Perez-Zidane, è rottura. L’ombra di Mourinho sul futuro del Real Madrid
di GIULIO CARDONE e MATTEO PINCIDopo la pesante sconfitta di Champions per 3-0 a Parigi, traballa la panchina del francese. Un mercato nevrotico con 300 milioni spesi. Ma Zizou è deluso: voleva Pogba
Troppo rumoroso quel 3-0 di Parigi per non avere conseguenze. Il Real Madrid sconfitto, umiliato, atterrito da un Psg senza Neymar e Mbappé, le due star che i blancos sognavano di strappare ai parigini, dopo un solo mese di gare è già arrivato alla resa dei conti. La seconda volta di Zinedine Zidane, profeta delle tre Champions di fila tornato sul finire della stagione scorsa, è arrivata agli sgoccioli: lo sovrasta l'ombra di José Mourinho, l'uomo che da sempre affascina il presidente Florentino Perez, oggi più che mai tentatissimo dall'idea di riportarlo a Madrid per guidare la rinascita.
Certo il rapporto storicamente saldo tra Zidane e Florentino è ormai irrecuperabile. L'estate lo ha sfilacciato sotto la pressione di un mercato schizofrenico che ormai allenatore e società si rinfacciano quotidianamente: sul banco quei 300 milioni spesi per Hazard, Jovic - bocciato prima ancora della fine del mercato - Militao…
Certo il rapporto storicamente saldo tra Zidane e Florentino è ormai irrecuperabile. L'estate lo ha sfilacciato sotto la pressione di un mercato schizofrenico che ormai allenatore e società si rinfacciano quotidianamente: sul banco quei 300 milioni spesi per Hazard, Jovic - bocciato prima ancora della fine del mercato - Militao…
Troppo rumoroso quel 3-0 di Parigi per non avere conseguenze. Il Real Madrid sconfitto, umiliato, atterrito da un Psg senza Neymar e Mbappé, le due star che i blancos sognavano di strappare ai parigini, dopo un solo mese di gare è già arrivato alla resa dei conti. La seconda volta di Zinedine Zidane, profeta delle tre Champions di fila tornato sul finire della stagione scorsa, è arrivata agli sgoccioli: lo sovrasta l'ombra di José Mourinho, l'uomo che da sempre affascina il presidente Florentino Perez, oggi più che mai tentatissimo dall'idea di riportarlo a Madrid per guidare la rinascita.
Certo il rapporto storicamente saldo tra Zidane e Florentino è ormai irrecuperabile. L'estate lo ha sfilacciato sotto la pressione di un mercato schizofrenico che ormai allenatore e società si rinfacciano quotidianamente: sul banco quei 300 milioni spesi per Hazard, Jovic - bocciato prima ancora della fine del mercato - Militao, Mendy, Rodrygo e Areola senza soddisfare nemmeno una delle richieste dell'allenatore. Che in fondo chiedeva poco: di assicurarsi a qualunque costo il connazionale Pogba e soprattutto di sbarazzarsi di due ingombranti "nemici" Bale e James Rodriguez. E invece se li è ritrovati in organico, finendo per schierarli addirittura titolari nella disfatta del Parco dei Principi. Scelte che hanno immalinconito ancora di più il gioiellino Vinicius, arrivato al Madrid per esserne la star e scopertosi invece costosissimo rincalzo buono solo a partita finita.
L'obiettivo Pogba si è invece infranto sulla perplessità di Florentino, poco incline a spendere 160 milioni per calciatori così "distanti" per stile e carattere dalle sue idee. Quando poi l'affare poteva decollare, nella testa del presidente s'è affacciata la suggestione Neymar, vecchio sogno rimasto tale. In fondo in quel ruolo era già arrivato per 100 milioni Hazard. Peccato che il belga si sia presentato sovrappeso e svogliato. Il resto lo ha fatto l'infortunio estivo del vero campioncino di casa, Asensio, fuori quasi tutta la stagione per una lesione al crociato. C'è poi la questione fisica: gli 80.497 metri percorsi a Parigi dal Real sono la distanza più breve coperta dalla squadra in una gara europea negli ultimi 10 anni. Il segno di una squadra pigra, che ha mollato.
