1989-2019. Schäuble: “Il Muro di Berlino era paura e guerra. Quando cadde fu il giorno più felice”
Tonia Mastrobuoni
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dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONI
Oggi è presidente del Bundestag. Il 9 novembre del 1989 era il ministro dell’Interno dei tedeschi. “Avevo paura e pensai solo: speriamo vada tutto bene. Per la mia generazione fu un miracolo”
Aggiornato 7 minuti di lettura
"E' stato il momento più felice della storia della Germania". Wolfgang Schäuble era ministro dell'Interno, quando cadde il Muro. E nella notte del 9 novembre si stava occupando dell'emergenza dei tedeschi dell'Est che stavano scappando, già da mesi, a Ovest. Di quei momenti che hanno cambiato la storia del mondo, il presidente del Bundestag ricorda in quest'esclusiva intervista con Repubblica i pericoli che venivano da Mosca e Washington, e i dubbi di Mitterrand, ma anche l'illuminato pragmatismo di Helmut Kohl che fu la chiave del successo della Riunificazione. Anche se senza la caduta del Muro, secondo il suo ex delfino, Kohl "non avrebbe vinto le elezioni del 1990". Ma il politico Cdu ricorda anche il desiderio insopprimibile dei tedeschi dell'Est di aderire alla Germania Ovest, di avere in tasca il marco occidentale e di superare velocemente il comunismo. Perciò è sbagliato, secondo Schäuble, par…
"E' stato il momento più felice della storia della Germania". Wolfgang Schäuble era ministro dell'Interno, quando cadde il Muro. E nella notte del 9 novembre si stava occupando dell'emergenza dei tedeschi dell'Est che stavano scappando, già da mesi, a Ovest. Di quei momenti che hanno cambiato la storia del mondo, il presidente del Bundestag ricorda in quest'esclusiva intervista con Repubblica i pericoli che venivano da Mosca e Washington, e i dubbi di Mitterrand, ma anche l'illuminato pragmatismo di Helmut Kohl che fu la chiave del successo della Riunificazione. Anche se senza la caduta del Muro, secondo il suo ex delfino, Kohl "non avrebbe vinto le elezioni del 1990". Ma il politico Cdu ricorda anche il desiderio insopprimibile dei tedeschi dell'Est di aderire alla Germania Ovest, di avere in tasca il marco occidentale e di superare velocemente il comunismo. Perciò è sbagliato, secondo Schäuble, parlare di "annessione". Quanto alla sua nomea di padre dell'austerità, l'ex ministro delle Finanze smentisce: "ho fatto politiche keynesiane", sostiene, e il pareggio di bilancio "non va considerato un feticcio". Infine, dopo l'attentato neonazista di Halle, Schäuble sottolinea che la Germania ha fatto i conti con la storia come nessun altro e ha l'obbligo assoluto di proteggere gli ebrei, perché "nessun altro Paese ha sterminato degli esseri umani così sistematicamente, con metodi da fabbrica". Foto Dario J Lagana/ www.norte.it
Presidente, dov'era il 9 novembre 1989?
"Ero ministro dell'Interno, ero a una riunione per decidere come trovare una sistemazione ai tanti tedeschi dell'Est che stavano già scappando a Ovest. All'improvviso il portavoce di Helmut Kohl, Eduard Ackermann, irruppe nella riunione e annunciò: 'Ci sono notizie che stasera la Ddr aprirà il Muro'. Noi non ci potevamo credere. Il capo della cancelleria, Rudolf Seiters, andò al Bundestag e fece una dichiarazione. Alcuni parlamentari reagirono intonando spontaneamente l'inno nazionale".
Cosa ha provato quando il Muro è caduto poi davvero?
"Una gioia incredibile. Ma ero anche angosciato. Pensai: 'speriamo vada tutto bene'. La mia generazione era cresciuta con la certezza che una modifica del Muro che separava Est e Ovest non fosse possibile, che avrebbe scatenato una guerra. E invece accadde il miracolo".
