A Dresda che si ribella al nazismo: “Infesta la città, è ora di dire basta”
Tonia Mastrobuoni , dalla nostra inviata TONIA MASTROBUONIQui l'estrema destra si nutre del "mito delle vittime" delle notti di fuoco del 1945. Ma per la Cdu la risoluzione sull'emergenza estremismo rischia di polarizzare i cittadini
DRESDA - Il grido del piccolo Vegas squarcia il silenzio: Angelika Behnke gli bagna la fronte recitando la formula del battesimo, sotto il maestoso altare neobarocco. Poco dopo, la pastora luterana si rivolge ai fedeli. Il volto pallido spicca sulla toga nera; il tono della voce è pacato. Ma le sue parole sono lame che squarciano l'omertà che ha avvelenato a lungo la città. "Il pericolo della destra non viene più taciuto. Questo è un bene. Perché alcuni mi dicono: 'In fondo, chi viene minacciato di morte, un po' se lo merita'. Mi dicono: 'In fondo, chi viene attaccato davanti alla sinagoga, un po' se l'è cercata'. Mi dicono: 'La Chiesa dovrebbe tacere'. Ma noi non possiamo più rimuovere, né tacere. La dignità dell'uomo è sacra". Quando la messa finisce, uno strano silenzio avvolge i fedeli mentre escono ordinatamente dalla Frauenkirche di Dresda.
Qui, nel…
Qui, nel…
DRESDA - Il grido del piccolo Vegas squarcia il silenzio: Angelika Behnke gli bagna la fronte recitando la formula del battesimo, sotto il maestoso altare neobarocco. Poco dopo, la pastora luterana si rivolge ai fedeli. Il volto pallido spicca sulla toga nera; il tono della voce è pacato. Ma le sue parole sono lame che squarciano l'omertà che ha avvelenato a lungo la città. "Il pericolo della destra non viene più taciuto. Questo è un bene. Perché alcuni mi dicono: 'In fondo, chi viene minacciato di morte, un po' se lo merita'. Mi dicono: 'In fondo, chi viene attaccato davanti alla sinagoga, un po' se l'è cercata'. Mi dicono: 'La Chiesa dovrebbe tacere'. Ma noi non possiamo più rimuovere, né tacere. La dignità dell'uomo è sacra". Quando la messa finisce, uno strano silenzio avvolge i fedeli mentre escono ordinatamente dalla Frauenkirche di Dresda.
Qui, nelle regioni dell'ex Germania Est, i fedeli sono abituati ai pastori che non tacciono mai: il loro pulpito fu il proscenio rivoluzionario della caduta del Muro. La pastora Behnke non fa eccezione. La risoluzione con cui il Consiglio cittadino di Dresda ha dichiarato nei giorni scorsi l'"emergenza nazista", ha suscitato un vespaio di polemiche. E nella città che vive una recrudescenza dell'estremismo neonazista, in cui qualche giorno fa la polizia ha stanato una cellula terroristica bruna, in cui le manifestazioni islamofobe di Pegida avvelenano tutti i lunedì, in cui l'Afd ha conquistato un elettore su quattro e persino scrittori straordinari come Uwe Tellkamp diffondono ansia sui migranti e denunciano una presunta quarantena per chi la pensa "diversamente", la Chiesa ha fatto sapere subito da che parte sta.
Peraltro, non l'ha fatto in luogo qualsiasi. Fino al 1989, la Frauenkirche di Dresda era un cumulo di macerie, lasciate lì per alimentare il mito della "Firenze sull'Elba" devastata dai bombardamenti nella "notte di fuoco" tra il 13 e il 14 febbraio del 1945, quando la città fu rasa al suolo dai caccia anglo-americani. Una ferita su cui nella Ddr si è continuato a spargere sale nell'ottica antiamericana della Guerra fredda, facendo finta di non vedere che quelle "notti di fuoco" rafforzavano anche il fanatismo neonazista.
