La pax di Trump: “Sarà ritiro curdo”
Marco Ansaldo , dal nostro inviato MARCO ANSALDOIl vicepresidente Usa, Mike Pence, annuncia l’intesa dopo l’incontro con Erdogan: “Tregua di 120 ore per consentire lo sgombero della fascia di 32 chilometri al confine. Poi via anche le forze di Ankara”
GAZIANTEP (TURCHIA) - È il successo dei due Mike americani in missione in Turchia. Hanno convinto il Sultano alla tregua. "Solo una pausa", dice il suo ministro degli Esteri. Ma l'intesa raggiunta dal vice presidente Mike Pence e dal segretario di Stato Mike Pompeo con Erdogan era impensabile quando sono sbarcati ad Ankara. Il vero vincitore, infatti, è lui, il presidente turco: ottiene una fascia di sicurezza profonda 32 chilometri nel nord della Siria, con i guerriglieri curdi - "terroristi" chiarisce ancora il suo ministro Cavusoglu - pronti a ritararsi dietro quella linea, abbandonando le città. Kobane, per ora, ne è esclusa. Fascia lunga pure 120 chilometri, dove il leader di Ankara potrà mettere 2 milioni dei 3,6 rifugiati che attualmente ospita. Una sorta di protettorato turco nel nord della Siria. "Ma rispetteremo l'integrità del Paese", assicurano turchi e americani a braccetto.
E i curdi? Il gen…
E i curdi? Il gen…
GAZIANTEP (TURCHIA) - È il successo dei due Mike americani in missione in Turchia. Hanno convinto il Sultano alla tregua. "Solo una pausa", dice il suo ministro degli Esteri. Ma l'intesa raggiunta dal vice presidente Mike Pence e dal segretario di Stato Mike Pompeo con Erdogan era impensabile quando sono sbarcati ad Ankara. Il vero vincitore, infatti, è lui, il presidente turco: ottiene una fascia di sicurezza profonda 32 chilometri nel nord della Siria, con i guerriglieri curdi - "terroristi" chiarisce ancora il suo ministro Cavusoglu - pronti a ritararsi dietro quella linea, abbandonando le città. Kobane, per ora, ne è esclusa. Fascia lunga pure 120 chilometri, dove il leader di Ankara potrà mettere 2 milioni dei 3,6 rifugiati che attualmente ospita. Una sorta di protettorato turco nel nord della Siria. "Ma rispetteremo l'integrità del Paese", assicurano turchi e americani a braccetto.
E i curdi? Il generale Mazloum Kobani, capo delle unità di protezione, commenta: "Accettiamo l'accordo con la Turchia. Faremo quello che è necessario perché abbia successo. È solo l'inizio, ma non raggiunge gli obiettivi turchi". E Mazloum Abdi, comandante delle Forze democratiche siriane: "Accettiamo la tregua, ma non che la Turchia rimanga nella regione né un cambiamento demografico". La popolazione appare molto perplessa: in tanti si preparano a lasciare i villaggi piuttosto che finire, senza la copertura militare, sotto i turchi che sommergeranno l'area di rifugiati siriani.
Mike Pompeo vola in Israele. Mike Pence ad Ankara si offre a una conferenza stampa in cui annuncia la notizia bomba: "Abbiamo raggiunto un cessate il fuoco in Siria". E snocciola i termini dell'intesa. Tregua, entro i 5 giorni del ritiro dei combattenti curdi dall'area di sicurezza. 'Safe zone' che si impone, come Erdogan chiedeva fin dall'inizio dell'operazione militare 'Fonte di pace', per ben 32 chilometri di profondità dentro il confine siriano. Stop, presto, alle sanzioni americane alla Turchia.
L'accordo conta in tutto 13 punti, e riguarda anche la striscia di circa 120 chilometri di ampiezza fra Tal Abyad e Ras al Ayn, le due città attaccate dai turchi per prime il 9 ottobre scorso. Il resto del Nord della Siria, comprese Kobane e Manbij, rimane escluso dalla fascia e il loro destino verrà discusso martedì a Sochi nel faccia a faccia tra Erdogan, ora molto rafforzato, e Vladimir Putin.
Da Damasco un consigliere del presidente siriano Bashar al-Assad commenta: "L'accordo è vago". Soprattutto, si attendono le reazioni dei russi, i quali fino a ieri, in un'intervista molto ferma della portavoce del ministro degli Esteri, parlavano di "rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale della Siria".
