Esteri

Olimpiadi 2020, a rischio la maratona di Tokyo. La governatrice non ci sta

(afp)
Potrebbe essere spostata a Sapporo, dove le temperature sono più accettabili. Ma la neo leader della capitale non ci sta, ne va della gara simbolo
2 minuti di lettura
PECHINO -  Per una come lei, eletta governatrice al grido di “prima i cittadini di Tokyo”, sarebbe una sconfitta umiliante. Accogliere le Olimpiadi in città, un’occasione più unica che rara, ma senza la loro gara simbolo, la maratona. Yuriko Koike, 67 anni, prima governatrice donna nella storia della capitale nipponica, sta facendo di tutto per evitare di perdere la corsa. Da giorni non fa che protestare, con il Comitato olimpico internazionale, con il comitato organizzatore, con il governo giapponese, in radio o in televisione.

Eppure la decisione sembra presa una volta per tutte. Ad agosto a Tokyo il rischio di temperature oltre il limite dell’umana sopportazione è troppo alto. Così il Cio ha annunciato che i 42 chilometri e 195 metri della gara delle gare si correranno circa mille chilometri più a Nord, a Sapporo, dove il termometro è assai più clemente. Oltre al danno di immagine per la città, che avrebbe messo in vetrina le sue attrazioni, e alla delusione degli abitanti, che già preparavano feste lungo il percorso, per Koike c’è anche la beffa politica: pare che la decisione sia stata presa senza neanche consultarla e che le sia stata comunicata solo poche ore prima di essere resa pubblica.

Circostanza non inverosimile, considerati i rapporti non idilliaci tra la governatrice e il premier Shinzo Abe. Koike, laureata in arabo, traduttrice e poi giornalista, era una esponente del suo Partito liberal democratico, prima di uscirne e mettersi in proprio nella corsa vincente a governatrice di Tokyo. Poi ha anche cercato di fargli concorrenza in politica nazionale, ma senza successo. L’assegnazione dei Giochi Olimpici l’ha ereditata dai precedenti leader e durante questo periodo di avvicinamento all’accensione della fiaccola è sempre apparsa ai margini.

I dubbi del Comitato olimpico sulla maratona erano emersi da tempo, almeno dall’ondata di caldo soffocante che la scorsa estate ha colpito la città, causando decine di morti. Proprio per tutelare l’incolumità dei corridori e il livello della gara l’orario di partenza era stato spostato alle 6 di mattina. Ma le scene imbarazzanti viste ai recenti Mondiali di atletica di Doha, dove nonostante si corresse di notte il 40% delle maratonete si è ritirata prima dell’arrivo, e molte sono state portate via di peso, ha convinto il Cio della necessità di una soluzione più drastica. Soluzione che è stata discussa a inizio ottobre con il comitato organizzatore e il governo giapponese, quindi approvata dall’esecutivo del Comitato olimpico che ha l’ultima parola sulla sede delle competizioni. Il sindaco di Sapporo è stato subito avvertito, non la governatrice di Tokyo, almeno a sentire lei.

Ora Koike sta provando in ogni modo a recuperare in extremis la maratona. Ha proposto di anticipare ulteriormente l’orario di inizio, ipotesi che però John Coates, capo della commissione di coordinamento del Cio, ha rifiutato, sostenendo che con il buio gli elicotteri delle riprese non potrebbero alzarsi in volo e la presenza di pubblico sarebbe molto ridotta. Questa settimana è prevista una riunione con i leader delle due città, in cui dovrebbe essere formalmente sancito il trasferimento, in modo che Sapporo possa iniziare a preparare percorso e logistica. A meno di sorprese, Koike e Tokyo dovranno rassegnarsi a delle Olimpiadi senza maratona.