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(reuters)

Si dimette Joi Ito, lo scienziato che prese soldi da Epstein

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Il direttore del prestigioso Media Lab del MIT lascia. Il successore di Negroponte, aveva accettato 7 milioni dal finanziere trovato morto in un carcere di Manhattan il 10 agosto scorso
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Il grande circo dell'innovazione per oggi può anche chiudere i battenti. Il maghetto che lo dirigeva - Joi Ito, 53 anni, giapponese, dal 2011 a capo della più visionaria istituzione accademica del mondo, il MediaLab del MIT di Cambridge - è stato sgamato.

Erano tutte balle quelle che diceva dai palchi delle conferenze dove era richiestissimo quando c'era da parlare di futuro. Sentiamo Joi, diceva il presentatore. Ed erano sempre applausi. Era bravo a raccontare storie sulle meraviglie della tecnologia. Cambiare il mondo per renderlo migliore. Dicono sempre così in questo ambiente. E di solito è vero, ma stavolta no. Erano balle. Balle per intascare i soldi da un pedofilo. Un pedofilo molto ricco e molto connesso con presidenti, magnati e re che oggi fanno a gara per dire che no, mica lo conoscevano questo Jeffrey Epstein, trovato morto in un carcere di Manhattan il 10 agosto scorso. Suicidio, si è detto. 
 
Le dimissioni di …
Il grande circo dell'innovazione per oggi può anche chiudere i battenti. Il maghetto che lo dirigeva - Joi Ito, 53 anni, giapponese, dal 2011 a capo della più visionaria istituzione accademica del mondo, il MediaLab del MIT di Cambridge - è stato sgamato.

Erano tutte balle quelle che diceva dai palchi delle conferenze dove era richiestissimo quando c'era da parlare di futuro. Sentiamo Joi, diceva il presentatore. Ed erano sempre applausi. Era bravo a raccontare storie sulle meraviglie della tecnologia. Cambiare il mondo per renderlo migliore. Dicono sempre così in questo ambiente. E di solito è vero, ma stavolta no. Erano balle. Balle per intascare i soldi da un pedofilo. Un pedofilo molto ricco e molto connesso con presidenti, magnati e re che oggi fanno a gara per dire che no, mica lo conoscevano questo Jeffrey Epstein, trovato morto in un carcere di Manhattan il 10 agosto scorso. Suicidio, si è detto. 
 
Le dimissioni di Joi Ito sono arrivate via email alle 15,03 ora di Boston. Oggetto: I have resigned, mi sono dimesso. Una email inviata a tutti i "medialabbers", una straordinaria comunità di ricercatori che vengono in questa repubblica indipendente del MIT per fare progetti di ricerca che mescolano discipline, competenze, tecnologie con risultati spesso strabilianti.

Ancora l'altro ieri Joi Ito era intenzionato a resistere. Nonostante il caso fosse scoppiato da più di un mese e in rete girasse una petizione per le sue dimissioni, e un eminente professore del MediaLab (Ethan Zuckerman) avesse annunciato di non poter restare visto che il direttore aveva accettato donazioni da Epstein, lui pensava di restare. Scusarsi e ripartire. Davanti a circa duecento studenti convocati per la festa di apertura dell'anno accademico, il 4 settembre aveva parlato di "restorative justice", un sistema previsto negli Stati Uniti, grazie al quale il colpevole di un crimine si riconcilia con le vittime e la comunità che rappresenta.

Ho tradito la vostra fiducia, aveva detto fino allo sfinimento, ma l'ho fatto per raccogliere soldi per il laboratorio (ma anche un milione e 200 mila dollari per il suo personale fondo di venture capital). Gli studenti lo avevano ascoltato in silenzio, molti sembravano propensi a sostenere il loro direttore. Anche molti docenti stavano con Joi. In fondo, dicevano alcuni, la vicina Università di Harvard ha preso da Epstein molti più soldi, perché si parla solo di noi? È una congiura per distruggerci, era la tesi che girava. 
 
Ma la riunione del 4 settembre era finita male: a sorpresa alla fine aveva preso la parola il vecchio fondatore del MediaLab, il mitico Nicholas Negroponte, che nel 2011 aveva spiazzato tutti scegliendo come successore Joi Ito. Chi era Joi Ito allora? Un brillante investitore in startup (Twitter, Flickr e Kickstarter); il responsabile di un prestigioso sistema per gestire il diritto d'autore in rete (creative commons); uno con una lista di amici potenti così lunga da fare sembrare tutti gli altri degli eremiti, per dirla con il fondatore di LinkedIn Reid Hoffman; ma anche uno che non si era mai laureato (ha lasciato a metà due corsi).