Secondo lei è stato il momento più felice della storia tedesca?
"Sì, assolutamente. Quello è stato il momento più felice della storia tedesca".
Un mese dopo lei rivelò al Bundestag che 344.000 tedeschi dell'Est erano già scappati a Ovest dall'inizio dell'anno. Alla luce di ciò: Helmut Kohl fu un visionario, nella sua accelerazione verso la Riunificazione, o fu pragmatico, spinto da un popolo che stava già 'votando con i piedi', scappando in occidente?
"Con la caduta del Muro la Ddr era finita. Ed era chiaro che la maggioranza delle persone non volessero più vivere nel comunismo. E non volevano più due Stati: questo era il desiderio di una minoranza, di alcuni movimenti dell'opposizione, di una parte della Spd. Ma il risultato delle elezioni del 18 marzo del 1990 nella Ddr fu eloquente"
La Cdu stravinse quelle elezioni; i movimenti dell'opposizione che sognavano la 'terza via' tra comunismo e capitalismo andarono male.
"Oggi c'è ancora chi critica che il marco dell'Ovest sia stato introdotto troppo velocemente. Ma fu una decisione inevitabile: il popolo gridava 'se il marco non verrà da noi, saremo noi ad andare dal marco'. Se avessimo aspettato ancora un anno, la stragrande maggioranza della popolazione della Ddr si sarebbe trasferita a Ovest. L'introduzione di una valuta competitiva mise a nudo la scarsa competitività economica della Ddr. Ma in questi 30 anni abbiamo cercato, con un grande sforzo ma con successo, di allineare gli stipendi e le pensioni dell'Est e dell'Ovest".
In cosa è consistita l'impresa storica di Kohl, secondo lei?
"Con il sì al doppio binario della Nato, Kohl si era conquistato un'enorme fiducia in Europa e nell'Alleanza atlantica. Insieme alla cautela con cui procedette dopo la caduta del Muro, fu il motivo per cui la Germania unificata non fece più paura".
In primavera, però, François Mitterrand aveva ancora dichiarato che "due cose potrebbero scatenare una guerra in Europa: se la Germania si procurasse una bomba atomica o se un movimento popolare spingesse per la Riunificazione tedesca"....
"Infatti era quello il motivo della mia preoccupazione. Erano gli europei a nutrire le paure maggiori: Margaret Thatcher e François Mitterrand. Ma il presidente francese accettò velocemente la Riunificazione".
Anche perché in cambio del 'sì' alla Riunificazione, Kohl gli promise un'accelerazione sul mercato unico europeo e l'euro.
"Non è così semplice. Mitterrand aveva molti dubbi. Intorno a Natale del 1989 i due si incontrarono sulla costa atlantica. Lì Kohl promise a Mitterrand che la Germania unificata sarebbe sempre rimasta fortemente ancorata al processo di integrazione europea. Certo, ciò avrà accelerato il processo dell'unione politica e monetaria. Ma non fu un semplice Do ut des".
Il 28 novembre Kohl presenta il suo celebre Piano in 10 punti. Per molti è uno shock: il cancelliere annuncia in sostanza una Germania unificata.
"Già allora pensai, e ne parlai con Kohl, che il processo sarebbe stato più veloce. Lui non lo escluse. Però aggiunse: 'Non posso essere io a spingere'. A Washington quel piano fu presentato proprio col titolo 'Kohl vuole la Riunificazione'. E quando chiesero a George Bush come intendesse reagire, lui disse 'ok, rispondiamo semplicemente che ci fidiamo di Kohl'. E' così che si realizza la Storia! E poi c'è quell'aneddoto da Mosca, nella notte del 9 novembre".
Quale?
