Israele, la svolta del partito arabo: "Gantz premier"
Francesca Caferri
Per la prima volta da quai 30 anni i rappresentanti della minoranza fanno il nome di un potenziale primo ministro: rompendo il tabù che li ha sempre visti boicottare i rappresentanti delle liste sioniste
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Le trattative per la formazione del nuovo governo israeliano si scontrano con le agende opposte di due vincitori delle elezioni di martedì scorso, la Lista araba unita (13 seggi) e Israele Nostra Casa del falco di destra Avigdor Lieberman. Nella prima giornata di consultazioni del presidente Rueven Rivlin i partiti arabi hanno rotto un tabù che durava da decenni e detto pubblicamente che appoggeranno il capo dello schieramento Blu e Bianco, Benny Gantz, come primo ministro.
Una mossa che darebbe all’ex capo di Stato maggiore, rivale del premier uscente Benjamin Netanyahu il numero di voti sufficienti a formare il governo: ma che allo stesso tempo gli ha fatto perdere – almeno per il momento – l’appoggio di Lieberman, che con i suoi 8 seggi è l’ago della bilancia fra il Likud di Netanyahu e Blu e Bianco. “Non faremo parte di un governo con i partiti ultraortodossi, ma neanche di uno appoggiato dalla Lista araba – ha detto l’ex ministro degli Esteri e della Difesa. Gli ultraortodossi sono i nostri avversari politici, ma gli arabi sono i nostri nemici”.
Parole che creano un ulteriore ostacolo alla formazione del governo in un Paese uscito spaccato dalle urne: i risultati definitivi assegnano a Blu e Bianco 33 seggi contri i 31 del Likud, e allo schieramento di Gantz la maggioranza, ma solo con il sostegno arabo. Per superare la soglia dei 61 deputati necessari per controllare una Knesset di 120 membri l’ex generale avrebbe comunque bisogno di Lieberman: per ora Blu e Bianco non si è espresso sul possibile appoggio degli arabi, ma si è impegnato a riunire in un governo "tutti i partiti sionisti, incluso il Likud".
Il presidente Rivlin ieri è tornato a fare appello a tutti i maggiori partiti per la formazione di un esecutivo di unità nazionale, ma la sfida appare complessa. Nelle prossime ore a colloquio con il presidente della Repubblica ci sarà il Likud di Netanyahu, da dieci anni ininterrottamente al potere, uscito ridimensionato dal voto di martedì. Il premier nelle prossime settimane dovrà affrontare anche il verdetto dei giudici che vogliono incriminarlo per tre diversi casi di corruzione.