Sánchez non trova alleati, la Spagna di nuovo alle urne
di ALESSANDRO OPPESNon c’è accordo di governo tra i socialisti e Podemos. Il ritorno alle urne il prossimo 10 novembre
Di nuovo alle urne, per le quarte elezioni legislative in quattro anni. Ai socialisti di Pedro Sánchez non è bastata la vittoria netta dello scorso 28 aprile (ottennero 123 seggi, quasi il doppio rispetto ai Popolari, secondo partito) per tessere le alleanze necessarie a formare una maggioranza di governo. Dopo una prima sessione d’investitura fallita a luglio, il re Felipe VI ha concluso ieri sera – al termine di un ultimo giro di consultazioni tra i partiti – che non esistono le condizioni per dare vita a un esecutivo. Dunque firmerà nei prossimi giorni il decreto di scioglimento delle Camere convocando le elezioni per il prossimo 10 novembre.
È l’epilogo che, secondo molti osservatori, il presidente del governo in carica Pedro Sánchez cercava o che, comunque, non ha fatto nulla per impedire. L’alleanza considerata naturale, quella con la sinistra di Unidas Podemos, la coalizione guidata da Pablo Iglesias, si è…
Di nuovo alle urne, per le quarte elezioni legislative in quattro anni. Ai socialisti di Pedro Sánchez non è bastata la vittoria netta dello scorso 28 aprile (ottennero 123 seggi, quasi il doppio rispetto ai Popolari, secondo partito) per tessere le alleanze necessarie a formare una maggioranza di governo. Dopo una prima sessione d’investitura fallita a luglio, il re Felipe VI ha concluso ieri sera – al termine di un ultimo giro di consultazioni tra i partiti – che non esistono le condizioni per dare vita a un esecutivo. Dunque firmerà nei prossimi giorni il decreto di scioglimento delle Camere convocando le elezioni per il prossimo 10 novembre.
È l’epilogo che, secondo molti osservatori, il presidente del governo in carica Pedro Sánchez cercava o che, comunque, non ha fatto nulla per impedire. L’alleanza considerata naturale, quella con la sinistra di Unidas Podemos, la coalizione guidata da Pablo Iglesias, si è rivelata giorno dopo giorno più difficile, fino a sfociare in una rottura insanabile tra i due leader e tra le due formazioni, diventata già palese a fine luglio, quando Sánchez si presentò in Parlamento e non ottenne la fiducia. Podemos chiedeva di entrare con propri ministri in un governo di coalizione (sarebbe stata una prima assoluta, non ce n’è mai stato uno nella democrazia spagnola del dopo-Franco). Il Psoe preferiva governare da solo ma disse che avrebbe accettato, a condizione che Iglesias restasse fuori e che gli eventuali alleati accettassero una vice-presidenza e tre ministeri.
Troppo poco, secondo il partito nato cinque anni fa sull’onda delle manifestazioni degli "indignados" con l’obiettivo di rivoluzionare la sinistra spagnola. Da lì la decisione di negare la fiducia a Sánchez a luglio e di rifiutare anche nelle ultime settimane la proposta socialista di concordare un "programma di governo progressista". Il programma in realtà era già stato elaborato e presentato in pubblico dal premier, sollevando il sospetto - tra i dirigenti più maliziosi di Podemos - che si trattasse già di una bozza di manifesto elettorale. Sánchez spera, con il ritorno alle urne, di consolidare la posizione del Psoe, ma l’incertezza di una ripetizione elettorale è sempre alta, soprattutto se dovesse aumentare l’astensionismo, che potrebbe favorire le destre di Pp e Ciudadanos. L’unico dato certo, secondo i sondaggi, dovrebbe essere il netto calo dell’ultradestra di Vox.