"Quando andò in onda la conferenza stampa di Schabowski, era molto tardi, a Mosca. Il rappresentante sovietico a Berlino Est si informò chi fosse di turno al Cremlino. Quando gli dissero che era di turno un falco, decise di informare il Cremlino soltanto il giorno dopo. Molto più noto è che il 10 novembre Kohl ricevette una telefonata da Gorbaciov, che temeva che i soldati di stanza nella Ddr potessero essere attaccati. Kohl, che non poteva parlare perché stava per intervenire dal municipio di Berlino Ovest, disse al suo consigliere Horst Teltschik: 'Gli dica che gli do la mia parola che ciò non accadrà'. Gorbaciov si fidò".
Prima della caduta del Muro, Kohl aveva sventato un tentativo di putsch nel suo partito. Quanto è stato importante l'89 per la sua carriera interna?
"Nel 1992, quando divenne cancelliere, Kohl impose il doppio binario della Nato, una decisione di importanza storica. E la Germania, che allora era il 'malato d'Europa', riconquistò la fiducia in sé, durante il suo cancellierato. Tra il 1982 e il 1986 Kohl fu un cancelliere di grande successo. Ma senza la caduta del Muro non avrebbe vinto le elezioni federali del 1990. Il suo cancellierato si può dividere in due, otto anni nella vecchia Repubblica federale, otto anni nella Germania unificata".
Ed è stato un cancelliere coraggioso.
"Ha sempre mantenuto il giusto equilibrio tra coraggio e avventatezza".
Qualcuno sostiene che non fu Riunificazione ma annessione: concorda?
"Se i cittadini della Ddr avessero voluto rimanere divisi, lo avremmo accettato. Hanno deciso autonomamente la Riunificazione, la Volkskammer, il parlamento liberamente eletto nel 1990, l'ha votata".
Quanto è stato difficile per Kohl convincere i tedeschi a rinunciare al marco?
"Il marco era un simbolo di stabilità e affidabilità. Convincere i tedeschi a rinunciare al marco per adottare una moneta unica europea non è stato facile. Le resistenze erano forti".
E adesso?
"Adesso i tedeschi hanno capito i vantaggi derivanti dall'euro, soprattutto i giovani non riescono più a immaginarsi di viaggiare in Europa con valute diverse in tasca. C'è solo la preoccupazione che la Germania finanzi altri Stati senza motivi validi. In Europa dobbiamo imparare tutti di più a risolvere i nostri problemi da soli. Ma questa è stata la battaglia di un ex ministro delle Finanze, per la gioia di altri colleghi..."
Già, lei in Europa è ancora il simbolo dell'austerità.
"Io mi sono battuto perché i partner europei adottassero le misure più adatte ad aumentare la competitività dei loro Paesi. Non è possibile lanciare accuse agli altri e chiedere la solidarietà senza rendersi conto delle proprie responsabilità. Al mio collega greco consigliai di trasferire le competenze per un periodo a Bruxelles, se non era in grado di prendere le giuste decisioni politiche".
Ma non pensa che la Grecia avrebbe avuto bisogno di molto più tempo per abbattere il suo disavanzo? In questo modo è stata economicamente devastata.
"Bisognava agire e in fretta. Inoltre, con tutto il rispetto: l'Italia ha avuto molto tempo: ha fatto le riforme necessarie? E' una questione di coraggio politico, non di tempo. E' stato anche il mio rimprovero principale a Mario Draghi, che per il resto ho stimato molto. Gli ho detto 'con la tua politica monetaria induci i governi che dovrebbero prendere determinate decisioni, a non prenderle. Questo è 'azzardo morale'".
Sì, ma l'euro è una valuta debole, se paragonata con la forza economica della Germania, e ciò spinge molto l'export. Ed è debole perché è 'diluita' con Paesi meno forti. Perché i politici spiegano così raramente ai tedeschi quanto approfittino dell'euro?
"E' vero, noi approfittiamo dell'euro. Anche i tedeschi lo hanno capito, nel frattempo. Ma la domanda è: vogliamo indebolire la Germania o non è meglio se altri Paesi diventano più competitivi? Abbiamo bisogno di un'Europa forte. Perciò dobbiamo fare le riforme. Il presidente francese Emmanuel Macron lo fa con grande coraggio e successo. Spero che anche l'Italia ci riesca".