"Nemmeno Zizou finge più che questo sia l'organico che ha voluto", la sentenza della stampa spagnola. Proprio aver difeso squadra e scelte è una delle accuse contestate a Zidane, ormai sulla graticola delle tv madrilene più vicine al presidente che lo additano come responsabile unico del disastro. In fondo, questa è una squadra che un anno fa ha presentato 8 candidati al Pallone d'oro: farla funzionare è compito del tecnico.
Il colpo di grazia potrebbe arrivare già domenica, quando il Real sarà ospite del Siviglia capolista, guidato dall'ex tecnico del Madrid Julen Lopetegui: un anno fa il culpable a Madrid era lui, immolato sull'altare di risultati insoddisfacenti e rapporti complessi con la squadra che avevano indispettito l'umorale Florentino. Oggi può prendersi la soddisfazione di essere il boia di Zizou, da cui aveva ereditato una squadra già malata e non ancora guarita. Zidane invece non ha mai smesso di coltivare un'idea: allenare la Juventus. Per sperare, il primo passo è lasciare il "suo" Real. Mou non aspetta altro.
Certo il rapporto storicamente saldo tra Zidane e Florentino è ormai irrecuperabile. L'estate lo ha sfilacciato sotto la pressione di un mercato schizofrenico che ormai allenatore e società si rinfacciano quotidianamente: sul banco quei 300 milioni spesi per Hazard, Jovic - bocciato prima ancora della fine del mercato - Militao, Mendy, Rodrygo e Areola senza soddisfare nemmeno una delle richieste dell'allenatore. Che in fondo chiedeva poco: di assicurarsi a qualunque costo il connazionale Pogba e soprattutto di sbarazzarsi di due ingombranti "nemici" Bale e James Rodriguez. E invece se li è ritrovati in organico, finendo per schierarli addirittura titolari nella disfatta del Parco dei Principi. Scelte che hanno immalinconito ancora di più il gioiellino Vinicius, arrivato al Madrid per esserne la star e scopertosi invece costosissimo rincalzo buono solo a partita finita.
L'obiettivo Pogba si è invece infranto sulla perplessità di Florentino, poco incline a spendere 160 milioni per calciatori così "distanti" per stile e carattere dalle sue idee. Quando poi l'affare poteva decollare, nella testa del presidente s'è affacciata la suggestione Neymar, vecchio sogno rimasto tale. In fondo in quel ruolo era già arrivato per 100 milioni Hazard. Peccato che il belga si sia presentato sovrappeso e svogliato. Il resto lo ha fatto l'infortunio estivo del vero campioncino di casa, Asensio, fuori quasi tutta la stagione per una lesione al crociato. C'è poi la questione fisica: gli 80.497 metri percorsi a Parigi dal Real sono la distanza più breve coperta dalla squadra in una gara europea negli ultimi 10 anni. Il segno di una squadra pigra, che ha mollato.
"Nemmeno Zizou finge più che questo sia l'organico che ha voluto", la sentenza della stampa spagnola. Proprio aver difeso squadra e scelte è una delle accuse contestate a Zidane, ormai sulla graticola delle tv madrilene più vicine al presidente che lo additano come responsabile unico del disastro. In fondo, questa è una squadra che un anno fa ha presentato 8 candidati al Pallone d'oro: farla funzionare è compito del tecnico.
Il colpo di grazia potrebbe arrivare già domenica, quando il Real sarà ospite del Siviglia capolista, guidato dall'ex tecnico del Madrid Julen Lopetegui: un anno fa il culpable a Madrid era lui, immolato sull'altare di risultati insoddisfacenti e rapporti complessi con la squadra che avevano indispettito l'umorale Florentino. Oggi può prendersi la soddisfazione di essere il boia di Zizou, da cui aveva ereditato una squadra già malata e non ancora guarita. Zidane invece non ha mai smesso di coltivare un'idea: allenare la Juventus. Per sperare, il primo passo è lasciare il "suo" Real. Mou non aspetta altro.