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(afp)

Israele, la notte che i generali si ribellarono a Netanyahu

"Lui voleva un attacco militare su Gaza, lo ha fermato il procuratore generale minacciandolo di una nuova inchiesta"
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CHI è il Benjamin Netanyahu uscito di fatto "congelato" da queste elezioni in Israele? Chi è il capo politico che comunque farà pesare la forza dei suoi 32 deputati nella formazione del nuovo governo? Chi è l'uomo contro cui nella notte fra il 10 e l'11 settembre si sono ribellati i generali di Israele?

C'è un retroscena pubblicato in questi giorni dai giornali israeliani che racconta un particolare drammatico delle ultime giornate della campagna elettorale di Netanyahu. Un retroscena che descrive il livello di pericolosità che il premier potrebbe aver raggiunto per la sicurezza dello stesso Stato di Israele che ha guidato da più di un decennio.

Il 10 settembre è la giornata del discorso di Ramat Gan, quello in cui Netanyahu a sorpresa dichiara che se eletto premier annetterà tutta la Valle del Giordano (territorio palestinese). Un annuncio fatto senza consultare adeguatamente il capo di Stato maggi…
CHI è il Benjamin Netanyahu uscito di fatto "congelato" da queste elezioni in Israele? Chi è il capo politico che comunque farà pesare la forza dei suoi 32 deputati nella formazione del nuovo governo? Chi è l'uomo contro cui nella notte fra il 10 e l'11 settembre si sono ribellati i generali di Israele?

C'è un retroscena pubblicato in questi giorni dai giornali israeliani che racconta un particolare drammatico delle ultime giornate della campagna elettorale di Netanyahu. Un retroscena che descrive il livello di pericolosità che il premier potrebbe aver raggiunto per la sicurezza dello stesso Stato di Israele che ha guidato da più di un decennio.

Il 10 settembre è la giornata del discorso di Ramat Gan, quello in cui Netanyahu a sorpresa dichiara che se eletto premier annetterà tutta la Valle del Giordano (territorio palestinese). Un annuncio fatto senza consultare adeguatamente il capo di Stato maggiore, i servizi di sicurezza, ma neppure i suoi ministri nel Likud, gli alleati politici più stretti.

Un paio di ore dopo il discorso di Ramat Gan, in serata Netanyahu tiene un nuovo comizio ad Ashdod, il porto meridionale di Israele a pochi chilometri dalla striscia di Gaza controllata da Hamas. Il movimento islamista lancia alcuni missili contro l'area di Ashdod, la sicurezza di Netanyahu evacua il primo ministro sotto gli occhi delle telecamere, e lo trasferisce in un luogo sicuro. Nella notte Netanyahu improvvisa il suo nuovo piano "elettorale-militare": scatenare una nuova offensiva militare su Gaza per punire i miliziani di Hamas. Una serie di attacchi aerei molto più pesanti delle ritorsioni automatiche che gli israeliani decidono dopo ogni lancio di razzi.

A mezzanotte il premier si presenta nella Kyria, la sede del ministero della Difesa a Tel Aviv, e inizia a dare ordini per un attacco massiccio che sicuramente scatenerà una reazione furibonda di Hamas. I militari lo gelano: per un attacco del genere c'è bisogno del voto del "gabinetto di sicurezza". È il gruppo ristretto di ministri che decide le operazioni di guerra in Israele. Netanyahu, infuriato con i generali, all'1,30 convoca una consultazione telefonica con i ministri e li convince a scatenare l'attacco su Gaza, un blitz chiaramente elettorale, visto che quella sera i razzi di Hamas non avevano provocato nessun danno a Israele.

Il problema è che Netanyahu non include nelle consultazioni telefoniche il capo di Stato maggiore Aviv Kochavi e il direttore dei servizi di sicurezza Nadav Argaman che per legge devono partecipare ai lavori del "gabinetto di guerra" ogni volta che devono essere decise operazioni militari.

A quel punto accade qualcosa di incredibile: i generali di ribellano a Netanyahu, alcuni minacciano le dimissioni. Ma soprattutto il capo di stato maggiore Kochavi chiama il procuratore generale, quel Avichai Mandelblit che presto porterà Netanyahu in tribunale per 3 inchieste di corruzione.

Mandelblit capisce la gravità della situazione: nella notte chiama Netanyahu e lo minaccia di una nuova inchiesta, molto più grave di tutte le altre. Il capo del governo stava per ordinare una operazione militare senza aver seguito tutte le procedure regolari. Senza aver convocato fisicamente una riunione dei ministri del "gabinetto di sicurezza", senza aver fornito un briefing militare ai singoli ministri, senza aver lasciato partecipare il capo dell'esercito e quello dei servizi segreti alla riunione. La riunione avrebbe dovuto concludersi con un regolare voto, avrebbe dovuto essere registrata e protocollata, e soltanto dopo l'aviazione avrebbe potuto attaccare Gaza.

Un generale Israele ascoltato da Ben Caspit, uno dei giornalisti che ha raccontato i dettagli di questa notte folle di Netanyahu, dice semplicemente una cosa: "Quell'uomo ha perso ogni freno inibitorio, è senza controllo. Il problema è che tutti noi siamo seduti nella stessa auto, e lui ci guida verso il burrone".
Questo è il Netanyahu che esce dalle elezioni del 17 settembre, e questi sono i problemi che i generali di Israele dovranno gestire nei prossimi mesi se Bibi rimmarà alla guida di Israele.