Pensa che la Germania dovrebbe rinunciare allo 'zero deficit', al pareggio di bilancio?
"Nel 2010, quando scrissi la prima finanziaria da ministro delle Finanze, la crisi ci aveva imposto un disavanzo che valeva un quarto del bilancio, 86 miliardi su 300. Quando l'economia cominciò a riprendersi, dissi che bisognava ridurre il deficit. Che è poi il nocciolo della filosofia keynesiana. Insomma, ho fatto una politica keynesiana. E ho puntato allo 'zero deficit' soltanto quando ho capito che sarebbe stato realistico, cioè nel 2014. Ma non è un feticcio o un sacrario; è qualcosa che sostengono solo i giornalisti e i critici. Tuttavia, una politica dei conti pubblici responsabile è d'obbligo".
Ma in questa fase di crollo dell'economia, il governo non dovrebbe rinunciare allo 'zero nero', al pareggio di bilancio?
"Il problema è che tanti fondi previsti dal bilancio non vengono mai usati. Siamo farraginosi. Pensa che l'aeroporto di Berlino non si riesca a finire perché mancano i soldi? Oppure: perché molti fondi strutturali europei ci mettono anni ad essere usati. Il problema non è la mancanza di soldi, è l'incapacità di usarli".
Perché c'è tanto malumore nelle vecchie regioni della Germania est, dove un quarto o un quinto degli elettori vota per l'ultradestra Afd?
"Non penso sia un problema specifico dei Land dell'Est, è qualcosa che si osserva ovunque in Occidente. Quanto è forte il populismo in Italia? Nel Regno Unito, in Scandinavia, negli Usa o in Francia? L'aumento del benessere non produce necessariamente un aumento del grado di soddisfazione. Barack Obama lo ha spiegato benissimo, quando ha detto che il più grande pericolo per la democrazia è che la diamo per scontata. E nei Paesi dell'Est Europa c'è la diffusa sensazione di non essere presi abbastanza sul serio, nel resto dell'Ue".
Ah davvero? Pensi che li prendono talmente sul serio che si accetta che non prendano neanche un profugo, nonostante gli accordi europei del 2015. E l'Italia deve negoziare mesi e mesi per uno 0,2% di disavanzo in più, a Bruxelles.
"Certo, questo non va bene. Ma bisogna anche capire che società che non erano abituate a vivere con cittadini di altri continenti abbiano bisogno di più tempo. L'Italia è un Paese fondatore dell'Europa. Se paragoniamo la reazione dell'Italia con quella della Polonia o della Repubblica ceca non è giusto: hanno aderito alla Ue 45 anni dopo, sconfiggendo dittature comuniste. Cerchiamo di essere un po' meno egoisti, a Ovest".
Lo storico Michael Stuermer ci ha detto che l'allargamento a Est della Ue e della Nato sono stati troppo frettolosi.
"Sulla Nato sono d'accordo. Non abbiamo gestito bene l'allargamento a Est. Ma ciò non ci esime dal condannare Vladimir Putin per aver occupato militarmente la Crimea. Nel XXI secolo non possono esistere motivi per cambiare le frontiere con mezzi militari. Non è accettabile".
A Halle un neonazista tedesco ha attaccato la sinagoga e ha ucciso. Com'è possibile, dopo che la Germania ha fatto i conti con il nazismo come nessun altro?
"Noi abbiamo fatto i conti col nazismo in modo così accurato per il semplice motivo che nessun altro Paese ha sterminato degli esseri umani così sistematicamente, con metodi da fabbrica. Uno dei presupposti della nostra democrazia liberale è stata la promessa 'mai più'. Perciò siamo così scioccati per i fatti di Halle. Se i cittadini ebrei si sentono insicuri in Germania, per noi è una vergogna. Dobbiamo prenderlo molto sul serio. E' una fortuna per il nostro Paese che ci siano di nuovo gli ebrei. Non possiamo metterlo a rischio".