ERBIL (KURDISTAN IRACHENO). Il ritiro dei miliziani dalla "fascia di sicurezza" voluta da Erdogan è praticamente completo, ma basta il tono pacato, quasi rassegnato dei commenti per capire quale bilancio i curdi facciano dell'accordo fra Ankara e Mosca. "Il memorandum di intesa non è concordato con noi. Siamo d'accordo su alcune cose, su altre no. Ne discuteremo, perché riguardano il destino della nostra gente", dice Mazloum Abdi, comandante in capo delle Forze democratiche siriane, dopo aver ringraziato Stati Uniti e Russia per l'impegno a fermare la guerra.
La sconfitta del Rojava
La strada per la comunità curda sembra segnata: dovrà reinserirsi nella Siria di Bashar al Assad, con un'autonomia da definire, che sarà costruita attorno alla città di Qamishli. Il sogno di indipendenza sembra svanito. Poco più di un secolo dopo, l'impegno di Woodrow Wilson non è mantenuto. Fra le…
La sconfitta del Rojava
La strada per la comunità curda sembra segnata: dovrà reinserirsi nella Siria di Bashar al Assad, con un'autonomia da definire, che sarà costruita attorno alla città di Qamishli. Il sogno di indipendenza sembra svanito. Poco più di un secolo dopo, l'impegno di Woodrow Wilson non è mantenuto. Fra le…
ERBIL (KURDISTAN IRACHENO). Il ritiro dei miliziani dalla "fascia di sicurezza" voluta da Erdogan è praticamente completo, ma basta il tono pacato, quasi rassegnato dei commenti per capire quale bilancio i curdi facciano dell'accordo fra Ankara e Mosca. "Il memorandum di intesa non è concordato con noi. Siamo d'accordo su alcune cose, su altre no. Ne discuteremo, perché riguardano il destino della nostra gente", dice Mazloum Abdi, comandante in capo delle Forze democratiche siriane, dopo aver ringraziato Stati Uniti e Russia per l'impegno a fermare la guerra.
La sconfitta del Rojava
La strada per la comunità curda sembra segnata: dovrà reinserirsi nella Siria di Bashar al Assad, con un'autonomia da definire, che sarà costruita attorno alla città di Qamishli. Il sogno di indipendenza sembra svanito. Poco più di un secolo dopo, l'impegno di Woodrow Wilson non è mantenuto. Fra le condizioni per riconoscere la sovranità della Turchia, il presidente americano aveva raccomandato: "Alle nazionalità che sono sotto il governo turco deve essere garantita l'assoluta sicurezza di vita e l'indiscussa opportunità di sviluppo autonomo". Centotré anni dopo, un altro presidente ha abbandonato gli ex alleati al loro destino. E i curdi non nascondono la delusione. "Che cosa le fa pensare di avere il diritto di spostare milioni di curdi e trasferirli altrove, signor presidente? Questa non è pulizia etnica?", si lamenta Mustafa Bali, portavoce delle Sdf.
La zona di sicurezza
Una fascia di centoventi chilometri di lunghezza per trentadue di profondità sarà sotto il controllo turco: a Est e a Ovest il confine sarà presidiato dalle truppe di Damasco, con 15 posti di controllo istituiti con l'assistenza delle forze di Mosca. La zona occupata dai turchi sarà sgomberata totalmente da forze curde, mentre i soldati Usa manterranno soltantoo un piccolo contingente. L'esercito di Assad ritorna nelle città abbandonate fra 2011 e 2012: Kobane, Manbij, Tal Amir, Ayn Issa e Tabka. I miliziani Ypg potrebbero essere inseriti nell'esercito siriano governativo, oppure trasformati in una polizia territoriale con la responsabilità dei territori curdi, senza armamenti pesanti.
La Turchia
Erdogan può considerare un successo completo l'operazione Fonte di pace, al di là dell'obiettivo rivendicato, che era quello di mettere la guerriglia curda in condizioni di non nuocere. Grazie alla guerra ha ricompattato dietro la sua guida un Paese che era diviso in due, ha consolidato i rapporti con Mosca, si è visto riconoscere un ruolo più importante anche dagli Usa, che subito hanno levato le sanzioni. E può tranquillamente fare la voce grossa con l'Europa, annunciando che presto "aprirà i cancelli" per inondare di profughi il Vecchio continente che lo critica.
Gli Usa
Il voltafaccia verso i curdi doveva servire a proclamare in campagna elettorale che l'amministrazione Trump "riporta a casa i ragazzi". Ma la manovra è servita solo in parte, le Forze armate registrano irritazione e mal sopportano l'umiliazione di dover scappare sotto le minacce turche. Anche l'elettorato di destra vede male la perdita di credibilità degli Usa.
La Russia
Vladimir Putin è l'altro grande vincitore. Consolida l'alleanza con Assad, irrobustisce la comunicazione con Erdogan, ma soprattutto vede la Nato sull'orlo di una crisi profondissima, con la Turchia ormai lontana da ogni logica di schieramento, e vede l'influenza russa in Medio Oriente molto più consistente.