A lanciarsi in dichiarazioni mirabolanti, prima via Twitter, poi alle tv mentre è in viaggio, è Donald Trump che aveva inviato i due Mike ad Ankara. "Un risultato straordinario" e "un grande giorno per la civiltà". Poi ancora: "Grazie Erdogan. Milioni di vite saranno salvate"". E i curdi? "Sono incredibilmente felici di questa intesa".
Nel giorno in cui, però, gli stessi curdi accusano i turchi di avere usato il napalm e le bombe al fosforo nelle città siriane attaccate, a litigare letteralmente con Erdogan, in mattinata, è il presidente del Consiglio italiano. Giuseppe Conte lo ha chiamato al telefono, parlandoci per più di un'ora. Ribadisce che l'Italia ritiene "inaccettabile l'azione militare avviata in Siria". Un colloquio in cui, dicono a Palazzo Chigi, "non sono mancati momenti di forte tensione". Conte al Sultano: ""È un grave errore politico". Erdogan ribatte: "Sto agendo sulla base di ragioni di sicurezza". I due si lasciano freddamente. Poi, in serata, il tweet di Donald annuncia l'accordo. Ma che molti, oggi, dovranno spiegare.
E i curdi? Il generale Mazloum Kobani, capo delle unità di protezione, commenta: "Accettiamo l'accordo con la Turchia. Faremo quello che è necessario perché abbia successo. È solo l'inizio, ma non raggiunge gli obiettivi turchi". E Mazloum Abdi, comandante delle Forze democratiche siriane: "Accettiamo la tregua, ma non che la Turchia rimanga nella regione né un cambiamento demografico". La popolazione appare molto perplessa: in tanti si preparano a lasciare i villaggi piuttosto che finire, senza la copertura militare, sotto i turchi che sommergeranno l'area di rifugiati siriani.
Mike Pompeo vola in Israele. Mike Pence ad Ankara si offre a una conferenza stampa in cui annuncia la notizia bomba: "Abbiamo raggiunto un cessate il fuoco in Siria". E snocciola i termini dell'intesa. Tregua, entro i 5 giorni del ritiro dei combattenti curdi dall'area di sicurezza. 'Safe zone' che si impone, come Erdogan chiedeva fin dall'inizio dell'operazione militare 'Fonte di pace', per ben 32 chilometri di profondità dentro il confine siriano. Stop, presto, alle sanzioni americane alla Turchia.
L'accordo conta in tutto 13 punti, e riguarda anche la striscia di circa 120 chilometri di ampiezza fra Tal Abyad e Ras al Ayn, le due città attaccate dai turchi per prime il 9 ottobre scorso. Il resto del Nord della Siria, comprese Kobane e Manbij, rimane escluso dalla fascia e il loro destino verrà discusso martedì a Sochi nel faccia a faccia tra Erdogan, ora molto rafforzato, e Vladimir Putin.
Da Damasco un consigliere del presidente siriano Bashar al-Assad commenta: "L'accordo è vago". Soprattutto, si attendono le reazioni dei russi, i quali fino a ieri, in un'intervista molto ferma della portavoce del ministro degli Esteri, parlavano di "rispetto della sovranità e dell'integrità territoriale della Siria".
A lanciarsi in dichiarazioni mirabolanti, prima via Twitter, poi alle tv mentre è in viaggio, è Donald Trump che aveva inviato i due Mike ad Ankara. "Un risultato straordinario" e "un grande giorno per la civiltà". Poi ancora: "Grazie Erdogan. Milioni di vite saranno salvate"". E i curdi? "Sono incredibilmente felici di questa intesa".
Nel giorno in cui, però, gli stessi curdi accusano i turchi di avere usato il napalm e le bombe al fosforo nelle città siriane attaccate, a litigare letteralmente con Erdogan, in mattinata, è il presidente del Consiglio italiano. Giuseppe Conte lo ha chiamato al telefono, parlandoci per più di un'ora. Ribadisce che l'Italia ritiene "inaccettabile l'azione militare avviata in Siria". Un colloquio in cui, dicono a Palazzo Chigi, "non sono mancati momenti di forte tensione". Conte al Sultano: ""È un grave errore politico". Erdogan ribatte: "Sto agendo sulla base di ragioni di sicurezza". I due si lasciano freddamente. Poi, in serata, il tweet di Donald annuncia l'accordo. Ma che molti, oggi, dovranno spiegare.