A pochi metri dalla Frauenkirche c'è la gigantesca piazza affacciata sull'Elba della Semperoper: è lì che le teste rasate si radunavano ogni anno per ricordare quello che chiamavano oscenamente l'"Olocausto delle bombe". Se nessuno reagiva, è perché nella Germania comunista i neonazisti, ufficialmente, non esistevano. E negli anni la conta dei morti della "notte di fuoco" si è gonfiata, dai 25mila acclarati, a 100mila, 200mila, persino 450mila. Anche il capolavoro di Kurt Vonnegut, Mattatoio numero 5, ha sempre rinfocolato il vittimismo dei dresdeniani sul 13 febbraio.
"È vero, l'estrema destra si nutre a Dresda del 'mito delle vittime' ragiona Marian Wendt. Il parlamentare della Cdu è stato eletto in Sassonia, ma per lui "il voto del Consiglio comunale rischia solo di polarizzare ancora di più i cittadini. Non bisogna demonizzare chi vota a destra: bisogna capire perché lo fa", ci spiega al telefono. I cristianodemocratici si sono opposti al testo promosso dall'esponente del partito satirico Die Partei. Il consigliere che si è scagliato contro quella che definisce "una provocazione dannosa per la nostra immagine", si chiama Jan Donhauser. A noi ha spiegato che quel voto "mette in pericolo la candidatura di Dresda a Capitale della cultura 2025".
L'italiano Gianaurelio Cuniberti insegna da anni Nanotecnologie all'Università di Dresda: secondo lui l'estremismo di destra "non si percepisce nella nostra "torre d'avorio" accademica. Ma è chiaro che se l'immagine della città continua a essere alimentata dall'estremismo, rischiamo di perdere l'importante apporto degli studenti stranieri".
Nella piazza della Semperoper, quella dei raduni neonazisti, cinque anni fa hanno anche cominciato a riunirsi i manifestanti xenofobi di Pegida, molto prima dell'emergenza profughi del 2015. Come segno di dissenso, il celebre teatro dell'opera che ospitò la prima del Tannhaeuser di Richard Wagner, iniziò ad appendere striscioni che invitavano all'accoglienza e alla pace. In questa tranquilla e umida domenica, si scorge solo una comitiva di turisti che cammina dietro una guida gesticolante. Un signore con gli occhiali attraversa la piazza con la moglie e un gruppo di amici.
"È vero - ammette Steffen Schmidt - l'estremismo in crescita. Ma non c'è alcuna emergenza. Sa, i dresdeniani sono orgogliosi. E a 30 anni dalla caduta del Muro, il fatto di avere ancora stipendi più bassi che in Germania Ovest è umiliante. Lo stipendio di mia moglie, che lavora in uno studio di commercialisti, lo definisco 'risarcimento', non stipendio. C'è la sensazione di essere emarginati, rispetto al resto del Paese".
Nel tardo pomeriggio, riusciamo anche a raggiungere Max Aschenbach, l'eroe del momento. Il leader di Die Partei che ha scritto, insieme alla collega della Spd Dana Frohwieser, la risoluzione che ha fatto il giro del mondo. "I neonazisti ormai infestano alcuni quartieri alla luce del sole, aumenta la frequenza degli atti di vandalismo, le croci uncinate disegnate sui muri, le aggressioni", ci racconta. "Ma principalmente volevo mettere a nudo l'ipocrisia della Cdu, che continua a sdrammatizzare su un fenomeno che si sta mangiando le nostre coscienze, che sta spingendo le linee rosse sempre più in là. È ora di dire basta".
Qui, nelle regioni dell'ex Germania Est, i fedeli sono abituati ai pastori che non tacciono mai: il loro pulpito fu il proscenio rivoluzionario della caduta del Muro. La pastora Behnke non fa eccezione. La risoluzione con cui il Consiglio cittadino di Dresda ha dichiarato nei giorni scorsi l'"emergenza nazista", ha suscitato un vespaio di polemiche. E nella città che vive una recrudescenza dell'estremismo neonazista, in cui qualche giorno fa la polizia ha stanato una cellula terroristica bruna, in cui le manifestazioni islamofobe di Pegida avvelenano tutti i lunedì, in cui l'Afd ha conquistato un elettore su quattro e persino scrittori straordinari come Uwe Tellkamp diffondono ansia sui migranti e denunciano una presunta quarantena per chi la pensa "diversamente", la Chiesa ha fatto sapere subito da che parte sta.
