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(ansa)

Per Paolo Gentiloni un ruolo chiave in una Commissione europea che guarda al futuro

La delega agli affari economici per l’attuale presidente del Pd riporta l’Italia nel cuore dell’Europa che decide. Nella sua squadra Ursula von der Leyen grande attenzione per l’ambiente e il digitale
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BRUXELLES. Con la nomina di Paolo Gentiloni a commissario agli Affari economici, l'Italia torna nel cuore dell'Europa che decide dopo l'anno di buio del governo gialloverde. L'ex premier incassa un successo politico personale da condividere con il Pd, forza nel resto del Continente considerata affidabile e credibile. Senza trascurare il riconoscimento di ritrovato europeismo a uno dei Paesi fondatori dell'Unione.

Da un lato cade dunque il tabù che voleva l'indebitata penisola lontana dal centro di controllo dei bilanci nazionali, dall'altro il compito di Gentiloni non sarà facile. Per incassare il portafoglio oggi della colomba francese Pierre Moscovici, l'italiano ha rinunciato a una vicepresidenza della Commissione. Al contrario di Valdis Dombrovskis, il rigorista lettone che resta al posto che già oggi ricopre con Juncker, ma rafforzato: a sorpresa è infatti uno dei tre potenti vice "esecutivi" di Ursula von der…
BRUXELLES. Con la nomina di Paolo Gentiloni a commissario agli Affari economici, l'Italia torna nel cuore dell'Europa che decide dopo l'anno di buio del governo gialloverde. L'ex premier incassa un successo politico personale da condividere con il Pd, forza nel resto del Continente considerata affidabile e credibile. Senza trascurare il riconoscimento di ritrovato europeismo a uno dei Paesi fondatori dell'Unione.

Da un lato cade dunque il tabù che voleva l'indebitata penisola lontana dal centro di controllo dei bilanci nazionali, dall'altro il compito di Gentiloni non sarà facile. Per incassare il portafoglio oggi della colomba francese Pierre Moscovici, l'italiano ha rinunciato a una vicepresidenza della Commissione. Al contrario di Valdis Dombrovskis, il rigorista lettone che resta al posto che già oggi ricopre con Juncker, ma rafforzato: a sorpresa è infatti uno dei tre potenti vice "esecutivi" di Ursula von der Leyen.

In parole povere, l'ex premier lettone da vicepresidente per l'Euro nella nuova Commissione  avrà ancora più poteri di oggi. Negli ultimi cinque anni Moscovici ha dovuto battagliare quotidianamente per far passare una linea più morbida nell'interpretazione del Patto di stabilità quando doveva giudicare le manovre finanziarie dei paesi maggiormente a rischio, come l'Italia. Ce l'ha sempre fatta perché contava sull'appoggio di Juncker, favorevole alla flessibilità.

Gentiloni dovrà essere abile a ripetere lo stesso schema con von der Leyen, ma questa volta avrà bisogno dell'esplicito via libera del falco "esecutivo" Dombrovskis. Con un ulteriore elemento difficoltà: da italiano sarà costantemente nel mirino degli ortodossi nordici (e della loro stampa), pronti in ogni istante ad accusarlo di lassismo. Dovrà al contempo stare attento a non cadere nella trappola di essere più rigorista dei rigoristi. Insomma, la stessa sfida che Draghi ha dovuto affrontare nei suoi sette anni alla Bce. Se Draghi ha potuto contare (oltre che sulla sua abilità) sui grandissimi poteri attribuiti al numero uno della Banca centrale, Gentiloni dovrà spendere tutto il suo pedigree politico e tutta la sua esperienza da ex premier per ripetere il successo.

D'altra parte l'importanza del portafoglio attribuito a Gentiloni la si intuisce nella lettera di incarico che stamane ha ricevuto da von der Leyen. Oltre al controllo dei bilanci, l'ex premier dovrà occuparsi della Web tax, il compito cruciale di far pagare le imposte alle multinazionali del digitale per i profitti realizzati in Europa. Non solo, al commissario italiano è stato assegnato anche la responsabilità di creare quello Schema di assicurazione contro la disoccupazione che l'Italia chiede, invano, da anni. Una vera novità. Così come avrà il compito di gestire InvestEu, il nuovo piano di investimenti europeo, e un secondo piano per gli investimenti sostenibili, competenze che non erano previste nelle deleghe di Moscovici.

In generale la Commissione von der Leyen, che entrerà in carica il primo novembre, si propone di guardare al futuro. I ruoli chiavi della squadra riassumono questa filosofia. Frans Timmermans, laburista olandese, è il primo vicepresidente esecutivo con delega allo European Green Deal. Con un maxi portafoglio a disposizione, sarà l'uomo chiamato a traghettare il Vecchio Continente nell'economia verde, a creare tecnologia e conoscenza in grado di contrastare il cambiamento climatico e da esportare nel resto del mondo a beneficio della nostra economia. La scommessa numero uno del futuro. La seconda vice esecutiva è la liberale danese Margrethe Vestager: a lei è toccato il digitale, con il proposito di accorciare il ritardo tecnologico e innovativo accumulato negli ultimi anni rispetto a Usa e Cina (un esempio su tutti, nell'intelligenza artificiale).

Guarda avanti anche la Francia, che piazza Silvye Goulard al Mercato Interno ma soprattutto con delega anche all'industria della Difesa: da anni Parigi ha il pallino di rafforzare l'industria militare europea premessa a un esercito a dodici stelle. Altro terreno da gioco, tra l'altro, per tecnologia e innovazione.

La Spagna gioca più sul tradizionale e con Josepp Borrell prende il posto oggi di Federica Mogherini a capo della diplomazia europea. L'Irlanda come risarcimento della Brexit prende un portafoglio di primissimo piano: Phil Hogan sarà commissario al Commercio, con ampi poteri di negoziare accordi commerciali con il resto del mondo (e con Londra dopo la sua uscita dalla Ue) in tempi di burrasca per via delle guerre dei dazi lanciate da Trump. Il colpo da maestro lo fa però Margaritis Schinas: ex europarlamentare di centrodestra, il greco fino a poche settimane fa portavoce capo della Commissione Juncker prende una vicepresidenza "ordinaria" dalla quale controllerà le politiche migratorie. Non male per chi non ha mai avuto incarichi di governo.