L'Ue insomma si prepara. I funzionari a Bruxelles lavorano ai piani per ratificare l'accordo di divorzio mentre i leader europei valutano la richiesta di rinvio arrivata da Londra. Il presidente del Consiglio Ue, Donald Tusk, ha dato il via libera formale alle consultazioni con i leader dei 27. Nel prossimo fine settimana, se Johnson ottenesse il via libera dai Comuni, potrebbe esserci un vertice straordinario dei leader il 28 ottobre. Se, con un po' di tempo in più, Johnson fosse in grado di convincere il Parlamento, i leader potrebbero concordare questa breve proroga 'tecnica' fino a febbraio.
Siamo entrati nella fase cruciale. Johnson vuole uscire dall'Unione a ogni costo, anche se ancora non è riuscito a far approvare a Westminster l'accordo di recesso raggiunto nei giorni scorsi con Bruxelles ed è stato anzi costretto dal Parlamento a inviare una lettera, che non ha firmato, per chiedere una proroga fino al 31 gennaio. Per Johnson la Brexit, con o senza accordo, si farà entro la scadenza prevista e per questo si prepara a un'altra settimana di fuoco.
Il ministro degli Esteri, Dominic Raab, si è detto certo che l'accordo otterrà il via libera e che ci sono "i numeri". Il governo deve anche ottenere l'approvazione delle leggi attuative - il Withdrawal Agreement Bill (Wab) - la prossima settimana.
Il cancelliere per la pianificazione della Brexit e numero due del governo, Michael Gove, ha comunque avvertito che le probabilità che il Paese lasci l'Ue senza un accordo sono aumentate e ha annunciato che il governo si sta preparando a mettere in atto la prossima fase del piano 'Operazione Yellowhammer', quello che prepara il Paese al No Deal.
Londra, un milione in corteo contro la Brexit: "La Gran Bretagna ha cambiato idea, rifacciamo il referendum"
Oltre un milione di britannici - secondo gli organizzatori - sono scesi in piazza a Londra per dire no alla Brexit. La capitale è stata invasa da un mare di bandiere blu stellate dell'Unione europea e migliaia di striscioni e cartelli che esprimevano molti degli stati d'animo più diffusi in questi giorni nella popolazione. Moltissimi riportavano "Britain changed its mind" e il mutamento di opinione rispetto all'uscita dall'Ue è quello che oggi ha spinto moltissimi cittadini e gli organizzatori del corteo odierno a richiedere un secondo referendum, stavolta senza bugie (come gridano altri cartelli per strada). Molti altri cartelli esposti dicono che la Gran Bretagna è più forte nell'Ue e altri che chiedono direttamente le dimissioni di Boris Johnson. E' la terza marcia per chiedere un secondo referendum. Gente di ogni età ed estrazione sociale si è radunata a Park Lane, vicino ad Hyde Park, per poi muoversi in corteo verso Parliament Square, dove l'evento si è concluso di fronte a Westminster. Qui urla e applausi hanno accolto la notizia dell'esito del voto alla Camera dei Comuni. In prima fila tra i manifestanti c'era anche il sindaco di Londra, Sadiq Khan, da sempre contrario all'uscita della Gran Bretagna dall'Ue.
Johnson probabilmente chiederà già domani un ulteriore voto "significativo" sull'accordo. Ma non è detto che lo speaker della Camera dei Comuni, il battagliero, John Bercow, glielo conceda. Il premier rischia. Non ha una maggioranza parlamentare e il partito unionista nordirlandese si è tirato indietro ritenendo il patto negoziato con Bruxelles, che pone una frontiera doganale nel Mare d'Irlanda, una minaccia per l'unione dell'Irlanda del Nord con la Gran Bretagna.
Intanto i laburisti - in maggioranza sono contrari all'accordo di Johnson - cercano di tendergli una trappola: presenteranno emendamenti per chiedere non solo un'unione doganale con l'Ue ma anche un nuovo referendum. Il ministro ombra per la Brexit, Sir Keir Starmer, ha indicato che il partito potrebbe persino sostenere l'accordo di recesso se accompagnato dalla decisione di ridare la voce ai cittadini.