L'Europa
Ha ottenuto quella che appare una sanzione definitiva della sua inesistenza nella politica internazionale. Ha dovuto chinare il capo al ricatto di Erdogan, che minaccia di dare via libera ai profughi, e persino in queste giornate di scontro ha stanziato un pagamento per Ankara. La Germania, per voce di Annegret Kramp-Karrenbauer, sta cercando di salvare il salvabile con la proposta di una forza multinazionale di interposizione: l'idea piace ai curdi, ma gli Usa non sono disposti a mandare truppe di terra, e potrebbero garantire soltanto l'appoggio dell'aeronautica.
L'Italia
Simbolico ma ormai fuori tempo massimo l'annuncio del ritiro dalla Turchia della batteria antimissile Samp-T che era schierata a Kahramanmaras, paradossalmente in funzione difensiva da possibili attacchi siriani.
La sconfitta del Rojava
La strada per la comunità curda sembra segnata: dovrà reinserirsi nella Siria di Bashar al Assad, con un'autonomia da definire, che sarà costruita attorno alla città di Qamishli. Il sogno di indipendenza sembra svanito. Poco più di un secolo dopo, l'impegno di Woodrow Wilson non è mantenuto. Fra le condizioni per riconoscere la sovranità della Turchia, il presidente americano aveva raccomandato: "Alle nazionalità che sono sotto il governo turco deve essere garantita l'assoluta sicurezza di vita e l'indiscussa opportunità di sviluppo autonomo". Centotré anni dopo, un altro presidente ha abbandonato gli ex alleati al loro destino. E i curdi non nascondono la delusione. "Che cosa le fa pensare di avere il diritto di spostare milioni di curdi e trasferirli altrove, signor presidente? Questa non è pulizia etnica?", si lamenta Mustafa Bali, portavoce delle Sdf.
La zona di sicurezza
Una fascia di centoventi chilometri di lunghezza per trentadue di profondità sarà sotto il controllo turco: a Est e a Ovest il confine sarà presidiato dalle truppe di Damasco, con 15 posti di controllo istituiti con l'assistenza delle forze di Mosca. La zona occupata dai turchi sarà sgomberata totalmente da forze curde, mentre i soldati Usa manterranno soltantoo un piccolo contingente. L'esercito di Assad ritorna nelle città abbandonate fra 2011 e 2012: Kobane, Manbij, Tal Amir, Ayn Issa e Tabka. I miliziani Ypg potrebbero essere inseriti nell'esercito siriano governativo, oppure trasformati in una polizia territoriale con la responsabilità dei territori curdi, senza armamenti pesanti.
La Turchia
Erdogan può considerare un successo completo l'operazione Fonte di pace, al di là dell'obiettivo rivendicato, che era quello di mettere la guerriglia curda in condizioni di non nuocere. Grazie alla guerra ha ricompattato dietro la sua guida un Paese che era diviso in due, ha consolidato i rapporti con Mosca, si è visto riconoscere un ruolo più importante anche dagli Usa, che subito hanno levato le sanzioni. E può tranquillamente fare la voce grossa con l'Europa, annunciando che presto "aprirà i cancelli" per inondare di profughi il Vecchio continente che lo critica.
Gli Usa
Il voltafaccia verso i curdi doveva servire a proclamare in campagna elettorale che l'amministrazione Trump "riporta a casa i ragazzi". Ma la manovra è servita solo in parte, le Forze armate registrano irritazione e mal sopportano l'umiliazione di dover scappare sotto le minacce turche. Anche l'elettorato di destra vede male la perdita di credibilità degli Usa.
La Russia
Vladimir Putin è l'altro grande vincitore. Consolida l'alleanza con Assad, irrobustisce la comunicazione con Erdogan, ma soprattutto vede la Nato sull'orlo di una crisi profondissima, con la Turchia ormai lontana da ogni logica di schieramento, e vede l'influenza russa in Medio Oriente molto più consistente.
L'Europa
Ha ottenuto quella che appare una sanzione definitiva della sua inesistenza nella politica internazionale. Ha dovuto chinare il capo al ricatto di Erdogan, che minaccia di dare via libera ai profughi, e persino in queste giornate di scontro ha stanziato un pagamento per Ankara. La Germania, per voce di Annegret Kramp-Karrenbauer, sta cercando di salvare il salvabile con la proposta di una forza multinazionale di interposizione: l'idea piace ai curdi, ma gli Usa non sono disposti a mandare truppe di terra, e potrebbero garantire soltanto l'appoggio dell'aeronautica.
L'Italia
Simbolico ma ormai fuori tempo massimo l'annuncio del ritiro dalla Turchia della batteria antimissile Samp-T che era schierata a Kahramanmaras, paradossalmente in funzione difensiva da possibili attacchi siriani.