Un drop out a capo di una istituzione accademica era stato un bell'azzardo ma aveva funzionato. In fondo anche Bill Gates e Steve Jobs e Mark Zuckerberg non si sono mai laureati. Nel grande circo dell'innovazione, il vero genio non ha bisogno di pezzi di carta.
 
Insomma al sesto e ultimo piano dell'edificio E14 del MIT, Negroponte aveva preso la parola e aveva detto in sostanza: sono stato io a presentare Epstein a Joi e a dirgli di accettare quei soldi. E lo rifarei. La parole del vecchio guru avevano scatenato un pandemonio: una studentessa era scoppiata in lacrime, una docente aveva urlato a Negroponte di stare zitto, e la riunione era finita nel caos assoluto. Quella sera Ito era nero, in una email inviata a Negroponte e vista dal New York Times aveva scritto: "Ho passato un'ora e mezza a scusarmi e a chiedere il permesso di andare avanti e tu mi hai sabotato". 
 
Ma non è per la gaffe di Negroponte che Joi Ito 48 ore dopo ha gettato la spugna. È per una clamorosa inchiesta del New Yorker, firmata da Ronan Farrow, figlio dell’attrice Mia Farrow, e vincitore del Pulitzer 2018 per l’inchiesta che portò alla defenestrazione del produttore di Hollywood Harvey Weinstein. L'inchiesta documenta la montagna di bugie che ha detto finora. Intanto: i rapporti con Epstein erano molto più frequenti e intensi di quanto detto. E sebbene il finanziere dal MIT fosse stato inserito nella lista dei benefattori sgraditi ("disqualified"), Ito ha continuato a ricevere donazioni facendole risultare come anonime. Dalla lettura delle email di Ito di questi anni è emerso che Epstein non dava soldi al MediaLab solo spontaneamente (per rifarsi una reputazione, compromessa da una condanna per istigazione alla prostituzione minorile del 2008); spesso era Ito stesso a sollecitare altri soldi. Inoltre dalla carte risulta che Epstein fosse anche un intermediario di altre donazioni, come due milioni di dollari ricevuti da Bill Gates per esempio.
 
Parliamo in tutto di 7 milioni e mezzo di dollari. 
 
Ito sapeva chi era Epstein e sapeva che non avrebbe dovuto fare affari con lui: lo sapeva al punto che con i suoi collaboratori il direttore del MediaLab lo chiamava Voldemort, colui che non deve essere nominato. Il cattivo di Harry Potter. Nell'agenda digitale, che è pubblica, gli appuntamenti con Epstein erano indicati solo con le iniziali del finanziere, JE; e quando faceva visita al MIT MediaLab l'ordine era di scrivere "visita VIP". 
 
Eppure già nel 2013 il professor Ethan Zuckerman glielo aveva detto: lascia stare Epstein, è una brutta persona. E Ito gli aveva risposto: lo conosco bene, è affascinante, lo vuoi incontrare? 
 
Ora è uscito tutto. Nella email inviata ai "medialabbers" Ito scrive: "Voglio scusarmi ancora per il mio errore di giudizio. Ho trascorso gli ultimi giorni a settimane ascoltando tutti voi e vi voglio ringraziare ancora per aver condiviso i vostri pensieri e consigli, e per avermi consentito di iniziare a farmi perdonare. Ma dopo averci pensato bene ho deciso di dimettermi (...). Ma questa comunità è forte e anche se è un momento difficile sono convinto che il MediaLab lo supererà". 
 
Poco dopo il presidente del MIT Rafael Raif ha pubblicato sul sito una lettera aperta, in cui ha fatto esplicito riferimento alle "disturbing allegations" dell'inchiesta del New Yorker e ha annunciato di aver già fatto aprire una indagine indipendente per accertare tutti i fatti. "Cambieremo le nostre procedure per le donazioni per evitare il ripetersi di questi errori", ha concluso. 
 
Cesare Hidalgo, uno stimatissimo professore che aveva da poco lasciato il Lab, prima che venisse fuori lo scandalo, ha descritto la gestioni di Joi Ito come una "plutocratic friendocracy", un posto dove decidevano tutto gli amici ricchi del direttore. E Eugeny Morozov, arcinemico di questo mondo patinato, ha parlato di bancarotta morale dei tecnoutoposti. Qualcuno ha iniziato a rilanciare un vecchio tweet di Joi Ito. Risale al 13 marzo 2008. C'è scritto: "Nota per me stesso: non accettare mai soldi dagli stronzi (assholes)".