Esteri

Svezia, si dimette ministra degli Esteri Margot Wallström: "È il momento di stare con la famiglia"

La ex ministra degli Esteri svedese, Margot Wallström (reuters)
L'annuncio su Twitter. Veterana dei socialdemocratici svedesi, ricopriva l'incarico dal 2014, quando il primo ministro Lofven formò il suo governo, lanciando quella che lei ha denominato una "politica estera femminista". Con una lunga carriera alle spalle, ha ricoperto incarichi nella Commissione Ue e come rappresentante speciale Ue sulle violenze sessuali nei conflitti
1 minuti di lettura
STOCCOLMA - Gravissimo colpo per la sinistra svedese ed europea. Margot Wallström, erede ideale di Olof Palme, "uomo forte" della socialdemocrazia svedese nordica e Ue, si è dimessa dal suo incarico di ministro degli Esteri. Ha scritto in un suo tweet: "È giunto il tempo che io mi dedichi di piú al mio amato consorte, ai figli e ai nipoti".

Decisione legittima: la famiglia prima della politica. Ma chi la conosce  sa quante delusioni Margot abbia dovuto ingoiare dalla Sap, il partito socialdemocratico svedese, spesso incapace come la Spd tedesca di promuovere e portare al massimo livello di leadership le sue persone migliori.

Margot Wallström è stata commissaria europea, poi da ministro degli Esteri inventrice della politica estera femminista. Fatti concreti: quando l'Arabia Saudita ordinò armi alla potente  industria militare svedese per 3 miliardi di euro, lei pose il veto e l'industria non obiettò nulla, si richiamò alla Costituzione. Da decenni era attiva anche contro la declitorizzazione e ogni altra violenza verso le donne.

Al tempo stesso Margot era una figura di primo piano a livello di Unione Europea, di Bruxelles. E invano ha fatto di tutto per salvare il modello svedese (il welfare migliore del mondo accoppiato con un capitalismo ipercompetititvo e all'accoglenza del massimo numero di migranti per abitante nell'Ue). Nessun altro nella socialdemocrazia svedese era al suo livello, eppure due volte dopo due elezioni il partito le preferì il bravo ma incolore ex sindacalista Stefan Lofven come premier.

Negli ultimi anni di crescenti provocazioni militari di Putin contro la democrazia svedese e a favore del partito sovranista locale, è stata sempre Margot ad alzare la voce, non Lofven. Come contro le violazioni di stato di diritto e diritti umani nella Ue e ovunque altrove nel mondo. Margot faceva politica senza mai risparmiarsi e senza parole ufficiali. Adesso la sinistra svedese ed europea dovranno sostituirla e non sarà facile trovare un sostituto alla vera erede di Olof Palme.