Esteri

Cile, 15 i morti dall'inizio delle proteste contro il carovita

 A Santiago i manifestanti sono colpiti dai cannoni ad acqua (reuters)
Terza notte di coprifuoco nella capitale Santiago, il provvedimento esteso a molte regioni e città. Le dimostrazioni scatenate dal rincaro dei trasporti pubblici
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Quindici in Cile le vittime dei disordini collegati alle proteste contro il carovita. Nel rendere noto il nuovo bilancio il sottosegretario all'Interno Rodrigo Ubilla ha precisato che "11 persone sono morte nella regione di Santiago, durante incendi e saccheggi, soprattutto di centri commerciali". Tra le altre quattro vittime - ha proseguito - tre sono state uccise da colpi d'arma da fuoco. L'ultima è un manifestante di 22 anni travolto ieri sera da un camion militare nel villaggio di Libertad, vicino alla città di Talcahuano, nella regione centro-meridionale del Paese. Le autorità hanno fatto sapere che il militare che guidava il camion è stato arrestato e che è stata aperta un'inchiesta. Le persone rimaste ferite negli scontri degli ultimi giorni tra dimostranti e forze dell'ordine sono oltre 1.500. 


Un portavoce della Marina cilena ha precisato che l'incidente di Talcahuano è avvenuto durante un saccheggio alla compagnia ittica 'Pacific Blu'. All'arrivo dei militari i manifestanti sono fuggiti e, secondo la versione ufficiale, uno di essi è caduto ed è stato travolto da un camion della Fanteria di Marina il cui conducente non è riuscito a frenare in tempo.


E mentre Santiago ha vissuto la terza notte di coprifuoco, il provvedimento è stato esteso alla regione di Valparaiso, alla provincia di Concepcion nel sud, a Valdivia, Antofagasta, La Serena e Coquimbo, Rancagua e Talca. Il presidente Sebastian Pinera ha detto che il Cile è "in guerra" contro i violenti che stanno radicalizzando la protesta iniziata con l'aumento del costo dei biglietti della metropolitana e ha proclamato lo stato di emergenza in 16 regioni.

Il coprifuoco in Cile non si vedeva dal 1987, durante gli ultimi anni della dittatura di Augusto Pinochet.