro dell'Europa? Durante un dibattito televisivo, un politico italiano diceva: Credo nella democrazia, nel liberalismo, nella libertà di parola. E un uomo della Lega ha risposto: Credo in Dio. Ecco, è questa la risposta. Crediamo in Dio. La Lega è il partito più pragmatico e tradizionalista in Italia, per questo ne condivido gli ideali. Conosco e frequento Salvini da quando è diventato leader della Lega. Sono convinto che, a meno che non inventino altri scandali a orologeria, sarà il futuro leader italiano. È l'unico che mantiene le promesse. Ha carisma, è diretto e ama l'Italia. È un vero e proprio "tribuno del popolo". Sono orgoglioso di conoscerlo".

È dispiaciuto che non sia più nel governo?
"Penso che il M5S sia caduto in una trappola. Dopo aver detto per anni di essere contro il sistema, si è coalizzato con il partito italiano più di establishment che ci sia, il Partito democratico, pieno di vecchie facce. Quando l'economia crollerà, ne sarà ritenuto responsabile insieme al Pd. Sono sicuro che, in un anno o più, quando si tornerà a votare, Salvini avrà così tanti consensi da poter governare da solo. Dobbiamo solo aspettare".

Lei è accusato di aver foraggiato l'ex Front National in Francia e di aver tentato di finanziare la Lega...
"Sono contrario a tutte queste accuse. Non ho mai sponsorizzato nessuno. E di fatti nessuno ha mai prodotto delle prove. C'è solo il tentativo di creare una "leggenda nera", una narrativa propagandistica per danneggiare la mia reputazione. Vogliono demonizzarmi. Basta che un politico europeo venga a cena perché si dica che lo sto finanziando. Non vale neppure la pena reagire perché fa parte del gioco. Ma non smetterò d'incontrare i miei amici europei per questo. Non ho nulla da nascondere. Sono sempre lo stesso in pubblico e privato".

Crede però che un asse tra le forze sovraniste in Europa possa rispondere agli interessi della Russia?
"La Russia non ha bisogno di Stati sovrani in senso stretto, ma penso che l'attuale Ue ha escluso Dio dalle sue fondamenta, è così corrotta e immorale che non si può più porre rimedio. Credo perciò che sia più facile che uno Stato sovrano torni ai valori tradizionali piuttosto che riparare questa Ue. A parer mio, l'Unione europea è in una situazione molto simile all'Urss negli anni Ottanta. Allora nessuno prendeva sul serio l'ideologia comunista e non credo che la gente comune in Europa prenda sul serio le istituzioni di Bruxelles. Siamo vicini al collasso della Ue. Non penso che un'Unione europea sia il male di per sé. Un'unificazione nel campo della sicurezza, delle infrasgtrutture potrebbe essere utile. Non so quale possa essere la soluzione. Forse sarà la stessa del passato quando Alessandro I creò la Santa Alleanza, l'unione dei sovrani d'Europa basata sulle radici cristiane. Ma non possono essere i burocrati di Bruxelles a dettare alla gente l'agenda. Hitler bramerebbe il potere che ha la Ue adesso".
 
Ha detto di conoscere Gianluca Savoini. Avete progetti comuni?
"È stato il filosofo Aleksandr Dugin a farmelo conoscere. Me lo ha presentato come uno dei migliori pensatori italiani indipendenti. Ci ho parlato e mi sono piaciute le sue idee. Con Dugin cinque anni fa ho lanciato il centro di studi geopolitci Katehon, che ha edizioni in diverse lingue. Il Katehon italiano è stato sin dall'inizio un'idea di Savoini. Ogni volta che viene a Mosca c'incontriamo e discutiamo. L'ultima volta gli ho chiesto chi avesse incontrato al Metropol e mi ha spiegato. L'ampiezza dello scandalo comparata ai fatti non è comprensibile".

Nell'incontro al Metropol si fa anche anche il nome di Dugin con cui Lei collabora da tempo. Quali idee vi uniscono?
"Abbiamo cenato insieme giusto ieri. Ci vediamo regolarmente, tranne nell'ultimo anno e mezzo: viveva in un monastero col cellulare spento per completare la sua monumentale opera "Noomachia" in 26 volumi che sono altrettanti "Logos", o "Idee", su diversi popoli e Paesi. Ce n'è uno anche sull'Italia. L'ultimo era dedicato alla Russia. È il più grande filosofo che conosca. Condivido il suo pensiero, come la quarta teoria politica".

Ci spieghi.
"Non possiamo continuare a perpetuare la terminologia del vecchio secolo, di vecchi liberali che continuano a insegnarci come combattere il fascismo. Il fascismo è fallito così come il comunismo e il liberalismo sta morendo. Il terrorismo islamico, l'Isis, la crisi immigrazione. Sono queste le minacce di oggigiorno per l'Italia. Non il fascismo, non il comunismo, non Putin. Viviamo in un mondo multipolare dove le potenze geopolitiche non sono solo gli Usa, ma anche la Cina e il mondo arabo. Non menziono la Ue perché non penso che sia una forza geopolitica. Fa parte del "mondo occidentale" e la capitale del mondo occidentale è tuttora negli Usa. Quando Matteo Salvini diventerà premier italiano o presidente dell'Europa allora potremo discuterne".