Sequi, un "cinese" alla Farnesina. Così Di Maio cerca la pace con Pechino
Filippo Santelli , dal nostro corrispondente FILIPPO SANTELLIL'ambasciatore Ettore Francesco Sequi sarà il capo di gabinetto del nuovo ministro degli Esteri
HONK KONG - Una nomina lampo. Neanche il tempo per Luigi Di Maio di ambientarsi alla Farnesina che il neo ministro degli Esteri ha scelto il capo di gabinetto, figura decisiva nella struttura. Sarà Ettore Francesco Sequi, 63 anni, attuale ambasciatore a Pechino. Una scelta inattesa, pare anche per il diretto interessato. Ma che si incastra bene negli equilibri del governo giallorosso. Sequi è un diplomatico di riconosciuta competenza, necessaria per bilanciare l'inesperienza del leader 5Stelle, e in Cina ha lavorato molto con e per il Made in Italy, uno degli obiettivi di Di Maio. Ha rapporti eccellenti con il Pd, essendo stato nel 2014 capo di gabinetto di Federica Mogherini, e con Bruxelles, visto il passato come Rappresentante Ue in Pakistan e Afghanistan. Infine, nei mesi scorsi ha fatto varie volte da Cicerone a Di Maio durante le visite in Cina, quelle in cui l'allora vicepremier assicurava l'adesione italiana alla Via della seta di Xi Jinping.
Un acco…
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HONK KONG - Una nomina lampo. Neanche il tempo per Luigi Di Maio di ambientarsi alla Farnesina che il neo ministro degli Esteri ha scelto il capo di gabinetto, figura decisiva nella struttura. Sarà Ettore Francesco Sequi, 63 anni, attuale ambasciatore a Pechino. Una scelta inattesa, pare anche per il diretto interessato. Ma che si incastra bene negli equilibri del governo giallorosso. Sequi è un diplomatico di riconosciuta competenza, necessaria per bilanciare l'inesperienza del leader 5Stelle, e in Cina ha lavorato molto con e per il Made in Italy, uno degli obiettivi di Di Maio. Ha rapporti eccellenti con il Pd, essendo stato nel 2014 capo di gabinetto di Federica Mogherini, e con Bruxelles, visto il passato come Rappresentante Ue in Pakistan e Afghanistan. Infine, nei mesi scorsi ha fatto varie volte da Cicerone a Di Maio durante le visite in Cina, quelle in cui l'allora vicepremier assicurava l'adesione italiana alla Via della seta di Xi Jinping.
Un accordo che "ho voluto fortemente", ha rivendicato Di Maio annunciando la nomina di Sequi, lasciando intendere che anche alla Farnesina darà continuità ai rapporti bilaterali con Pechino, dei quali nel 2020 si celebreranno i 50 anni (con possibile visita di Mattarella). Il primo atto del nuovo governo in realtà non è stato amichevole: l'esercizio del golden power verso Huawei e Zte. Dopo il giuramento di giovedì l'agenzia stampa di regime Xinhua ha riservato a Di Maio una stroncatura: "Scelta inusuale, ha una conoscenza delle lingue straniere molto limitata e ha mostrato scarso interesse per le questioni globali".
Molti hanno ipotizzato una vendetta per la gaffe sul presidente "Ping". Fatto sta che la critica è poi sparita dal web ed è stato recapitato alla Farnesina il messaggio di "apprezzamento" dell'omologo cinese Wang Yi. Ora Pechino trova capo di gabinetto un volto noto, e certo non sgradito, come Sequi. Rafforzare i fili della Via della Seta però sarà compito delicato. La reazione americana per una firma affrettata e non spiegata a dovere agli alleati è stata violenta. E il brusco aggiustamento di rotta che ne è seguito, di cui il premier Conte si è fatto garante, ha disorientato (se non irritato) la Cina: alla firma di Roma sono seguiti ben pochi accordi.
Sequi, che di quell'intesa è stato negoziatore, potrà aiutare Di Maio a rilanciare, magari già al prossimo Expo di Shanghai di cui l'Italia è ospite d'onore. Ma dovrà anche usare la sua diplomazia per moderare gli slanci del neo ministro ed evitare di sbilanciarci di nuovo verso Oriente.
Un accordo che "ho voluto fortemente", ha rivendicato Di Maio annunciando la nomina di Sequi, lasciando intendere che anche alla Farnesina darà continuità ai rapporti bilaterali con Pechino, dei quali nel 2020 si celebreranno i 50 anni (con possibile visita di Mattarella). Il primo atto del nuovo governo in realtà non è stato amichevole: l'esercizio del golden power verso Huawei e Zte. Dopo il giuramento di giovedì l'agenzia stampa di regime Xinhua ha riservato a Di Maio una stroncatura: "Scelta inusuale, ha una conoscenza delle lingue straniere molto limitata e ha mostrato scarso interesse per le questioni globali".
Molti hanno ipotizzato una vendetta per la gaffe sul presidente "Ping". Fatto sta che la critica è poi sparita dal web ed è stato recapitato alla Farnesina il messaggio di "apprezzamento" dell'omologo cinese Wang Yi. Ora Pechino trova capo di gabinetto un volto noto, e certo non sgradito, come Sequi. Rafforzare i fili della Via della Seta però sarà compito delicato. La reazione americana per una firma affrettata e non spiegata a dovere agli alleati è stata violenta. E il brusco aggiustamento di rotta che ne è seguito, di cui il premier Conte si è fatto garante, ha disorientato (se non irritato) la Cina: alla firma di Roma sono seguiti ben pochi accordi.
Sequi, che di quell'intesa è stato negoziatore, potrà aiutare Di Maio a rilanciare, magari già al prossimo Expo di Shanghai di cui l'Italia è ospite d'onore. Ma dovrà anche usare la sua diplomazia per moderare gli slanci del neo ministro ed evitare di sbilanciarci di nuovo verso Oriente.