Esteri

Ultim'ora

È morta la produttrice Silvia d’Amico, aveva 85 anni

Brexit, svolta sulle elezioni anticipate: Corbyn accetta, ma non indica la data

Il leader del labour, Jeremy Corbyn  (ansa)
Dopo il rifiuto di ieri di appoggiare per la terza volta la mozione di scioglimento dei Comuni presentata dal governo Tory di Boris Johnson, l'opposizione laburista ha deciso l'ok. La Camera dei Comuni avvia iter per approvazione delle urne anticipate
2 minuti di lettura
LONDRA - La saga della Brexit continua, senza pietà. Visto che il Parlamento non riesce a trovare la quadra e un secondo referendum resta altamente improbabile, oramai è deciso: a dicembre si torna a votare per elezioni nazionali che saranno tra le più incerte della storia recente britannica. E che comunque saranno dominate dalla Brexit. 
 
Oggi la Camera dei Comuni avvierà l'iter per l'approvazione delle urne anticipate. In teoria si sarebbe dovuto votare nel 2022, dopo altre elezioni anticipate nel 2017, e c'era stallo anche su questo punto: soltanto ieri sera  Boris Johnson ha perso malamente il terzo voto in materia, per cui servono i 2/3 del Parlamento. Ma negli ultimi due giorni c'è stata la svolta: prima i liberal democratici e i nazionalisti scozzesi hanno rotto il fronte delle opposizioni sinora unito nel 'no' a nuove elezioni chieste da Johnson, lanciando una loro mozione per andare al voto il 9 dicembre, solo tre giorni prima dei desideri del premier britannico.

Johnson ha risposto con un'altra mozione simile, che nella legislazione britannica, essendo emendabile come quella di Lib-Dem e scozzesi (tecnicamente "one-line bill"), per passare necessita di una maggioranza semplice, e non dei 2/3 della Camera dei Comuni, scoglio sinora insuperabile. 
 
Oggi, di conseguenza, dopo tanti tormenti e dibattiti interni, ha ceduto anche il Labour, che oramai non aveva più scuse: il No Deal, cioè la pericolosissima Brexit senza accordo, era stata scongiurata ieri dall'ufficialità dell'ennesimo rinvio (flessibile e massimo fino al 31 gennaio) approvato dall'Ue. "Tutte le nostre condizioni sono state soddisfatte", ha dichiarato il leader laburista Jeremy Corbyn, "ora possiamo andare al voto: lanceremo subito una campagna radicale e ambiziosa per cambiare questo Paese come mai si era visto prima". Parole che di certo non piaceranno a molti moderati.  

C'è ancora dibattito sulla data delle elezioni. Johnson vuole il 12 dicembre per avere il tempo di completare della legislazione sull'Irlanda del Nord, i lib-dem e i nazionalisti scozzesi dell'Snp vogliono invece il prima possibile, tecnicamente il 9 dicembre, in nome da non lasciare scampo al premier e non permettergli di completare prima l'approvazione del suo accordo Brexit in Parlamento. Il quale è in stallo da qualche giorno per un emendamento che impone uno scrutinio massiccio delle opposizioni, con la possibilità che queste possano stravolgere il testo.
 
Ma le opposizioni possono stare tranquille, in quanto il tempo materiale comunque non ci sarebbe e poi Johnson ha praticamente congelato il suo "fantastico" accordo raggiunto con l'Ue al Consiglio europeo del 17 ottobre. Perché il premier pensa che comunque, non avendo più una maggioranza in questo Parlamento, l'accordo ne uscirebbe menomato e non avrebbe il potere di approvare più nulla. 
 
Quindi, meglio andare il prima possibile elezioni, quasi sicuramente in un giorno tra il 9 e il 12 dicembre, ma su questo si troverà quasi certamente un accordo rapido. Il problema è che l'oramai tragicomica Brexit verrà rinviata per l'ennesima volta. Se Johnson ottenesse una maggioranza chiara alle elezioni di dicembre, non ci sarebbero problemi: il suo governo scongelerebbe il suo accordo Brexit con l'Ue, la sua maggioranza lo vidimerebbe in Parlamento e Londra uscirà molto presto dall'Ue. Ma se, come accadde a Theresa May nel 2017 quando Corbyn fece una miracolosa rimonta, Johnson subisse un'incredibile disfatta? A quel punto tornerebbe tutto in gioco. Brexit inclusa.