I due candidati di sinistra alla guida della Spd: “La Germania vuole una svolta. L'epoca di Merkel è vicina al tramonto"
Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente TONIA MASTROBUONIColloquio con Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken: "Le cose cambieranno. Chi ha sposato l'agenda neoliberista è destinato al declino"
BERLINO. Il destino di Angela Merkel dipende anche da un duello che rischia di terremotare la Germania. La gara per la leadership della Spd sta entrando nel vivo. A fine novembre, il risultato del secondo turno del referendum tra gli iscritti potrebbe mettere a serio rischio la Grande coalizione. Soprattutto se gli sconfitti del ballottaggio saranno il vicecancelliere Olaf Scholz e Klara Geywitz.
Se la corsa sarà vinta dalla coppia rivale, Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken, "le cose cambieranno", promettono in quest'intervista con Repubblica, il Guardian ed El Pais. I due, che al primo turno avevano già tallonato da vicino la coppia "governativa", hanno buone possibilità di spuntarla. Un'ulteriore spada di Damocle su Merkel e il suo esangue esecutivo.
Quando incontriamo Esken e Walter-Borjans al Bundestag, sprizzano buon umore. E promettono una svolta a sinistra. Giacca rossa e inflessione sveva, Esken spiega che "se osservia…
Se la corsa sarà vinta dalla coppia rivale, Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken, "le cose cambieranno", promettono in quest'intervista con Repubblica, il Guardian ed El Pais. I due, che al primo turno avevano già tallonato da vicino la coppia "governativa", hanno buone possibilità di spuntarla. Un'ulteriore spada di Damocle su Merkel e il suo esangue esecutivo.
Quando incontriamo Esken e Walter-Borjans al Bundestag, sprizzano buon umore. E promettono una svolta a sinistra. Giacca rossa e inflessione sveva, Esken spiega che "se osservia…
BERLINO. Il destino di Angela Merkel dipende anche da un duello che rischia di terremotare la Germania. La gara per la leadership della Spd sta entrando nel vivo. A fine novembre, il risultato del secondo turno del referendum tra gli iscritti potrebbe mettere a serio rischio la Grande coalizione. Soprattutto se gli sconfitti del ballottaggio saranno il vicecancelliere Olaf Scholz e Klara Geywitz.
Se la corsa sarà vinta dalla coppia rivale, Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken, "le cose cambieranno", promettono in quest'intervista con Repubblica, il Guardian ed El Pais. I due, che al primo turno avevano già tallonato da vicino la coppia "governativa", hanno buone possibilità di spuntarla. Un'ulteriore spada di Damocle su Merkel e il suo esangue esecutivo.
Quando incontriamo Esken e Walter-Borjans al Bundestag, sprizzano buon umore. E promettono una svolta a sinistra. Giacca rossa e inflessione sveva, Esken spiega che "se osserviamo altri Paesi, ad esempio il Portogallo, l'orientamento è chiaro. Spostandoci a sinistra, abbiamo buone possibilità di riconquistare i cuori delle persone. Il rischio del tramonto, invece, è per i socialisti che hanno abbracciato l'agenda neoliberista. Inoltre il nazionalismo di altri Paesi ha risvegliato in molti la nostalgia di una società più coesa. Per citare Willy Brandt, si tratta di ricostituire "un popolo di buoni vicini"".
Accanto a lei, Walter-Borjans annuisce: "Secondo una recente indagine, il 35% dei tedeschi condivide i valori socialdemocratici: tolleranza, giustizia, solidarietà. Ma siccome ormai solo il 13% dei tedeschi voterebbe Spd secondo i sondaggi, vuol dire che troppi pensano che non rappresentiamo più questi valori". L'ex ministro delle Finanze del Nordreno-Westfalia si mostra fiducioso di poter battere Scholz: "Ha vinto il primo turno per un pelo: la base del partito sembra segnalare di non voler continuare con la Grande coalizione come se niente fosse".
La loro vittoria significherà insomma la fine del governo Merkel? Walter-Borjans fa una pausa. Poi puntualizza. "La sopravvivenza della Grande coalizione dipenderà dai contenuti. Ne parleremo al congresso di inizio dicembre".
Per il duo, le priorità sono la redistribuzione della ricchezza, i cambiamenti climatici e il pareggio di bilancio. "Dobbiamo cambiare la costituzione", sostiene, "ampliare quello 0,35% di disavanzo consentito dal freno al debito. Se diamo in eredità ai nostri figli infrastrutture allo sfascio, scuole che cadono a pezzi, è un debito anche quello".
