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Rio de Janeiro, un incendio uccide 11 persone in un ospedale

 I soccorsi all'esterno dell'ospedale (ansa)
Il numero delle vittime potrebbe aumentare. Non si conoscono cause certe: forse è stato un cortocircuito in un condizionatore a causare il dramma. Molti pazienti sono stati trasferiti in altre strutture
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RIO DE JANEIRO. "Brucia l'ospedale!". La voce diventa un frastuono. Si libera nell'aria, nell'etere e sui social. WhatsApp impazzisce. È giovedì sera e il grande ospedale Jose Badim, vicino al Maracanã, è avvolto da un fumo nero mentre lingue di fuoco si spigionano dalle finestre. Ci sono 200 posti letto ma altre decine di pazienti sono in attesa di essere ricoverati o visitati. 

Scatta l'allarme. Arrivano i pompieri, tutto il quartiere accorre. Esce di casa, invade le strade, chiede notizie ma soprattutto aiuta medici e infermieri che assieme ai portantini stanno evacuando il nosocomio. I malati, in barella, vengono portati all'esterno, soccorsi sui marciapiedi. Alcuni sono anziani, respirano a fatica. Il fumo sprigionato dalle fiamme ha invaso le corsie. Ci sono i primi morti: 11 in tutto. Ma forse il numero potrebbe aumentare. Non ci sono cause ufficiali. Una prima versione sostiene che ci sia stato un cortocircuito in…
RIO DE JANEIRO. "Brucia l'ospedale!". La voce diventa un frastuono. Si libera nell'aria, nell'etere e sui social. WhatsApp impazzisce. È giovedì sera e il grande ospedale Jose Badim, vicino al Maracanã, è avvolto da un fumo nero mentre lingue di fuoco si spigionano dalle finestre. Ci sono 200 posti letto ma altre decine di pazienti sono in attesa di essere ricoverati o visitati. 

Scatta l'allarme. Arrivano i pompieri, tutto il quartiere accorre. Esce di casa, invade le strade, chiede notizie ma soprattutto aiuta medici e infermieri che assieme ai portantini stanno evacuando il nosocomio. I malati, in barella, vengono portati all'esterno, soccorsi sui marciapiedi. Alcuni sono anziani, respirano a fatica. Il fumo sprigionato dalle fiamme ha invaso le corsie. Ci sono i primi morti: 11 in tutto. Ma forse il numero potrebbe aumentare. Non ci sono cause ufficiali. Una prima versione sostiene che ci sia stato un cortocircuito in un condizionatore d'aria. Scintille che appiccano il fuoco ai fili e poi l'incendio che divampa, si allarga alle suppellettili, agli arredi, crea una coltre di fumo denso. 

Non si respira. Faticano gli stessi vigili. Avanzano con le maschere e le torce che illuminano letti e ammalati. Uno si sente male, sviene ed è portato fuori a braccia dai compagni. All'ingresso è il dramma, con i parenti che chiedono notizie, si abbracciano, piangono, pregano, sperano. Darcu da Rocha Dias, 88 anni, era stata appena ammessa in Chirurgia. Attendeva che le venisse assegnata una stanza. E' morta soffocata dal fumo. I parenti l'hanno riconosciuta. Per gli altri bisognerà attendere. Le loro salme sono state trasferite all'Istituto di medicina legale dove saranno esaminate, identificate e poi fatte vedere, per la conferma, ai parenti. 

Un ingegnere municipale della Difesa civile presente sul posto ha detto che non era possibile controllare tutto l'edificio. Le fiamme sono state circoscritte ma ancora stamane c'era fumo nelle corsie e molti reparti erano inagibili. La corsa alla solidarietà tra tutti gli ospedali ha consentito di evacuare e trasferire gli ammalti più gravi: 103 sono stati distribuiti nell'Albert Sabin di Tijuca e nella Rede d'Or; altri nell'ospedale universitario Gaffrée e Guingle di Tijuca. Solo oggi sarà ricostruita tutta la dinamica. Il proprietario del Bardim sostiene che è bruciato anche il generatore alimentato a diesel. Ma è presto per confermarlo. 

Sul marciapiede, per ore, sono rimaste queste undici salme. L'immagine di una sanità a pezzi, con le strutture fatiscenti. Non ci sono fondi e quei pochi non bastano per i controlli che dovevano essere fatti e che, evidentemente, non ci sono stati.