Elezioni spagnole, Alicia Giménez Bartlett: "È finita l’era del bipartitismo, ora è difficile trovare un compromesso"
Alessandro Oppes
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dal nostro inviato ALESSANDRO OPPES
La scrittrice ha ambientato a Barcellona i suoi romanzi di successo. Della Catalogna dice: “Non credo abbia diritto all'autodeterminazione”. Lo stallo politico? “La nascita di nuove forme politiche ha complicato lo scenario. Ma ho ancora fiducia che si arrivi a un patto”
Aggiornato alle 2 minuti di lettura
BARCELLONA - "Questo Paese è uscito da una lunga stagione di bipartitismo facile da gestire e, quando sono apparsi sulla scena nuovi attori politici, si è vista l'incapacità di avvicinare posizioni, di coordinare politiche diverse". Alicia Giménez Bartlett ha osservato a distanza, nella sua casa di campagna a 200 chilometri da Barcellona, il cammino dei partiti verso il voto anticipato, coinciso con uno dei momenti di più grave crisi che la Catalogna ricordi. "Ho vissuto con orrore quelle giornate di violenza, non potevo credere che accadesse a Barcellona", dice la scrittrice che in questa città ha ambientato i suoi romanzi di maggior successo, protagonista l'ispettrice di polizia Petra Delicado.
Per anni la Spagna è stata considerata come un modello di sviluppo, di riforme sociali, di modernità. Ora la si comincia a percepire come un problema. Come è stato possibile?
"Dopo l'uscita da…
BARCELLONA - "Questo Paese è uscito da una lunga stagione di bipartitismo facile da gestire e, quando sono apparsi sulla scena nuovi attori politici, si è vista l'incapacità di avvicinare posizioni, di coordinare politiche diverse". Alicia Giménez Bartlett ha osservato a distanza, nella sua casa di campagna a 200 chilometri da Barcellona, il cammino dei partiti verso il voto anticipato, coinciso con uno dei momenti di più grave crisi che la Catalogna ricordi. "Ho vissuto con orrore quelle giornate di violenza, non potevo credere che accadesse a Barcellona", dice la scrittrice che in questa città ha ambientato i suoi romanzi di maggior successo, protagonista l'ispettrice di polizia Petra Delicado.
Per anni la Spagna è stata considerata come un modello di sviluppo, di riforme sociali, di modernità. Ora la si comincia a percepire come un problema. Come è stato possibile?
"Dopo l'uscita dal franchismo, ci sono stati molti anni in cui si è andata cimentando la democrazia. Ora cominciano a sorgere i problemi di una democrazia consolidata, non molto diversi da quelli di altri Paesi".
Ma si può dire che il problema territoriale, con le tensioni tra Madrid e Barcellona, prevalga sugli altri?
"La questione catalana non è nuova, però ora si manifestata con virulenza. Se fosse evitabile o no, non saprei dirlo. Ma non credo che la Catalogna abbia diritto all'autodeterminazione".
Chi pensa che abbia commesso gli errori più gravi in questa crisi?
"Alla base del problema c'è un'incomprensione di che cos'è la Catalogna. Però si era arrivati a un punto di sufficiente equilibrio con l'autonomia. Credo che, anziché chiedere l'indipendenza, bisognerebbe puntare ad accordi concreti". Alicia Giménez Bartlett (Autore: Magazelka - Wikipedia Cc 3.0) Si mette in discussione anche la figura del re Felipe VI: abbiamo visto foto del sovrano bruciate. E' solo un problema catalano, o può diventare il prossimo elemento di crisi nazionale?
"Non lo credo. Nel resto della Spagna, a eccezione del Paese Basco, non c'è un sentimento di ostilità verso il re. Si suppone che sia un'istituzione anacronistica. Ma in Spagna la monarchia ha funzioni molto limitate: forse anche per questo non genera una particolare ostilità".
La Spagna torna al voto perché i partiti non sono stati capaci di mettersi d'accordo. Si dice che qui manchi la cultura del patto: a che cosa si deve questa anomalia spagnola?
"Con il bipartitismo c'erano una sinistra e una destra, entrambe moderate, che si alternavano al potere. All'improvviso sono nate nuove formazioni politiche e non si sono sapute coordinare le differenze di orientamento tra i partiti. Però ho ancora fiducia che si possa arrivare a un patto tra forze diverse. Altrimenti sarebbe terribile".
Crede che ci sia stata imprudenza da parte di Pedro Sánchez nel portare il Paese a nuove elezioni proprio quando si sapeva che stava per esplodere la crisi in Catalogna?
"In apparenza Sánchez è un tipo molto sicuro di sé. Sembra quasi che abbia un asso nella manica e che alla fine estrarrà quella carta meravigliosa e che tutti resteremo stupefatti. Se invece vince la destra, allora potremo concludere che è stato terribilmente imprudente".
Per la prima volta, vediamo un'ultradestra che potrebbe risultare determinante sulla scena politica spagnola. Come spiega questo fenomeno?
"C'è gente che vuole soluzioni facili ai problemi complessi. Non c'è più un'ideologia dietro le scelte degli elettori. E se manca un bagaglio culturale, si diventa più vulnerabili perché le decisioni non sono conseguenza di una seria analisi personale".
Anche l'esumazione dei resti di Franco, che doveva essere il fiore all'occhiello del governo Sánchez, sembra che ora possa paradossalmente dare più forza all'ultradestra.
"Vox approfitta di qualsiasi cosa. E' un partito che rappresenta in modo anche folcloristico una destra spagnola taurina legata a un passato ormai archiviato per la maggior parte della gente. Così si aggrappano ancora a un simbolo di quella epoca come il Valle de los Caídos".