La logica conseguenza delle loro promesse è anche che se conquistassero la leadership della Spd, romperebbero un tabù che dura dalla caduta del Muro: quello dell'alleanza con la Linke. "Vediamo che in regioni in cui la Linke è al governo", puntualizza Saskia Esken, "non è avvenuta la fine del mondo. Io penso che i tempi siano maturi perché anche al livello federale si lavori in vista delle elezioni del 2021 a una coalizione con la Linke e i Verdi".
Negli anni della Grande crisi la Spd si è nascosta spesso dietro Merkel e Wolfgang Schaeuble, quando la Germania puntava il dito contro il Sudeuropa. Anche su questo, Walter-Borjans è netto: "La Spd si è fatta trascinare passivamente nella polemica sulla Grecia o sull'Italia, senza contrastare il cliché della Germania "eterno creditore".
Non abbiamo spiegato quasi mai ai tedeschi che le economie più deboli diluiscono la forza dell'euro, rafforzando nostre le esportazioni. E ciò irrobustisce l'economia, crea posti di lavoro, aumenta gli introiti fiscali. Tutto ciò dovrebbe rendere noi tedeschi più responsabili e più solidali".
Se la corsa sarà vinta dalla coppia rivale, Norbert Walter-Borjans e Saskia Esken, "le cose cambieranno", promettono in quest'intervista con Repubblica, il Guardian ed El Pais. I due, che al primo turno avevano già tallonato da vicino la coppia "governativa", hanno buone possibilità di spuntarla. Un'ulteriore spada di Damocle su Merkel e il suo esangue esecutivo.
Quando incontriamo Esken e Walter-Borjans al Bundestag, sprizzano buon umore. E promettono una svolta a sinistra. Giacca rossa e inflessione sveva, Esken spiega che "se osserviamo altri Paesi, ad esempio il Portogallo, l'orientamento è chiaro. Spostandoci a sinistra, abbiamo buone possibilità di riconquistare i cuori delle persone. Il rischio del tramonto, invece, è per i socialisti che hanno abbracciato l'agenda neoliberista. Inoltre il nazionalismo di altri Paesi ha risvegliato in molti la nostalgia di una società più coesa. Per citare Willy Brandt, si tratta di ricostituire "un popolo di buoni vicini"".
Accanto a lei, Walter-Borjans annuisce: "Secondo una recente indagine, il 35% dei tedeschi condivide i valori socialdemocratici: tolleranza, giustizia, solidarietà. Ma siccome ormai solo il 13% dei tedeschi voterebbe Spd secondo i sondaggi, vuol dire che troppi pensano che non rappresentiamo più questi valori". L'ex ministro delle Finanze del Nordreno-Westfalia si mostra fiducioso di poter battere Scholz: "Ha vinto il primo turno per un pelo: la base del partito sembra segnalare di non voler continuare con la Grande coalizione come se niente fosse".
La loro vittoria significherà insomma la fine del governo Merkel? Walter-Borjans fa una pausa. Poi puntualizza. "La sopravvivenza della Grande coalizione dipenderà dai contenuti. Ne parleremo al congresso di inizio dicembre".
Per il duo, le priorità sono la redistribuzione della ricchezza, i cambiamenti climatici e il pareggio di bilancio. "Dobbiamo cambiare la costituzione", sostiene, "ampliare quello 0,35% di disavanzo consentito dal freno al debito. Se diamo in eredità ai nostri figli infrastrutture allo sfascio, scuole che cadono a pezzi, è un debito anche quello".
La logica conseguenza delle loro promesse è anche che se conquistassero la leadership della Spd, romperebbero un tabù che dura dalla caduta del Muro: quello dell'alleanza con la Linke. "Vediamo che in regioni in cui la Linke è al governo", puntualizza Saskia Esken, "non è avvenuta la fine del mondo. Io penso che i tempi siano maturi perché anche al livello federale si lavori in vista delle elezioni del 2021 a una coalizione con la Linke e i Verdi".
Negli anni della Grande crisi la Spd si è nascosta spesso dietro Merkel e Wolfgang Schaeuble, quando la Germania puntava il dito contro il Sudeuropa. Anche su questo, Walter-Borjans è netto: "La Spd si è fatta trascinare passivamente nella polemica sulla Grecia o sull'Italia, senza contrastare il cliché della Germania "eterno creditore".
Non abbiamo spiegato quasi mai ai tedeschi che le economie più deboli diluiscono la forza dell'euro, rafforzando nostre le esportazioni. E ciò irrobustisce l'economia, crea posti di lavoro, aumenta gli introiti fiscali. Tutto ciò dovrebbe rendere noi tedeschi più responsabili e più solidali".