Peraltro, non l'ha fatto in luogo qualsiasi. Fino al 1989, la Frauenkirche di Dresda era un cumulo di macerie, lasciate lì per alimentare il mito della "Firenze sull'Elba" devastata dai bombardamenti nella "notte di fuoco" tra il 13 e il 14 febbraio del 1945, quando la città fu rasa al suolo dai caccia anglo-americani. Una ferita su cui nella Ddr si è continuato a spargere sale nell'ottica antiamericana della Guerra fredda, facendo finta di non vedere che quelle "notti di fuoco" rafforzavano anche il fanatismo neonazista.
A pochi metri dalla Frauenkirche c'è la gigantesca piazza affacciata sull'Elba della Semperoper: è lì che le teste rasate si radunavano ogni anno per ricordare quello che chiamavano oscenamente l'"Olocausto delle bombe". Se nessuno reagiva, è perché nella Germania comunista i neonazisti, ufficialmente, non esistevano. E negli anni la conta dei morti della "notte di fuoco" si è gonfiata, dai 25mila acclarati, a 100mila, 200mila, persino 450mila. Anche il capolavoro di Kurt Vonnegut, Mattatoio numero 5, ha sempre rinfocolato il vittimismo dei dresdeniani sul 13 febbraio.
"È vero, l'estrema destra si nutre a Dresda del 'mito delle vittime' ragiona Marian Wendt. Il parlamentare della Cdu è stato eletto in Sassonia, ma per lui "il voto del Consiglio comunale rischia solo di polarizzare ancora di più i cittadini. Non bisogna demonizzare chi vota a destra: bisogna capire perché lo fa", ci spiega al telefono. I cristianodemocratici si sono opposti al testo promosso dall'esponente del partito satirico Die Partei. Il consigliere che si è scagliato contro quella che definisce "una provocazione dannosa per la nostra immagine", si chiama Jan Donhauser. A noi ha spiegato che quel voto "mette in pericolo la candidatura di Dresda a Capitale della cultura 2025".
L'italiano Gianaurelio Cuniberti insegna da anni Nanotecnologie all'Università di Dresda: secondo lui l'estremismo di destra "non si percepisce nella nostra "torre d'avorio" accademica. Ma è chiaro che se l'immagine della città continua a essere alimentata dall'estremismo, rischiamo di perdere l'importante apporto degli studenti stranieri".
Nella piazza della Semperoper, quella dei raduni neonazisti, cinque anni fa hanno anche cominciato a riunirsi i manifestanti xenofobi di Pegida, molto prima dell'emergenza profughi del 2015. Come segno di dissenso, il celebre teatro dell'opera che ospitò la prima del Tannhaeuser di Richard Wagner, iniziò ad appendere striscioni che invitavano all'accoglienza e alla pace. In questa tranquilla e umida domenica, si scorge solo una comitiva di turisti che cammina dietro una guida gesticolante. Un signore con gli occhiali attraversa la piazza con la moglie e un gruppo di amici.
"È vero - ammette Steffen Schmidt - l'estremismo in crescita. Ma non c'è alcuna emergenza. Sa, i dresdeniani sono orgogliosi. E a 30 anni dalla caduta del Muro, il fatto di avere ancora stipendi più bassi che in Germania Ovest è umiliante. Lo stipendio di mia moglie, che lavora in uno studio di commercialisti, lo definisco 'risarcimento', non stipendio. C'è la sensazione di essere emarginati, rispetto al resto del Paese".
Nel tardo pomeriggio, riusciamo anche a raggiungere Max Aschenbach, l'eroe del momento. Il leader di Die Partei che ha scritto, insieme alla collega della Spd Dana Frohwieser, la risoluzione che ha fatto il giro del mondo. "I neonazisti ormai infestano alcuni quartieri alla luce del sole, aumenta la frequenza degli atti di vandalismo, le croci uncinate disegnate sui muri, le aggressioni", ci racconta. "Ma principalmente volevo mettere a nudo l'ipocrisia della Cdu, che continua a sdrammatizzare su un fenomeno che si sta mangiando le nostre coscienze, che sta spingendo le linee rosse sempre più in là. È ora di dire basta".